Montezemolo: «Fiat pronta al dialogo»

29/01/2010

Il presidente: da noi massima disponibilità. Il Tesoro: arrivano i nuovi incentivi

MILANO— «Incavolati». Ed è «un termine gentile», avverte il leader Fiom Gianni Rinaldini, per «definire lo spirito con cui andremo all’incontro su Termini». Cioè al tavolo che si apre oggi, padrone di casa Claudio Scajola, sul futuro dello stabilimento. Il clima, sul fronte sindacale, resta inevitabilmente questo: infuocato, perché la vertenza siciliana si intreccia con le proteste dei precari a Pomigliano e, soprattutto, con la cassa integrazione «totale» decisa dalla Fiat per far fronte al crollo verticale degli ordini post-incentivi. La temperatura però andrà abbassata. Si è arrivati vicinissimi a un pericoloso scontro frontale— anche tra azienda e governo — che tutti dicono di voler evitare. Così è Luca Cordero di Montezemolo, ieri, il primo a provare a «stemperare».
Ribadisce, il presidente del Lingotto, quello che i vertici torinesi avevano ripetuto anche dopo il board di lunedì. Ossia: «È chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il governo. Da parte Fiat, lo abbiamo già detto più volte, c’è la massima disponibilità». I sindacati accusano Torino (che ieri in Borsa ha perso un altro 2,5%) del contrario? Guglielmo Epifani, dopo la Cig, parla di «altra benzina sul fuoco»? Raffaele Bonanni tuona: «Niente incentivi se si tocca il lavoro»? Non alimenta polemiche, Montezemolo. Ricorda solo che «la posizione Fiat è sempre stata chiara, sia sul progetto per l’Italia», con investimenti per 5,4 miliardi, «sia sul ricorso alla "cassa"». Sì, quest’ultima è sembrata un modo per forzare il rinnovo degli ecoincentivi. No, dice lui: «È la diretta conseguenza del crollo degli ordini in gennaio, addirittura peggiore rispetto a un anno fa, quando il mercato toccò il picco più basso».
In questo trova, Montezemolo, l’assist forse non imprevedibile, ma «scomodo» per il sindacato, del sindaco Pd di Torino, Sergio Chiamparino: «Siamo di fronte a una cassa integrazione ordinaria, misura dolorosa ma che non deve essere drammatizzata: viene usata proprio per affrontare cali di domanda congiunturali». E, anche con un accenno alla «grande attenzione mostrata in questi mesi dal governo per tutta la filiera auto», il presidente del Lingotto incassa una rinnovata apertura da Scajola. Ribadisce, il ministro: «Non mi pare fosse utile annunciare la Cig in una difficile fase di trattativa». Ma anche Palazzo Chigi vuole «riannodare i fili del dialogo» (per dirla con Maurizio Sacconi). E così il titolare dello Sviluppo va avanti. Lo fa nel giorno in cui il Tesoro annuncia nell’aggiornamento del Programma di Stabilità che i nuovi incentivi "verdi" arriveranno (« seppur in misura inferiore rispetto allo scorso anno, in ragione dei segnali di miglioramento della situazione economica»). Scajola invece spiega che «il governo riconosce diritto e fondatezza delle argomentazioni Fiat per la riorganizzazione del comparto auto». Rinnova l’invito ad aumentare la produzione in Italia, ricorda a Torino «l’impegno a crescere in maniera robusta», definisce «logica la riorganizzazione degli stabilimenti ferma restando la necessità di non perdere posti di lavoro», conclude così: «Se ci saranno chiusure ci dovrà essere un lavoro comune per mantenere le realtà industriali». Insomma: su Termini il Lingotto è chiamato a mantenere la promessa di collaborare, ma si prende atto che di auto, in Sicilia, dal 2012 non ne farà più. Come aveva ribadito in mattinata Montezemolo: «Le condizioni di svantaggio competitivo dell’impianto e la non economicità industriale rendono impossibile proseguire. D’altra parte, portare a Pomigliano una vettura core business come la Panda è una decisione impegnativa e coraggiosa: dimostra che la Fiat ha a cuore lo sviluppo del Paese». Il sindacato non sarà d’accordo. Ma il tavolo su Termini, oggi, sarà solo una puntata di prova. Con i tecnici, non con i big.
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