Montezemolo e la «deriva leftist»

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

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    EQUIDISTANZE. «CAMBIARLA SAREBBE UN DANNO PER LE IMPRESE»

      Montezemolo e la «deriva leftist»
      Gelo con l’Unione per la Biagi

        Delusioni confindustriali. E oggi a Capri attacco al proporzionale

        TONIA MASTROBUONI

          La Confindustria è preoccupata della «deriva leftist» dell’Unione di Romano Prodi. Il pomo della discordia è la legge Biagi che l’opposizione
          vuole cambiare se andrà al governo. Sarebbe per l’associazione degli imprenditori una vera e propria contro-riforma che va contro gli interessi delle aziende associate, ma anche contro gli interessi del paese che in questi anni ha visto un aumento degli occupati e una forte riduzione del tasso di disoccupazione: con il 7,5% è il più basso dell’intera
          Eurolandia,e nel 1998, prima che il mercato del lavoro venisse sbloccato, ammontava al 12%. Per Luca Cordero di Montezemolo, in particolare, si
          infrange un sogno di mezza estate. Ad agosto, seduto al tavolino di un bar di Porto Cervo, il presidente della Confindustria aveva confidato ad un autorevole quotidiano di nutrire delle simpatie per il partito di Prodi. Ora, raccontano da viale dell’Astronomia, il clima è molto cambiato. Nelle ultime settimane sono iniziate a piovere dichiarazioni del leader
          dell’Unione e di autorevoli esponenti della Margherita (uno per tutti:
          Tiziano Treu) sulla necessità di rivedere la legge Biagi e le politiche del lavoro del centro destra. Il numero uno degli imprenditori si è man mano
          convinto che proprio sulle politiche del lavoro Romano Prodi dovrà fare le concessioni più pesanti a Rifondazione comunista. Ed è particolarmente dispiaciuto che la stessa Margherita non si distingua più nettamente dalle posizioni bertinottiane. Una «deriva leftist», l’ha chiamata, confidandosi con i suoi, che lo ha messo in allarme. «La Margherita si smarca dal resto del centro sinistra sui Pacs e non sulle politiche del lavoro», ha aggiunto con rammarico.

          Un mutamento di umore che si rispecchia anche in una accentuata equidistanza della Confindustria dai due schieramenti politici. E che va al di là della più tradizionale autonomia dell’associazione imprenditoriale dai partiti. Lo smarcamento ha avuto una prima conseguenza pratica nella posizione ufficiale assunta da viale dell’Astronomia sulla finanziaria. Montezemolo ha espresso soddisfazione per l’impostazione della manovra: ha detto che con i margini finanziari strettissimi concessi dai disastrati conti pubblici non si poteva fare di più, ha incassato lo stralcio del taglio dell’Irap senza colpo ferire (tanto l’anno prossimo, è il ragionamento di viale dell’Astronomia, arriverà la sentenza della Corte
          Ue che costringerà il prossimo governo a cancellarlo in ogni caso) e ha elogiato il punto di riduzione del cuneo fiscale. Toni del tutto diversi da quelli molto critici usati un anno fa contro la scorsa finanziaria, quella oltretutto scritta non proprio da un acerrimo nemico di Montezemolo, l’ex ministro Siniscalco. D’altra parte è vero che la riduzione dell’1% del costo del lavoro contenuto nella manovra 2006, sommato all’alleggerimento degli oneri per i premi Inail, contenuti nell’articolo 52 del testo, rappresentano una notevole boccata d’ossigeno per le imprese. Si ipotizza che la riduzione dei premi Inail sarà nell’ordine dello 0,3%. Questo significa che le imprese pagheranno l’1,3% di oneri in meno sul costo del lavoro, complessivamente.

          Secondo uno studio messo a punto dalla stessa Confindustria, lo sgravio fiscale consentirà addirittura a circa 180mila imprese l’anno prossimo di non chiudere e di tornare competitive.Con evidenti ricadute positive anche sui livelli occupazionali.

          Sarà interessante vedere cosa emergerà su questi temi oggi e domani, al convegno dei Giovani Imprenditori che si apre a Capri. Il titolo della ventesima edizione della kermesse dei giovani industriali è «la governance del coraggio per l’Italia che vorremmo ». Uno dei temi principali sarà quello annunciato nei giorni scorsi dal presidente Matteo Colannino. Ovvero, la riforma della legge elettorale. E Colannino ha detto a chiare lettere che la sua associazione è contraria a un ritorno al proporzionale.Anzi, oggi proporrà esplicitamente un passaggio al
          maggioritario completo. Una linea, su questo punto, opposta a quella che prevale nella maggioranza. Il focus sarà dunque sulla politica, ma è prevedibile che si parli anche della finanziaria approvata la settimana
          scorsa dal Consiglio dei ministri e che inizia oggi il suo iter al Senato. Colaninno ha fatto eco agli elogi di Montezemolo, esprimendo soddisfazione per la riduzione del costo del lavoro ed elogiando
          l’introduzione dei bond dei distretti industriali.L’ha definita complessivamente una finanziaria «equilibrata e responsabile».All’appuntamento di oggi gli interventi più attesi saranno dunque quelli di Colannino , quello del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e del ministro alle Attività produttive Scajola. Ma la chicca vera, visto il cambiamento d’umore ai piani alti di Confindustria, diventa, prima della chiusura della giornata, l’intervento del presidente della Margherita,Francesco Rutelli.