Montezemolo, «contrordine» industriali

10/10/2005
    lunedì 10 ottobre 2005

    Montezemolo, «contrordine» industriali

    Su Finanziara e legge elettorale il leader degli imprenditori ora scopre le virtù del governo

    di Roberto Rossi / Roma

      CAPRIOLE- Per capire il nuovo corso di Luca Cordero di Montezemolo nei confronti del governo bisogna tenere a mente due fotogrammi. Primo scatto. 27 novembre 2004. Montezemolo è a Bergamo. Si stanno festeggiando i 140 di Italcementi. Ma non c’è aria di festa. Dal palco del teatro Doninzetti, il presidente degli industriali, con a fianco Savino Pezzotta, spara alzo zero contro la Finanziaria e governo: «Siamo impaludati in tattiche elettorali di breve periodo che non affrontano i pochi e prioritari problemi per il futuro del Paese, e questo è grave». Secondo scatto. 8 ottobre 2005. Siamo a Capri. Montezemolo parla davanti ai giovani confindustriali. Anche questa volta spara alzo zero, ma contro l’attuale legge elettorale che, guarda caso, il centrodestra sta tentando di cambiare con un colpo di mano: «Il maggioritario non funziona come vorremmo per via del potere di veto delle ali estreme». Una dichiarazione che sa di svolta e che avvicina il capo di Viale Astronomia a Palazzo Chigi. Un’apertura di credito. Di questi tempi non la prima. Altri esempi. 5 ottobre 2005 a Caserta: «La Finanziaria fa di necessità virtù. Ha il merito di avere finalmente focalizzato il costo del lavoro per unità di lavoro, con i tanti oneri impropri che gravano sulle imprese». E poi: «La riduzione dell’1% del costo del lavoro è un segno importante, l’inizio di una strada in una condizione economica che non è rosea».

        Nulla di più. Non ci batte più sugli investimenti, la ricerca, gli impegni presi con l’Europa per ridurre il rapporto deficit-pil al 3,8%. Anche il Sud, cavallo di battaglia degli industriali, perde peso specifico. «Per il Sud non c’è molto – dichiarazione del 6 ottobre -. Però dobbiamo uscire dal contingente e guardare al futuro». Una presa di posizione, parzialmente mitigata con la richiesta di una fiscalità di vantaggio, ma che stona con quella di appena un anno fa, fatta proprio a Capri il 2 ottobre. «Il Sud è una priorità per questa Confindustria», aveva detto Montezemolo. E ancora: «È la più grande opportunità di questo Paese. Basta con lo statalismo: servono incentivi fiscali e nuove infrastrutture».

          Nessuna critica contro le misure aleatorie in Finanziaria, come la lotta all’evasione fiscale o la vendita degli immobili dello Stato per 6 miliardi, sulle quali si fondano le coperture. Eppure il manager nel 2004, sempre a Capri, si era scagliato contro «un certo modo di ragionare che vuole trovare scorciatoie e soluzioni rapide» per «ridurre debito e disavanzo pubblico. Abbiamo collocato proprietà pubbliche in società appartenenti sempre allo Stato. Fintecna e Cassa Depositi e prestiti sono nuovi contenitori di imprese pubbliche. C’è da preoccuparsi».

            Non quest’anno. Il vento è girato per Montezemolo. Distante anche dal Sole 24 Ore che ieri ha bollato come «affannoso e dannoso» il ritorno al proporzionale. la parola d’ordine sembra essere “Grande Centro”. Quello che piace all’ex commissario europeo Mario Monti. Un progetto post berlusconiano al quale guarda con favore il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. E che per essere attuato ha bisogno di una nuova legge elettorale, maggioritaria con uno sbarramento elevato, ma anche, affinché non risulti una sommatoria di qualche partito della Casa delle Libertà, di una nuova geografia politica e magari di un traghettatore.

              E viene alla mente allora un’intervista del presidente Fiat rilasciata nell’agosto di quest’anno in Sardegna. Montezemolo lamentava che «nessuno si occupa più dei problemi reali del Paese». Nessuno? No. «Salvo forse la Margherita».