Montezemolo-Bersani, sfida sul «tesoretto»

02/04/2007
    domenica 1 aprile 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Montezemolo-Bersani, sfida sul «tesoretto»

      Il leader degli industriali: non va dilapidato. Il ministro: è per le riforme, avanti con le liberalizzazioni

        di Giampiero Rossi
        inviato a Genova

          CONFRONTO Il ministro tende la mano alle imprese, il presidente degli industriali non la rifiuta e pone le sue condizioni. Ma affiorano nitidi i punti condivisi: la necessità di non dilapidare il «tesoretto» che inatteso si è accumulato nelle casse dello Stato e la volontà di dare seguito alle liberalizzazioni targate Bersani.

          All’inizio è il gelo. Poi la schiettezza tutta emiliana e l’oggettività di certi paradossi tutti italiani, consentono al ministro dello Sviluppo economico di strappare un paio di applausi alla platea di piccoli industriali. Pierluigi Bersani non è venuto meno al suo linguaggio diretto neanche durante la trasferta sul difficile campo del convegno genovese di Piccola Industria, cioè del comitato di Confindustria che raduna le imprese minori per dimensioni. Il ministro che mette sul tavolo “lenzuolate” che fanno infuriate tassisti, benzinai e gestori di telefonia mobile, ma che sbloccano incrostazioni economiche considerate ineluttabili, prova a scaldare la platea: «Se volete esprimere l’orgoglio di essere il cuore dell’industria italiana avete ragione a farlo». Silenzio assoluto. Poi parla degli ingredienti che qualificano le imprese, a prescindere dal fatto che siano grandi o piccole, perché «la dimensione non si pesa a chili». È un altro bel riconoscimento, ma neanche questo smuove i severi imprenditori. L’applauso arriva spontaneo, invece, quando Bersani tocca un tema a lui caro: «A parole sono tutti per le liberalizzazioni, ma io, scusate, le sto facendo da dieci anni e in dieci anni non ho mai avuto un solo voto dall’opposizione. Possibile che le abbia sbagliate tutte?». Ciascuno deve dare il suo contributo, dice il ministro. E annuncia: «Speriamo di fare entro luglio una seconda tappa di liberalizzazioni e di affrontare anche il tema dell’energia», che però richiede «una strategia europea».

          Bersani offre molti argomenti: dalle diverse idee sulle riforme possibili nella pubblica amministrazione alla necessità di fare un po’ di «manutenzione» all’impianto che attualmente regola flessibilità e ammortizzatori sociali. Anticipa la lista delle priorità di Montezemolo anche su questioni come gli straordinari e la quota di produttività da agganciare ai salari. Ma si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Quella tormentata finanziaria ci consegna un risultato: ci siamo messi in condizioni di affrontare un po’ meglio i problemi», è il primo. Il secondo riguarda il tormentone delle presunte liberalizzazioni “pro-coop rosse”: «C’è anche una grande cooperativa assicuratrice e non credo di averle fatto un grande favore…». E ancora: «Noi non vogliamo la Tav? Ma se io ho perso la metà dei miei capelli per concedere le autorizzazioni in Emilia Romagna! Noi non stiamo fermando niente, per anni ci hanno detto che i soldi non sono un problema e invece il problema sono proprio i soldi».

          Il presidente di Confindustria raccoglie alcune di queste sollecitazioni. Per esempio riconosce anche lui che «siamo usciti da un periodo di sbornia demagogica» che ci ha fatto credere che «tra euro, Cina e 11 settembre» avremmo chiuso bottega. Ma, ribadita la presa di distanza con il quinquennio berlusconiano – forse per mandare un segnale ai tanti “nostalgici” in platea – il leader degli industriali rinnova il cahier de doleance rivolto al governo in carica: siamo il paese con il più pesante carico fiscale sulle imprese, la pubblica amministrazione costa e non restituisce servizi adeguati, servono infrastrutture e i soldi devono saltare fuori, il debito pubblico continua a essere «una palla al piede». Nodi che rendono l’Italia poco attraente per gli investitori stranieri, «e se non vengono è perché non è così facile fare impresa in questo paese».

          Quindi presenta la sua lista. Primo: «Il tesoretto è il frutto della crescita dell’economia e non vorremmo vederlo dilapidato in mille rivoli, alla ricerca di mille piccole sacche di consenso». Secondo: «Ripensare il sistema di welfare oggi squilibrato a favore della previdenza» e «lavorare a nuovi e più efficaci ammortizzatori sociali». Terzo: ai tavoli di confronto bisognerà discutere di salario di risultato, straordinari, riforma degli ammortizzatori sociali e difesa della flessibilità (formato legge 30). Nodi spinosi. «È preoccupante il clima ostile di alcune componenti del governo» nei confronti delle imprese. Un esempio? Le modifiche al codice ambientale: «Un manifesto per le delocalizzazioni. Sembrano dire: imprenditori italiani, non vi vogliamo, andate via». Applausi.