Montezemolo apre ai sindacati

30/04/2004

          29 aprile 2004
          Montezemolo apre ai sindacati
          «Essenziale» il confronto con le parti sociali.
          La benedizione di De Benedetti
          Giampiero Rossi
          MILANO Sarà una Confindustria che considera «la collaborazione tra le parti sociali» non un inutile intralcio (come è stato nell’era D’Amato), bensì «un bene essenziale», quella di Luca Cordero di Montezemolo, che ieri ha incassato per il suo programma e la sua squadra il via libera dalla giunta dell’associazione degli industriali. «Vogliamo avere rapporti positivi con tutti – sottolinea Montezemolo – pronti a spiegare le nostre ragioni ma disponibili ad ascoltare quelle degli altri. Quelle del sindacato, in particolare, che ha la rappresentanza dei lavoratori, ossia di una parte consistente del patrimonio delle imprese».
          Se le parole hanno un senso, quindi, i prodromi del dopo-D’Amato mostrano tutti i segni di quella svolta invocata da molti, dopo la bellicosa e sterile stagione degli industriali-falchi che contavano su un governo-guardaspalle per fare terra bruciata della tradizione di relazioni industriali italiana. La Confindustria che è nata ufficialmente ieri si preannuncia – almeno nelle parole del neopresidente, autorevole, professionale e aperta al dialogo. «Occorre recuperare quello spirito di riscatto che ha consentito ai nostri padri di ricostruire l’Italia nel dopoguerra», scrive nel suo programma il manager che per i prossimi quattro anni sarà il leader degli industriali italiani.
          Secondo Montezemolo bisogna innanzitutto lavorare per creare un ambiente che sia davvero «favorevole alla crescita». Per questo serve una «società coesa, pronta a sorreggere chi è più debole senza impedire i necessari cambiamenti di chi deve adattarsi». Servono dunque «regole condivise e continuamente aggiornate» che permettano a ognuno di «portare le proprie ragioni, ma pronto ad ascoltare quelle degli altri. È con questo spirito – scrive Montezemolo – e con la consapevolezza di dover costruire un moderno quadro di relazioni che vogliamo avere rapporti positivi con tutti».
          A partire dal sindacato, insieme al quale vanno individuati «gli obiettivi dello sviluppo»: «Se avremo tutti questa disponibilità di ascolto – dichiara il presidente designato di Confindustria -allora potremo realizzare accordi che non saranno meri compromessi ma frutto di scelte condivise». Montezemolo si sofferma molto sul rapporto con il sindacato, ma, parlando della concertazione del 1993, sottolinea che «oggi non può bastare la sola fredda applicazione di schemi codificati da accordi passati». Quindi, ben venga il dialogo e la collaborazione anche se «purtroppo, oggi ci troviamo di fronte a un quadro confuso e frammentato, nel quale alcuni dei nostri interlocutori appaiono aver perso il controllo di parti delle loro stesse componenti».
          Del resto, per Montezemolo, accordi ampiamente condivisi sono indispensabili se si vuole portare avanti il processo di modernizzazione del Paese. E questo vale anche sul versante strettamente politico, al quale chiede «il coraggio di completare i processi di riforma avviati e non ancora conclusi» e di «superare le ristrettezze del dibattito politico nazionale e partecipare attivamente al processo di unificazione europea». Certo, afferma il leader di Confindustria, il paese sta vivendo una «transizione difficile»: ma «non dobbiamo lasciarci prendere dal panico, occorre recuperare lo spirito di riscatto del dopoguerra, investire per essere più competitivi, crescere per non essere assorbiti». Al sistema dell imprese l’invito rivolto è quello a «essere classe dirigente», «senza lasciarsi andare al qualunquismo e alla protesta di chi crede che le colpe siano tutte degli altri». Perché, dice Montezemolo, «nessuno più di noi stessi potrà aiutarci a risolvere i nostri problemi, credere che il governo, la politica, la società sono i soli responsabili del nostro star bene o star male significa rinnegare il modello del mercato libero a favore di un’economia programmata e centralizzata». Parole che convincono, tra gli altri, anche di Carlo de Benedetti: «Ho trovato molto buona la relazione di Montezemolo, che rappresenta una svolta della Confindustria. È una relazione attuale, moderna e coraggiosa. Mi è piaciuto molto il riferimento ai valori culturali del Paese, che devono essere valorizzati anche dal punto di vista dell’industria».
          Più etica, più trasparenza, anche e soprattutto nei rapporti con il sistema bancario, e più autore-volezza da parte di Confindustria, sono gli altri auspici programmatici di Montezemolo. Che ieri ha anche presentato la sua squadra «con la panchi-na lunga». Sette nuovi ingressi e due conferme: spiccano i nomi di Pasquale Pistorio ed Emma Marcegaglia, quest’ultima l’unica rappresentante rosa del nuovo team, insieme alla vicepresidente di diritto Anna Maria Artoni, presidente degli un-der 40. Quindi Marco Tronchetti Provera, Andrea Pininfarina e Gianmarco Moratti. Rispetto alla ge-stione D’Amato, Montezemolo terrà per sé la dele-ga all’Internazionalizzazione e il posto vacante nel comitato di presidenza sarà ricoperto da Gianfeli-ce Rocca della Techint che diventerà così il nono vicepresidente (con delega all’Education).