Montezemo: «Non volevo offendere chi lavora»

25/06/2007
    sabato 23 giugno 2004

    Pagina 4 – Economia

      IL RETROSCENA

      Montezemolo il giorno dopo prova a ricucire con Epifani, Bonanni e Angeletti

        La telefonata ai leader sindacali
        "Non volevo offendere chi lavora"

          Il presidente degli industriali: ma al sistema serve una scossa

            Roberto Mania

              ROMA – «Sono dispiaciuto perché qualcuno possa pensare che io non abbia una forte e radicata considerazione del ruolo del sindacato e di grande rispetto per coloro che lavorano». La Convention mondiale a Maranello dei dealer della Ferrari, in occasione dei 60 anni del Cavallino rampante, si è trasformata per Luca Cordero di Montezemolo, nel giorno delle precisazioni dopo la bufera provocata dalle sue affermazioni sul sindacato rappresentante dei fannulloni e sul governo che ostacola l´azione delle imprese. Non era questa l´intenzione del presidente della Confindustria. Il giorno dopo il suo intervento all´assemblea degli industriali di Reggio Emilia, ammette che forse c´è stata un´eccessiva «foga oratoria». Ma non fa alcuna marcia indietro. Continua a pensare che servirebbe un sindacato più coraggioso per innovare le relazioni industriali, che la pubblica amministrazione andrebbe rifondata e che l´azione del governo è imbrigliata da quei «settori della maggioranza» portatori di una cultura anti-impresa.

              Così, ieri, dopo la lettura dei giornali, Montezemolo ha chiamato al telefono i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Ha espresso il suo rammarico. «Il senso di ciò che ho detto – ha spiegato – non era quello apparso sui giornali. Il mio era un ragionamento più ampio che avevo già sviluppato in altre occasioni». Ha parlato del «rischio per il sindacato di diventare il sindacato della pubblica amministrazione, dei pensionati e di qualche fannullone, se non sarà capace di tenere conto dei problemi della competitività». Un legittimo punto di vista, per i tre sindacalisti. Non necessariamente condivisibile. Anzi. «Comunque – ha detto Bonanni a Montezemolo – questa telefonata le fa onore. Il fatto stesso che ha avuto la sensibilità di precisare basta e avanza. Se lo facessero tutti, quando è necessario, la vita politica sarebbe decisamente più vivibile». Epifani era stato il più duro nel commentare le esternazioni di Montezemolo e al telefono lo ha ribadito: «Non si può delegittimare così il sindacato che è oggi l´unica cerniera democratica capace di tenere unito il Paese».

              Fatte le precisazioni, resta – nel ragionamento di Montezemolo – «la necessità di scuotere il sistema». «Noi – riflette – siamo praticamente immobili mentre gli altri corrono». «Ho cercato il dialogo con il sindacato fin dall´inizio del mio mandato. Ma abbiamo bisogno di un interlocutore che sposi la logica della competizione. È questo che stiamo facendo alla Fiat con Marchionne perché il ruolo dei nostri collaboratori è fondamentale per vincere sui mercati. Solo così si può aumentare la produttività». È in questa logica che, al tavolo della concertazione, è stata avanzata la proposta di detassare gli straordinari. Eppure la risposta di Epifani («una corbelleria») viene considerata dagli uomini di Confindustria «una lettura dei rapporti sindacali fatta ancora con gli schemi, o con gli occhi, degli anni ‘70». Perché a Viale dell´Astronomia sono certi che quella sia una proposta assai popolare tra i lavoratori così come quella del salario legato ai risultati aziendali.

              Servirebbe anche un contesto politico diverso. Montezemolo – all´assemblea di Reggio Emilia – non se l´è presa frontalmente con l´esecutivo bensì con una parte della maggioranza, quella che pone veti sulla strada della flessibilità nel lavoro, che pone vincoli ideologici sulle politiche ambientali, che blocca la Tav e esulta per la sostituzione del capo della Polizia. Una minoranza che fissa l´agenda e condiziona l´ala riformista. «Ma tutto questo – sostiene Montezemolo – non mi ha impedito di apprezzare alcuni risultati del governo come la stabilizzazione dei conti pubblici e l´avvio di un indispensabile processo di liberalizzazioni».

              Messe sotto controllo le finanze pubbliche bisognerebbe concentrarsi sulle politiche per lo sviluppo, per creare ricchezza e redistribuirla. È da qui che passa la strada anche per la solidarietà sociale, per incrementare le pensioni basse e creare una rete protettiva per quelle future dei giovani. Il Dpef sarà il nuovo banco di prova. «Mancano pochi giorni, ma si continua a eludere i problemi. La riprova? Tutti si sono buttati sulla polemica per le mie affermazioni, si sono privilegiate le battute, ma non è intervenuto nessuno sul merito dei problemi che ho sollevato. Intanto la Germania ha ripreso a correre, lì le aliquote sulle imprese scenderanno di nove punti dall´anno prossimo e si sperimentano nuove soluzioni per la relazioni industriali. Da noi ci si divide su tutto e questo diventa il grande alibi per non decidere niente».