Montecatini. Molesta la dipendente: condannato a 4 anni

18/11/2005
    venerdì 18 novembre 2005

    Molestie sul luogo di lavoro: La testimonianza della donna che ha fatto condannare il direttore

    Il coraggio di denunciare

      Molesta la dipendente
      Condannato a 4 anni

      MONTECATINI — Mobbing, molestie sessuali e violenze psicologiche appaiono spesso come parole che non ci appartengono. Fino a quando non le viviamo sulla nostra pelle.

      Come è capitato a una donna della nostra città, oggi quarantenne, che ha dovuto subire anni di umiliazioni, frustrazioni e penalizzazioni in campo lavorativo. Una storia a lieto fine che lei ha accettato di raccontarci chiedendo comprensibilmente l’anonimato.

      La donna era viceresponsabile di un supermercato Conad dell’Empolese. Qui incontra un dirigente con il vizietto delle molestie sessuali, subdole prima, poi sempre più insistenti ed esplicite. «Sembra — racconta la donna — che avesse in mente un preciso disegno fin dal momento dell’assunzione; nel giro di pochi mesi gli apprezzamenti in campo lavorativo diventarono pesanti proposte sessuali in cambio di un avanzamento di carriera».

      A nulla sono serviti i richiami al dirigente fatti dai superiori, ai quali lei si era inizialmente rivolta; quest’uomo era sempre più determinato ad ottenere lo scopo, creando l’isolamento assoluto e il vuoto attorno a lei.

      Per i continui rifiuti ricevuti, ecco una punizione crudele: un computer installato nella cella frigorifero, a cui lei, responsabile del reparto apoprovvigionamenti, doveva lavorare anche per dodici ore al giorno. Le conseguenze non si fanno attendere: la donna contrae una malattia polmonare con il riconoscimento, tramite certificati medici e sentenza del tribunale, del 50% d’invalidità permanente.

      E’il momento della disperazione, ma anche del coraggio. Decide di sporgere denuncia. Inizia così un percorso, durato oltre sei anni, doloroso e difficile. L’avvocato Gabriella Del Rosso del foro di Firenze l’aiuta in questo calvario. Che si conclude con la condanna in sede penale dell’uomo (che nel frattempo è stato sospeso e prepensionato dalla Conad) a 4 anni di reclusione, più una provvisionale di 42mila euro immediatamente esigibile ed altri 180mila da liquidarsi in seguito.

      Questa donna ha pianto, si è disperata, in alcuni momenti ha creduto di non farcela. Ma ha lottato non solo per sé, ma anche perché la sua storia potesse essere d’esempio a tutte quelle donne che non hanno il coraggio di parlare, preferendo subire e tacere per vergogna e paura.

      Oggi lei ha trovato lavoro (assunta dalle liste di mobilità con il 50% di invalidità) come cassiera in un’altra catena di grande distribuzione. Giustizia vorrebbe che le fossero anche riconosciute la mansione e l’esperienza che aveva maturato.

        Faustina Tori