Montecatini: le terme restano da un decennio in mezzo al guado

07/02/2005

    domenica 6 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA (TURISMO) – pagina 11

    MONTECATINI

    Le terme restano da un decennio in mezzo al guado
    SARA MONACI
    FIRENZE • Una vicenda lunga e tormentata, quella del polo termale di Montecatini, e rischia di chiudersi con un flop invece che con un ruolo da protagonista nella marcia delle privatizzazioni nel settore delle terme. Un progetto a tutto campo — oggi in mezzo al guado — che avrebbe dovuto cambiar volto al settore e ridar slancio a realtà che hanno fatto la storia del turismo in Italia. Un progetto iniziato a metà anni 90 — per i 13 principali poli termali italiani — con la Regione Toscana a fare da apripista.

    Insomma, si fa sempre più concreto il rischio liquidazione per le Terme di Montecatini. Se già da qualche anno sembrava risolta la questione della privatizzazione e, quindi, del rilancio, ormai da agosto i sette stabilimenti del complesso termale (circa 6 milioni di fatturato e 150 dipendenti) hanno l’acqua alla gola. A decidere la sorte definitiva di un polo storico del termalismo italiano saranno i soci il prossimo 16 febbraio, giorno dell’assemblea, e al momento non sembra esserci in vista quell’accordo che potrebbe far leva sulla costituzione di una new company per proseguire la gestione.


    Il riassetto sembrava garantito, quando, nel 2002, la Montecatini partners (per il 51% di proprietà della Vitawell di Ascoli Piceno e per il 49% del costruttore edile Felice Santarelli), si aggiudicò la gara bandita dalla Regione Toscana e dal Comune per il 90% della società di gestione delle Terme, mentre alla Montecatini immobiliare (Comune e Regione) restava il 10 per cento. Ma con l’uscita di scena del socio di maggioranza e amministratore delegato Mauro Scaramucci (titolare del gruppo Vitawell), al centro di un’inchiesta per irregolarità nella sottrazione di 10 milioni dalle casse della società, e un semestre di grave crisi finanziaria, l’azienda termale è entrata di nuovo nell’impasse.


    Gli ultimi sviluppi della vicenda sono stati il sequestro del pacchetto azionario di maggioranza della Montecatini partenrs da parte della Procura di Ascoli, che ha seguito le indagini, e la sentenza, depositata due giorni fa, con cui il Tribunale civile ha condannato la Banca nazionale del lavoro a restituire i 10 milioni contestati a Scaramucci.


    Intorno a Montecatini ruota un indotto con circa 250 alberghi e 13mila posti letto, con un giro d’affari di circa 85 milioni di euro in progressiva diminuzione (tra il 7 e il 10% all’anno). In questi giorni, per garantire almeno la riuscita della stagione turistica ormai alle porte, i soci di minoranza stanno cercando di ottenere un finanziamento di quasi 2 milioni da parte delle banche per dare vita a un nuovo progetto societario che scongiuri il pericolo della messa in liquidazione. «Tentiamo di spostare nel tempo questo rischio e individuare nuove soluzioni di gestione», afferma il sindaco di Montecatini Ettore Severi.


    L’ipotesi più probabile che si sta profilando all’orizzonte è la costituzione di una new company da allargare a nuovi azionisti (probabilmente associazioni di categoria locali, altri partner termali e istituti di credito), mentre la vecchia società, divenuta praticamente una holding, rimarebbe in vita «con lo scopo di recuperare ciò che era stato sottratto», come sottolinea Severi. «Crediamo che sarà possibile ridare stabilità all’azienda — dice Susanna Cenni, assessore regionale al Turismo —. Nel frattempo dobbiamo ridurre i danni garantendo gli arrivi turistici del mese di marzo».