Montecatini. Lavoratori termali in sciopero

29/06/2004

        Montecatini
        MARTEDÌ, 29 GIUGNO 2004
         
        Pagina 1 – Montecatini
         



Lavoratori termali in sciopero
«Promesse non mantenute»

MONTECATINI. Otto ore di sciopero negli stabilimenti termali di tutta Italia indetto per venerdì prossimo. Altre otto ore di astensione dal lavoro da decidere su base territoriale qualora lo sciopero nazionale non fosse sufficiente a smuovere le cose. Ovvero a riaprire il tavolo delle trattative nella direzione della difesa dei diritti dei lavoratori. Sono queste le decisioni prese dai sindacati nazionali Filcams/Cgil, Fisascat/Cisl e Uil/Tucs, stanchi di aspettare un rinnovo sempre rimandato del contratto nazionale per il settore termale. Una decisione che potrebbe avere pesanti conseguenze a Montecatini.

 
Il contratto. E’ scaduto il 30 giugno 2003 e il confronto tra sindacati e Federterme è fermo, dopo un anno di trattative andate a vuoto. «E nel frattempo – dice Gessica Beneforti, Filcams – è stata approvata una riforma del mercato del lavoro che non tiene conto della stabilità dei lavoratori».

 
Gli stagionali. Il nodo della questione gira attorno agli stagionali, che toccano le 80 unità alle terme di Montecatini, a cui si sommano 10 interinali, a fronte di soli 55 contratti a tempo indeterminato. Migliore la situazione a Grotta Giusti, dove su circa 100 lavoratori (tra albergo e terme) ben oltre il 50% ha un posto fisso. Nel nuovo contratto nazionale, Federterme (con le Terme di Montecatini in prima fila) vorrebbe eliminare il cosiddetto diritto di precedenza. Questo assicura la riassunzione nella stagione successiva secondo un ordine che si fonda sull’anzianità e sulle mansioni. «Si tratta di un elemento cardine per lo stagionale – spiega Lavinia Francesconi, Fisascat – che concentra la propria attività in pochi mesi e su questi basa l’economia familiare». «Le aziende termali – aggiunge Beneforti – vorrebbero smantellare questo diritto affermando che se un lavoratore ha ricevuto una contestazione disciplinare, perde il diritto di precedenza».

 
Altre questioni. I sindacati le elencano in coro: il mancato aumento dei salari sulla base del differenziale tra inflazione programmata e inflazione reale, la concessione di una tantum solo ai lavoratori a tempo indeterminato (che sono però la minoranza), la mancata rivisitazione degli inquadramenti (per esempio nell’area benessere).

 
Lo sciopero. «Si crea un disservizio per quei pochi clienti affezionati delle terme – dice Paolo Meacci, Uil/Tucs – ma è l’unico strumento che abbiamo per far sentire le nostre ragioni. Da due mesi attendiamo una risposta dalla Società Terme per avere un incontro. Ma la città non avrà futuro se Vitawell continua a non rispettare le promesse fatte. Doveva nascere una piscina ogni 20 metri e invece ci ritroviamo una discoteca alla Torretta e i lavori nell’unica ala delle Redi che funzionava. E intanto, da Pasqua a oggi, sono 470 i lavoratori in meno tra terme e indotto turistico».

D.M.