“MondoLiquido” Gli 007: ogni giorno è a rischio

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

    PESSIMISMO E PREOCCUPAZIONE A ROMA NEI SERVIZI SEGRETI

      Gli 007: colpiranno noi
      ogni giorno è a rischio

        «Pensavamo a uno scenario preelettorale, di tipo “madrileno”, ma
        ci siamo resi conto che non possiamo più contare sul fattore tempo»

        analisi
        Guido Ruotolo

          ROMA
          DOPO Sharm el Sheikh ogni giorno è buono. Pensavamo di avere più tempo a nostra disposizione per tentare di bloccarli. Almeno qualche mese, prima di arrivare alla scadenza elettorale, quando ci aspettiamo che colpiranno, a maggior ragione se in occasione di questa scadenza le nostre truppe non avranno ancora lasciato Nassiriya. Ma adesso, dopo Sharm el Sheikh non possiamo più contare sul fattore tempo. Non c’è un motivo per essere ottimisti».

            E’ preoccupante l’analisi della nostra intelligence e dell’Antiterrorismo più dello stesso sfogo di diverse loro autorevoli fonti: «E’ fuori discussione che stiamo assistendo a una accelerazione del conflitto contro l’Occidente. Si colpisce Londra nel giorno del G8 e della presidenza inglese della Ue, per mettere in crisi anche la City, il suo cuore finanziario. Si colpisce l’”infedele” Egitto, ritenuto alleato dell’Occidente, alla vigilia delle elezioni di settembre, per mettere in crisi Hosni Mubarak».

              Le notizie che arrivano dall’Egitto confermano uno scenario pessimista: «Avevamo sempre ritenuto che il momento peggiore per noi potesse essere rappresentato dalla vigilia del voto, ipotizzando uno scenario madrileno – spiega una fonte dell’Antiterrorismo – ma adesso ogni giorno potrebbe essere quello buono. È come se si fossero attivate tutte le cellule e organizzazioni che si richiamano al terrorismo islamico». C’è accordo tra i nostri 007 sulla lettura che Al Qaeda ormai non sia più un «partito» ma un «movimento». Ma è forte il dubbio che vi sia qualcuno, un gruppo, un vertice che regoli l’offensiva stragista globale: «Non sappiamo se esiste effettivamente un “grande vecchio” che sia in grado di impartire l’ordine ai terroristi e kamikaze di Madrid, Londra o Sharm el Sheikh di colpire quel dato giorno. Vorremmo capire se effettivamente questi attacchi sono coordinati tra loro».

                Al Viminale, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, un tavolo di confronto e di elaborazione tra i diversi analisti delle varie forze di polizia e dell’intelligence, è riunito in permanenza. In mancanza di «certezze» investigative si abbozzano ipotesi, si delineano scenari. Prende corpo, per esempio, l’ipotesi di una direttrice Baghdad-Sharm el Sheikh. Si ricorda che l’ambasciatore egiziano in Iraq, Ihab al Sharif, è stato sequestrato e poi ucciso dai tagliagole di al Zarqawi agli inizi di luglio (e ora è in corso il sequestro di due diplomatici algerini, sempre a Baghdad). Non è un mistero che Al Qaeda si ponga l’obiettivo di colpire i regimi arabi che collaborano con l’Occidente, e tra questi c’è sicuramente l’Egitto di Hosni Mubarak che andrà al voto a settembre.

                  Le stragi di ieri notte, dunque, anche per la nostra intelligence hanno una «matrice locale»: «Tra l’altro il 23 luglio – ricorda uno 007 – è l’anniversario della rivoluzione egiziana. E questo ci porta a ipotizzare che l’attacco fosse stato pianificato da tempo». C’è chi ha visto in Sharm el Sheikh una «similitudine» con gli attacchi di Istanbul del novembre del 2003, il che lascia aperta la possibilità di una «seconda possibile offensiva in tempi ravvicinati, in terra egiziana».

                    In queste ore, i servizi alleati stanno valutando diverse «segnalazioni» che porterebbero a individuare in un tunisino, Mohammad Mekkawi, l’ispiratore dell’offensiva terroristica di luglio. E’ soltanto un’ipotesi che nasce da tracce lasciate su Internet ed è ritenuta «poco attendibile», anche perché metterebbe in discussione la pista inglese che da Londra porta in Pakistan. Si discutono gli eventi, si riflette sulle date, le modalità, l’uso di materiali e lo sconforto s’accresce: «Siamo stretti in una morsa: l’offensiva coinvolge i Paesi arabi moderati e l’Europa. Londra e Sharm el Sheikh, a così poche ore l’una dall’altra potrebbero voler dire che è scattata la mobilitazione generale. Ieri, un sito Internet legato all’intelligence israeliana, Debka, sosteneva che dall’Iraq è partita la «diaspora» terroristica: un esercito di mille mujahiddin si starebbe dirigendo in Europa (Italia, Gran Bretagna, Francia, Danimarca e Russia) e in Egitto, Siria, Giordania, Arabia Saudita e Israele. Forse non è così. Ma questo è soltanto un auspicio.