“Mondo” Usa, corsa alla pensione

29/01/2004





 
   
29 Gennaio 2004
ECONOMIA







 

Usa, corsa alla pensione
L’addio al lavoro anticipato (e concordato) si è moltiplicato negli ultimi 12 mesi
Una ricerca Con la benedizione delle imprese, i 50enni stressati mollano prima, fuggono dalla città e cercano il part time


CLAUDIO MEZZANZANICA
NEW YORK


Fare il prepensionato, in Usa, era qualcosa di impensabile qualche anno fa. L’idea di poter abbandonare il lavoro a cinquant’anni era un sogno e al tempo stesso un incubo per il lavoratore dipendente. Eppure, secondo una ricerca appena conclusa dalla Università di New York, negli ultimi dodici mesi i casi di pensionamento anticipato si stanno moltiplicando in modo consensuale. A iniziare sono state le grandi compagnie, Verizon, AT&T, che hanno scelto questa strada per ridurre il personale. Contabilmentetrasferiscono il costo del dipendente al fondo pensione aziendale e ad un costo sensibilmente inferiore. Un tecnico di Verizon, una delle principali compagnie telefoniche, costa attorno ai 55/60000 dollari l’anno. In prepensionamento, con almeno venti anni di servizio, costa all’aziendo poco piu di 30.000. Per l’azienda il vantaggio e chiaro ma i lavoratori hanno mostrato di gradire la proposta. In moltissimi l’hanno accettata e alla base della scelta c’è la paura per il futuro. Piuttosto di trovarsi licenziati in un futuro prossimo e senza il diritto di accedere alla pensione subito i cinquantenni preferiscono uscire ufficialmente dal mercato del lavoro. Il reddito percepito, per quanto integrato dai fondi pensione privati non è però sufficiente. Ecco allora che con la pensione si sceglie di trasferirsi in zone del paese dove la vita è meno cara, quindi lontano dalle grandi città, verso sud. Badando bene di scegliere zone dove è possible trovare lavori a part time anche con una paga oraria piuttosto bassa. E’ così che nei grandi magazzini, nei discount, negli Home Depo di tutta l’America adesso si trovano cinquantenni invece dei giovani, come accadeva in passato.

La ricerca sottolinea come tra vivere con la preoccupazione del licenziamento e un precariato «volontario» oggi il ceto medioamericano preferisca il secondo. Al tempo stesso il cinquantenne scommette sulla propria salute. Il secondo motivo di questa scelta è proprio la salute. Si è convinti che cambiando lavoro, ambiente e lavorando meno ci si potrà dedicare di più a se stessi e al proprio corpo. Soprattutto si vuole ridurre lo stress.

Qualche commentatore ha già indicato in questi lavoratori i nuovi privilegiati, frutto di un sistema fatto di molte tutele, forse troppe. Certo questa condizione stride moltissimo con quella dei lavoratori poveri descritti da un’altra ricerca condotta dal giornalista David Shipler e che ha suscitato parecchio scandalo. Shipler ha documentato che esistono centinaia di migliaia di lavoratori, cioè di gente che va al lavoro regolarmente, che vive al di sotto della soglia di povertà. C’è persino il paradosso di chi oggi guadagna solo un dollaro all’ora in più rispetto a venti anni fa. Anche per questo lavoratore il nomadismo è stato un fatto essenziale per tutta la vita, nella vana ricerca di un miglioramento della propria condizione.

In questa America apparentemente impegnata in prima fila nella lotta al terrorismo si scopre cosi che il lavoro resta la questione fondamentale per milioni di suoi cittadini. Forse hanno ragione gli abitanti di Berlin, nel New Hampshire, dove ha chiuso l’unica fabbrica lasciando senza lavoro settecento persone. Ai candidati democratici impegnati nelle primarie dicevano seccati: «niente sogni ma un posto di lavoro». Anche questo è l’America oggi.