“Mondo” McDonald’s: Timore mucca pazza per l’hamburger

19/11/2004

    venerdì 19 novembre 2004

    sezione: FINANZA E MERCATI – pag: 33

    McDonald’s

    Timore mucca pazza per l’hamburger

    NEW YORK • La possibile diffusione negli Stati Uniti del morbo della mucca pazza ha colpito ieri il gruppo McDonald’s che alla Borsa di New York ha chiuso le contrattazioni a 29,95 dollari per azione, in ribasso dell’1,48 per cento.

    Ad alimentare i timori del mercato, l’annuncio di nuove indagini avviate negli Stati Uniti su tessuti di una mucca ammalata. «Il test richiesto sul campione prelevato», hanno spiegato ieri dal dipartimento dell’Agricoltura, «non significano ancora che è stato trovato un altro caso di Bse (encefalopatia bovina spongiforme)». Tuttavia, nell’incertezza, il mercato ha preferito anticipare l’esito (non necessariamente positivo) del test, vendendo azioni Mcdonald’s e tutti i titoli legati al settore della vendita al dettaglio di hamburger e di quello relativo al processo di lavorazione del cibo. Anche il rivale Wendy’s ha ceduto oltre l’1%, come Outback Steakhouse. In flessione anche Tyson Foods e Brinker.

    A sostenere le vendite sul titolo, anche i timori relativi alla salute dell’amministratore delegato del gruppo McDonald’s, Charlie Bell, il manager ammalato di tumore che nell’aprile scorso ha preso le redini del gruppo McDonald’s dal predecessore Jim Cantalupo, morto improvvisamente a seguito di un attacco cardiaco.

    Gli investitori istituzionali, in ogni caso, sono fiduciosi del fatto che il piano industriale avviato dal management possa essere portato a termine anche nell’eventualità temuta dal mercato delle dimissioni di Bell.

    La società ha recentemente provato a migliorare la qualità del servizio e oggi il 20% dei ristoranti McDonald’s sono aperti 24 ore su 24, e il resto ha orari prolungati. Ingenti risorse sono state stanziate inoltre per abbellire e modernizzare i punti vendita negli Usa, per accelerare ulteriormente il servizio con maggiori ispezioni sulla qualità e l’igiene del prodotto. Grazie a questa lista di miglioramenti, la divisione Usa, sede di poco più di un terzo dei ristoranti McDonald’s, ha generato nel terzo trimestre il 55% dell’utile operativo di 600 milioni di dollari. Una crescita talmente alta da indurre il direttore finanziario Matthew Paull ad avvisare che il ritmo non sarà sostenibile a lungo.