“Mondo” Le vacanze? Agli americani sono proibite

29/07/2003




martedì 29 luglio 2003

«Le vacanze? Agli americani sono proibite»
Il 13% delle aziende non paga le ferie. Ai neoassunti solo 8 giorni di libertà. «Ma in questo modo cala la produttività»
      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

      WASHINGTON – L’America è il Paese che non va mai in vacanza. Così afferma Joe Robinson, il promotore della «Campagna lavorare per vivere» (e non vivere per lavorare). Gli americani, spiega, non sono solo quelli che lavorano di più in Occidente, 49 ore settimanali in media. Sono anche quelli che riposano di meno, come a dire «Niente vacanze, siamo americani».
      Robinson cita le statistiche. Il 13 per cento delle aziende Usa non concede vacanze pagate, soltanto una settimana di libertà all’anno. Per il resto, al primo anno d’impiego, il massimo di ferie è 8 giorni, al terzo 10, e più tardi non supera quasi mai 15. Inoltre un americano su cinque si sente colpevole quando prende una vacanza. Se gli affari dell’azienda non vanno bene il 56 per cento è disposto a posporla all’anno successivo. E la situazione peggiora, riferisce Robinson: questa estate, gli americani faranno il 10 per cento in meno di ferie di quella passata.
      Robinson, un avvocato di Santa Monica (California), ha appena pubblicato un libro sul fenomeno della
      disappearing vacation , la vacanza che sfuma, dal significativo titolo Guida a formarti una vita , pubblicato dalla Pedegree. Il record appartiene allo stato di Washington, sopra la California: là il 17 per cento dei lavoratori non ha diritto alle ferie pagate. Ma nemmeno negli altri stati i lavoratori hanno di che scialare: con così pochi giorni a disposizione, finiscono per sfruttarli per allungare i «ponti» principali, Natale, Pasqua, la Festa del Ringraziamento, quella dell’Indipendenza. Di solito è una sfacchinata, non un riposo, protesta Robinson, perché il viaggio porta via uno o due giorni, e la gente ritorna a casa più stanca di prima. La regola ha le sue eccezioni, osserva Robinson: d’estate la classe politica dai parlamentari al presidente Bush si prende almeno un mese di vacanza. Ma essa non è sottoposta alla pressioni dei normali lavoratori da parte dell’azienda: «La drastica riduzione dei costi, la disoccupazione, le nuove tecnologie, sono segnali che il dipendente che esagera con le ferie può perdere il posto» scrive l’avvocato. I sindacati, che rappresentano solo il 14 per cento della manodopera Usa, sono impotenti. Di chi è la colpa degli abusi? Della legge, spiega Robinson, o meglio della sua mancanza. «Non c’è una norma federale che regoli le ferie. Nel 1910, il presidente Taft propose inutilmente due mesi di vacanza all’anno. E nel 1932, il Congresso discusse invano il progetto di una settimana lavorativa di 40 ore». Sulla dedizione degli americani al lavoro è nato il mito della loro super produttività. Se si misura la produttività annua, il mito è fondato. Se si misura quella per ore, non lo è: i più produttivi sono i francesi, che lavorano appena 35 ore alla settimana. Di più: in 14 dei 20 anni tra l’81 e il 2000 la produttività europea ha superato quella Usa. Robinson non se ne stupisce. «Il 40 per cento di noi – dichiara – lavora assai più di 50 ore settimanali. Ma le ricerche dimostrano che nell’arco di sette settimane consecutive non siamo più produttivi di quelli che lavorano solo 40 ore. In altre parole, le 10 ore in più alla settimana, le 70 ore in tutto, non rendono». Peggio. Altre ricerche provano che occorrono due settimane per rifarsi dello stress del lavoro, e che una buona vacanza riduce del 30 per cento il rischio dell’infarto.
Ennio Caretto


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