“Mondo” La lobby del commercio sfida l’industria sui dazi

14/03/2006
    domenica 12 marzo 2006

    ECONOMIA ITALIANA – Pagina 15

    DUMPING ORIENRALE -Le associazioni dei colossi della distribuzione hanno messo in campo un esercito di specialisti per opporsi alle misure Ue

      La lobby del commercio sfida l’industria sui dazi

      Cresce il pressing verso i Governi divisi

        Vincenzo Chierchia

        MILANO – Una guerra di lobby si nasconde dietro il confronto su dazi e limiti Ue all’import da Oriente. Da un lato le organizzazioni dei grandi gruppi commeciali, dall’altro le rappresentanze delle imprese, hanno messo sotto pressione gli uffici della Commissione Ue: sul tappeto l’imposizione di limiti all’import in condizioni di dumping a danno di settori chiave come tessile-abbigliamento, calzature e mobili.

          In previsione di una battaglia lunga e difficile si stanno rinserrando le fila. L’ultima iniziativa riguarda la Fesi, l’organizzazione europea delle imprese di articoli sportivi, che sta reclutando schiere di lobbisti a Bruxelles. E gioved� 9 marzo Horst Widmann (presidente della Fesi) ha parlato di �danno enorme� per le imprese europee che producono articoli e calzature sportive, a causa dei dazi anti-dumping, �quantificabile in 295 milionu di euro�.

          A guidare le divisioni corazzate anti-dazi, forti nel complesso di almeno 300 specialisti della rappresentanza di interessi, ci sono due colossi della lobbt in Europa. Eurocommerce, da un lato, e la Foreign trade association (Fta), dall’altro; a sostegno la Fesi. Il secondo round della partita si gioca poi sul terreno dei singoli Stati.

          Eurocommerce associa i big della distribuzione, un centinaio di associazioni nazionali cui fanno capo i grandi gruppi internazionali. L’organizzazione pu� contare su un nutrito staff di circa 200 tra specialisti e consulenti e ha come obiettivo dichiarato la difesa del libero commercio internazionale. Pertanto si � fermamente opposta a tutte le decisioni Ue che sono state prese in difesa dell’industria, il comparto che ha accusato i maggiori contraccolpi dell’import dilagante da Oriente.

          Eurocommerce ha siglato una intesa con il Beuc, organismo che rappresenta 40 organizzazioni di consumatori in Europa. Beuc ed Eurocommerce hanno preso posizione contro le barriere all’import di calzature da Cina e Vietnam che la Ue discuter� il 7 aprile. Come ricorda il direttorre del Beuc, Jim Murray, i �consumatori sono preoccupati dai possibili rincari dei prezzi in Europa in conseguenza di dazi e barriere�.

          Uomo forte di Eurocommerce � il segretario generale Xavier Durieu, belga, che per otto anni � stato nel top management di Gib, uno dei leader della grande distribuzione nel Nord Europa.

          La lobby del commercio� poi capitanata dalla Fta, lobby delle imprese del commercio internazionale. Alla guida della Fta c’� l’olandese Ferry den Hoed, top manager della Euretco, centrale acquisti internazionale nei prodotti non alimentari con 2.400 imprese servite, e un giro d’affari di 2 miliardi di euro. Accanto a den Hoed nel board della Fta ci sono i rappresentanti dei big della grande distribuzione: Philippe Legru (Carrefour-Francia), Jurgen J.Maas (Metro-Germania), Helmut Merkel (KarstadtQuelle-Germania), Ake Weyler (Textilimportorena-Svezia).

          La Fta � stata categorica con il commissario Ue, Peter Mandelson: nessuna barriera Ue alle importazioni dall’Oriente, a farne le spese sarebbero le imprese distributive, che contano ormai pi� dell’industria. Soci stabili della Fta, sono i colossi distributivi di vari comparti (da Auchan a Zara-Inditex, da Intersport a Kesko, da Obi a Stockmann).

          Sul tavolo della Commissione Ue ci sono vari dossier di settore: al tessile-abbigliamento e alle calzature si sono aggiuntianche i mobilieri: l’industria, rappresentata dalla Cei Bois, reclama barriere all’import di prodotti cinesi (+35% in un anno).

          Ma su Bruxelles i Governi nazionali si sono mossi in ordine sparso, ricalcando in parte gli schieramenti contrassegnati dalla forza della grande distribuzione e degli importatori rispetto all’industria.

          A far pressione per mantenere la situazione cos� com’� si ritrovano quindi Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Olanda e Germania. In bilico l’atteggiamento francese che cerca di salvaguardare gli interessi dell’industria, cercando di non scontentare i colossi della grande distribuzione.

          A contrastare l’offensiva dei retailer le associazioni dell’industria direttamente colpita dal dilagare dell’import dalla Cina: Euratex per il comparto del tessile abbigliamento, la Cei bois per il settore dei mobili e prodotti in legno duramente attaccato dalla concorrenza asiatica in Europa e sui grandi mercati internazionali, e il Ceic, l’associazione dei calzaturieri. Come rileva Michele Tronconi, vicepresidente di Euratex, le argomentazioni dei lobbisti nascondono il fatto che l’industria soffre mentre per i big della distribuzione i guadagni continuano a crescere. Una analisi sui prezzi, finali e all’import, condotta da Eurostat, ha sottolineato che in media le quotazioni delle importazioni sono calate – tra 2000 e 2005 – del 12,1% (tessile) e del 23% (abbigliamento) mentre i prezzi finali di vendita sono aumentati del 10,3% a fronte invece di cadute del 17,9% (tessile) e del 29,8% (abbigliamento) per i listini dell’industria. Risultato: nel tessile.abbigliamento il fatturato dell’industria � calato tra 2000 e 2004 (dati Eurostat) da 191,7 a 168,9milioni (-22%). I posti di lavoro perso sono stati circa 700mila in cinque anni.

          �Marted� 14 marzo, all’ordine del giorno dell’Europarlamento ci sar� la questione dei calzaturieri europei – spiega Rossano Soldini, presidente dell’Anci, l’associazione che riunisce le imprese italiane del settore -. Se vogliamo salvare l’industria manifatturiera europea i dazi sono necessari. Nel 2005 solo in Italia, si sono persi 8.400 posti di lavoro�.