“Mondo” La Cina piega il colosso Wal-Mart: i sindacati entrano in azienda

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    Pagina 32 – Economia

    IL CASO
    Il gruppo della grande distribuzione negli Usa da sempre impedisce l´organizzazione dei lavoratori
    La Cina piega il colosso Wal-Mart
    i sindacati entrano in azienda
    La Federazione pubblica pronta ad aprire vertenze in altre multinazionali

    PECHINO – Il gruppo americano Wal-Mart, leader mondiale nella grande distribuzione, ha ceduto alle pressioni del sindacato di Pechino ed ha accettato il principio che i dipendenti dei suoi 40 ipermercati cinesi possano essere sindacalizzati.

    L´annuncio dato ieri a Pechino ha fatto scalpore perché Wal-Mart in America è sempre riuscito a impedire che le organizzazioni dei lavoratori mettessero piede nei suoi supermercati. Negli Stati Uniti l´azienda è nota per i suoi comportamenti anti-sindacali. La manodopera viene rigorosamente selezionata al momento dell´assunzione, escludendo chiunque abbia avuto una tessera sindacale. Sono celebri le tecniche di indottrinamento con cui il management scoraggia ogni forma di rivendicazione. I salari sono al minimo legale, molto al di sotto di quelli della concorrenza, e non includono assicurazione sanitaria per i familiari dei dipendenti. Anzi la Wal-Mart ha cura di mantenere le retribuzioni così basse da far sì che i familiari del suo personale americano possano usufruire dell´assistenza pubblica per i poveri (Medicaid). Di recente il gruppo è stato anche oggetto di un´inchiesta di polizia dopo la scoperta che i servizi di pulizia erano subappaltati ad aziende che sfruttano immigrati clandestini.


    Con queste premesse, la Wal-Mart pensava di aver trovato in Cina un paese ideale: bassi salari, alta produttività, manodopera docile e disciplinata, conflittualità zero. E naturalmente aveva trasferito nei suoi supermercati cinesi l´ostracismo ai sindacati.


    Ma la Federazione sindacale della Cina si è ribellata, ha dato battaglia invocando il rispetto delle leggi locali, che impongono alle aziende straniere e nazionali di organizzare un sindacato finanziandolo con un prelievo del 2% sui salari. Dopo un lungo braccio di ferro, la Federazione l´ha spuntata. Pur di fare affari in Cina, Wal-Mart ha ceduto su un principio su cui non era mai stata disposta a transigere nel proprio paese. I dirigenti del gruppo americano sperano comunque di aver ceduto solo per la forma. In un comunicato infatti hanno precisato che il sindacato si farà non appena qualche dipendente lo chiederà, ma che per il momento richieste non ce ne sono.


    Wal-Mart conta evidentemente di trasferire in Cina quei metodi di pressione e intimidazione che in America hanno funzionato.


    Anche se riuscisse a espugnare simbolicamente Wal-Mart, la Federazione non dovrebbe provocare molti problemi all´azienda americana. In Cina esiste un sindacato unico, legato al partito comunista e controllato dal governo. Il suo compito istituzionale è quello di garantire al management il consenso dei dipendenti, non quello di difendere i diritti dei lavoratori né tantomeno di rivendicare aumenti salariali. In caso di conflitto, generalmente il sindacato unico si schiera dalla parte dei dirigenti, non dei lavoratori. Negli ultimi tempi però la Federazione – che sostiene di avere 123 milioni di iscritti – sembra alla ricerca di una legittimazione anche tra i lavoratori, forse per arginare il fenomeno delle proteste spontanee. Il caso Wal-Mart è stato usato come un test, perché pare che molte altre multinazionali occidentali finora sono state off-limits per il sindacato.