“Mondo” Italia generosa nelle pensioni

03/05/2005

    martedì 3 maggio 2005

      NORME E TRIBUTI – pagina 27

      Rapporto Ocse / I sistemi previdenziali dei Paesi industrializzati

        Italia generosa nelle pensioni
        L’assegno vale il 78% dell’ultimo stipendio (la media è il 57%)

          VITTORIO DA ROLD
          DAL NOSTRO INVIATO

            PARIGI • Il sistema pensionistico italiano è tra i più generosi tra quelli dei Paesi industrializzati.

            È quanto si evince dalla classifica dei sistemi pensionistici dei 30 Paesi più sviluppati realizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e inserita nel rapporto « Pensions at a Glance » pubblicato ieri. Secondo lo studio, che non tiene però conto dell’ultima riforma previdenziale italiana, il nostro sistema è il quinto più generoso su 30 esaminati per quanto riguarda il « tasso lordo di sostituzione » , cioè il reddito che un lavoratore con uno stipendio medio può attendersi di incassare una volta cessata l’attività. I pensionati italiani, mediamente, ricevono assegni pari al 78% dell’ultimo stipendio ( la media dei Paesi Ocse è del 56,9%). In altri Paesi, come Francia, Islanda, Repubblica Ceca, Giappone o Norvegia questo tasso si colloca intorno al 50 per cento. Significa, tra l’altro, che in Italia, a bocce ferme, c’è meno spazio di mercato per la previdenza integrativa.

            A guidare la classifica è il Lussemburgo, con un tasso medio di sostituzione del 102%, vale a dire che i pensionati del Granducato incassano di più di quando lavoravano.

            All’estremo opposto si colloca l’Irlanda, con un tasso del 30,6 per cento. Il rapporto presentato ieri in un seminario di lavoro nell’ambito del Quinto Forum 2005 dell’Ocse intitolato « Il motore dell’avvenire » , alla vigilia della riunione annuale dei ministri che inizia oggi, verrà aggiornato periodicamente per tenere conto delle riforme introdotte dai Paesi.

            Pensioni minime. Lo studio si occupa anche di pensioni minime, quelle cioè che lo Stato elargisce indipendentemente dai contributi realmente versati se questi non sono sufficienti a produrre una rendita effettiva secondo calcoli attuariali. Secondo la ricerca, l’assegno nei Paesi Ocse è pari a poco meno il 29% delle retribuzioni medie: nel punto più basso della classifica vi è la Repubblica ceca, dove la pensione minima equivale a solo il 12% di un salario medio; all’altro lato troviamo Lussemburgo e Portogallo, dove le pensioni minime hanno un valore superiore al 40% delle retribuzioni medie. Il nostro Paese si colloca al 22%, sotto la media Ocse.

              I costi. L’Ocse osserva anche una grande variabilità sul fronte dei costi di finanziamento dei sistemi pensionistici: il peso attuale per gli Stati dipende — spiega l’Ocse — non solo dal livello delle pensioni, ma anche dall’età di pensionamento e naturalmente dalle aspettative di vita ( l’Ocse prevede che nel 2040, le aspettative medie di vita per un uomo siano di 83,1 anni e per le donne di 86,6 anni). Numerosi Paesi Ocse stanno studiando l’idea di alzare l’età pensionabile e in alcuni casi di eliminare completamente questa nozione legale di un’età fissa per la pensione, per affrontare la sfida dell’aumento dei costi previdenziali con più flessibilità di manovra. « La riforma dei sistemi pensionistici è una delle più grandi sfide del secolo » , ricorda l’Ocse, che punta il dito su « molti Governi che preferiscono ignorare tale richiamo, sperando di rinviare le soluzioni a dopo le prossime elezioni politiche » . Ma tempo da perdere non ce n’è davvero più.