“Mondo” In Australia non c’è più il diritto di sciopero

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 13 – Economia&Lavoro

    In Australia non c’è più il diritto di sciopero

      Il governo conservatore introduce una nuova legge: stop alle proteste, libertà di licenziamento

        SYDNEY – Scioperare potrà essere considerato illegale, i piccoli imprenditori potranno licenziare senza incorrere in penalità, e le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con facilità. Sono questi i punti principali delle nuove misure introdotte in Australia dal primo ministro conservatore John Howard, con l’intento-dice- di rendere il paese più competitivo sul mercato mondiale.

          Secondo il premier i cambiamenti sono «considerevoli ma giusti», e soprattutto eviteranno all’Australia di «finire con lo stesso tasso di disoccupazione della Germania». Il segretario del principale sindacato, Greg Combet dell’Actu, ha però immediatamente ribattuto, definendo le nuove misure «estremamente repressive» e sottolineando il fatto che «fanno diventare la salvaguardia dei lavoratori una pura illusione».

            Quello che il quotidiano «The Australian» ha definito «il più grande attacco ai sindacati mai verificatosi in Australia», prevede che il governo possa dichiarare uno sciopero illegale se comporta un danno all’economia, e ammette contratti privati tra datore di lavoro e singoli impiegati. Secondo questi accordi, anche diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni di ferie e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. Inoltre, aziende con non più di cento impiegati potranno licenziare in tronco senza motivi di «giusta causa» e senza incorrere in penalità.

              Ai sindacati sarà anche vietato l’ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale. Secondo i nuovi poteri, il governo potrà di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni. Il leader dell’opposizione, Kim Beasley, ha detto che «lotterà fino a che sarà necessario, per salvaguardare il diritto dei lavoratori australiani». Di parere opposto Peter Hendy, a capo dell’Australian Chamber of Commerce and Industry, che fornisce il più alto numero di impiegati alle aziende australiane, per il quale «le riforme non sono abbastanza coraggiose».

                Le nuove misure introdotte da Howard promettono di infiammare il dibattito tra conservatori e laburisti, soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per la fine del 2007. Per Dennis Shannnan, editorialista del quotidiano «The Australian», Howard avrebbe scelto bene i tempi, perchè «per allora i dibattito avrà perso consistenza, e i conservatori non rischieranno di perdere voti». Votare in Australia è obbligatorio per legge. Howard ha sottolineato quanto sia importante per l’Australia muoversi nel mercato libero, e ha anche chiesto ai lavoratori «fiducia nelle nuove misure e fiducia nel governo, che non ha alcuna intenzione di introdurre misure che siano dannose per i lavoratori australiani».