“Mondo” Il leader «atipico» che spacca il sindacato

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    pagina 14- Esteri

    Colloquio con l’uomo che ha guidato la fronda anti Afl-Cio

    Usa, la rivoluzione viola
    del leader «atipico»
    che spacca il sindacato

      Stern: «Sbagliato pntare solo sui democratici»

        dal nostro inviato

          CHICAGO – «Noi non vogliamo dividere il movimento sindacale, vogliamo ricostruirlo. Il principio di unità è importante. Quello di responsabilità lo è ancora di più: se stai andando nella direzione sbagliata, devi avvertire i tuoi compagni e cambiare strada, imboccarne una in fondo alla quale ci sia almeno una speranza».

          Andy Stern, il leader del Seiu, il maggiore sindacato americano che ha abbandonato l’Afl-Cio insieme ai camionisti di James Hoffa, è l’uomo del giorno. Nella sala congressi del «Navy Pier» di Chicago va avanti la «convention dimezzata», ma i «media» cercano lui: il leader carismatico e un po’ egocentrico dell’unica centrale in forte crescita di iscritti (1,8 milioni, quasi un raddoppio in 10 anni) che già a novembre, dopo la sconfitta elettorale di John Kerry, aveva avvertito: «Le cose sono due: o cambiamo tutti insieme il modo di fare sindacato, oppure noi ce ne andiamo».

          Pantaloni neri e camicia viola, il colore divenuto la bandiera della Seiu, Stern attraversa a piedi la città a passo di carica, passando da un’intervista alla Cnn ad un incontro con gli editorialisti del Chicago Tribune . L’ufficializzazione della rottura è stata per lui una liberazione, dopo settimane tesissime di accuse roventi e trattative sotterranee. Ma Stern sente comunque tutto il peso – politico e umano – della decisione con la quale ha spaccato, per la prima volta dal 1935, il sindacato americano.

            John Sweeney, il 71enne leader della federazione, l’ha trattato da traditore e ha definito la sua scelta un insulto ai lavoratori. Questo è il passaggio più difficile per Stern che è cresciuto nella Seiu, il sindacato dei servizi, quando il presidente era proprio Sweeney che lo scoprì, ne fece il suo delfino o lo designò suo successore quando, nel 1995, divenne capo dell’Afl-Cio. Come vive questa rottura? «E’ difficile fare un ragionamento pacato oggi – ci spiega Stern -, l’atmosfera della "convention" rende ogni reazione troppo emotiva. Dico solo che nessuno ama la sua famiglia, Dio e il sindacato più di John Sweeney. E’ una grande persona, un uomo integro. Continuo ad ammirarlo, ma questi non sono tempi normali: siamo davanti al mutamento economico più sconvolgente della storia.

            Molto più veloce e articolato delle altre fasi della "rivoluzione industriale", perché coinvolge tanto le tecnologie, in rapidissima evoluzione, quanto la dimensione del lavoro: con la globalizzazione cadono le barriere, cala il ruolo dei singoli governi, cresce il peso di imprese multinazionali che fissano gli standard del lavoro in varie parti del mondo. Problemi enormi che impongono al sindacato di ripensare sé stesso. Noi abbiamo posto questo problema all’Afl-Cio. Sweeney ha accettato la discussione ma non se l’è sentita di divenire egli stesso il promotore di un cambiamento profondo: si è limitato a moderare il dibattito. E tutto si è fermato nel gioco dei veti incrociati».

            Stern è accusato di aver posto le sue richieste – raggruppare le 57 «union» in non più di 15-20 federazioni, dirottare una parte dei finanziamenti per le campagne elettorali dei democratici verso le iniziative per l’allargamento della base degli iscritti – in termini ultimativi. Lui nega: «Non sono un dittatore, rispetto il processo democratico. Ma se un leader capisce che la situazione è grave deve agire di conseguenza, proporre scelte drastiche. E poi guardi che i lavoratori sono spaventati dal cambiamento, ma ne capiscono anche la necessità. Sono i più esposti: i primi a pagare se le cose non migliorano».

            Ma la ricetta degli scissionisti è davvero radicalmente diversa? Per il Wall Street Journal , ad esempio, il loro approccio è più moderno e realistico, ma poi, sui temi di fondo, tutti i sindacati rimangono protezionisti, vogliono tasse più alte e a regole più restrittive sull’utilizzo della forza-lavoro. Stern contesta questa analisi: «Il processo di globalizzazione in atto non mi piace, è vero. Il saldo tra benefici e svantaggi per i lavoratori americani è nettamente in passivo. Ma è un processo irreversibile: dobbiamo imparare a conviverci. C’è sempre un problema di distribuzione del reddito, certo. Ma questo non basta più: dobbiamo occuparci di come favorire la creazione di questo reddito, lavorare sull’aggiornamento professionale, lo spostamento del lavoro verso impieghi più qualificati e meno vulnerabili. Ragionando in questi termini riusciamo a discutere anche con aziende come "Yahoo!" e "E-bay"».

              E l’accusa di essere un sindacalista anomalo – uscito dalle grandi università della «Ivy League» anziché dalla fabbrica – che vuole trasformare il sindacato in una corporation? Per Stern non è un insulto: i tempi sono cambiati e anche il sindacato deve darsi un’impronta più manageriale.

              E la diffidenza dei politici democratici che temono di perdere l’appoggio delle «union»? Stern sostiene che la concorrenza tra sindacati avrà effetti benefici anche per i democratici. Avverte, però, che nel mondo di oggi le confederazioni non possono continuare a puntare tutto sul cambio degli equilibri politici. Ma se Kerry avesse vinto a novembre, lei oggi sarebbe qui? «Con i democratici al potere – ammette – sarebbe stato molto più difficile arrivare ad un confronto chiaro e ultimativo».

            Massimo Gaggi

              Profilo

              SERVIZI
              La Seiu è il sindacato che raggruppa, negli Stati Uniti, i lavoratori dei servizi

              ISCRITTI
              In forte crescita di iscritti, rappresenta circa 1,8 milioni di lavoratori

              DIVORZIO
              Il suo leader, Andy Stern, ha deciso di staccare la Seiu dal sindacato unitario Afl-Cio: è la prima volta che accade dal 1935

              CAMIONISTI
              Insieme alla Seiu, anche i camionisti di James Hoffa si sono separati dall’Afl-Cio