“Mondo” Il grande magazzino della moralità

09/12/2002

        8 dicembre 2002





        LA STORIA

        Un gigante della distribuzione

        Il grande magazzino della moralità
        di Marco Valsania
        Wal-Mart sembra un improbabile candidato per il ruolo di «Grande Fratello» di orwelliana memoria. E i Walton, la famiglia fondatrice da anni tra le più ricche d’America e ancora con profonde radici nell’azienda, appaiono altrettanto improbabili nel ruolo di novelli Catone il censore. Eppure l’impero americano e mondiale dei grandi magazzini ha indossato, volente o nolente, i panni di compasso morale negli Stati Uniti. Sempre più in grado, con l’adozione dei prodotti sui suoi scaffali e nei suoi chioschi, di fare o disfare il successo di film, dischi, libri, videogiochi e quant’altro l’universo dell’industria culturale possa sfornare. Di più: grazie all’ineguagliato potere commerciale condiziona, direttamente o indirettamente, gli stessi prodotti. Da giochi violenti e musica con contenuti troppo espliciti – da anni messi al bando – alla più recente rivisitazione di Dvd che «feriscano» il consumatore a colpi di immagini ritenute offensive. Tutto nel segno del rispetto di una politica di «family values», di valori familiari. Con la cruciale stagione natalizia ormai avviata e un’economia incapace di superare le difficoltà, l’influenza di Wal-Mart è semmai ulteriormente cresciuta. L’andamento delle sue vendite, per definizione a basso costo, ha resistito anche agli assalti della crisi e così ha fatto il suo titolo in Borsa, che dopo aver toccato minimi per l’anno a 45 dollari è risalito a 53 dollari. Nei negozi di Wal-Mart, infatti, sfilano ogni settimana cento milioni di persone e il giro d’affari annuale, che ha superato i 220 miliardi di dollari, supera il prodotto interno lordo anche di non pochi paesi sviluppati. La lunga mano "culturale" di Wal-Mart si estende al controllo del 30% delle vendite di video e Dvd e del 20% delle vendite di musica, pari a tre miliardi di dollari l’anno. Cifre che, tra l’altro, non tengono conto dell’editoria: qui le percentuali del mercato sotto l’ala del colosso dei grandi magazzini sono minori, forse il 12%, ma sufficienti a far sentire il loro peso. E l’importanza di un posto nei corridoi di Wal-Mart trascende le cifre: le vendite di film in cassetta e Dvd rappresentano ormai una componente essenziale delle entrate di un lungometraggio, indispensabili a garantire un profitto. Il re dei grandi magazzini richiede omaggi ai sudditi dei suoi volumi di vendita. I mogul dell’intrattenimento, ha rivelato la rivista americana dello spettacolo «Variety», abituati a viaggi tra Los Angeles, New York e Cannes, si recano ormai periodicamente in pellegrinaggio a Bentonville, la cittadina dell’Arkansas che ospita il quartier generale di Wal Mart, per chiedere udienza a nome dei loro prodotti. E sono restii a parlare degli incontri e degli «ingranaggi» interni del business, rispettando il velo di segreto mantenuto da Wal-Mart nei confronti della stampa, quasi leggendario tra i grandi retailer. A volte l’omaggio pagato impone chiari dazi su prodotti etichettati come creativi per eccellenza: di recente Columbia Pictures ha ridisegnato la copertina del Dvd di un popolare film, Big Daddy, dopo che Wal-Mart si era rifiutato di venderlo perché mostrava i protagonisti, un uomo e un bambino, che urinavano per strada. Questo dopo che negli ultimi anni sono saliti alla ribalta i casi di speciali versioni "censurate" di canzoni allo scopo di renderle appetibili a Wal-Mart. Anche qualche rivista si è mostrata disposta a discutere immagini e contenuti con Wal-Mart. Altre volte, il sospetto dei critici è quello più semplice di operazioni di autocensura: è l’oggettiva potenza commerciale del colosso del grandi magazzini a incoraggiare le società interessate a sfruttarla a dedicarsi a titoli o generi meno creativi e controversi. Il crescente ruolo economico conquistato da Wal Mart è indubbio ed è scritto nella sua storia. Fondata nel 1962 dai fratelli Walton a Rogers, in Arkansas, all’inizio del decennio successivo sbarca in Borsa e comincia la sua marcia dagli stati centro-meridionali verso il resto del Paese. Negli anni Ottanta nasce il suo sistema di comunicazioni satellitari, il più grande network privato del suo genere, per legare tutte le sue attività, simbolo di un’azienda all’avanguardia tecnolgica nella sua gestione. Gli anni Novanta vedono la morte del fondatore Sam Walton ma anche la promozione di Wal-Mart, per dimensioni, a capofila del settore del commercio al dettaglio americano. All’inizio del nuovo secolo Wal-Mart, dalle origine rurali, vanta di essersi trasformata nel più grande datore di lavoro privato al mondo, con oltre un milione di dipendenti, oltre 3.200 centri negli Stati Uniti e oltre mille nel resto del pianeta. È a questo successo imprenditoriale che si è affiancato il ruolo di grande magazzino della moralità. Wal-Mart rivendica prudenza e equilibrio in tutte le sue azioni: non fa mistero della sua difesa dei valori tradizionali, oppure del suo patrottismo con lo sventolio della bandiera americana nei sui negozi. Sui suoi scaffali, tuttavia, trovano spazio anche film con rating meno adatti ai minori. Se non vende alcuni farmaci anticoncenzionali, afferma di farlo per carenza di domanda e di essere pronta a indirizzare i consumatori verso altre farmacie. E si impegna a non lavorare con società che usino lavoro minorile o forzato e a non trattare diamanti utilizzati per finanziare guerre civili. Ma le polemiche sulla sua "moralità" vengono alimentate da altre pratiche più controverse: dalla ferrea opposizione al sindacato in azienda, con denunce delle «union» di ricorrere a metodi illegali, alla vendita di armi, nonostante il divieto ai videogiochi più sanguinari.