“Mondo” Il club dello shopping conquista New York

12/07/2005

    martedì 12 luglio 2005

    Abiti griffati, diamanti e verdura biologica: ma si acquista solo all’ingrosso

      Champagne e sconti
      Il club dello shopping conquista New York

        La formula Costco: tessera per i clienti e dipendenti ben pagati

          NEW YORK – Fare shopping per le signore liberal-chic di Manhattan non vuol dire solo visitare le boutique della Madison Avenue o quelle più nuove e trasgressive di Chelsea. Vuol dire anche mettersi alla guida del proprio macchinone familiare, attraversare l’East River e andare nel Queens a far la spesa da Costco, la catena di grandi magazzini che vende all’ingrosso e a prezzi superscontati qualsiasi genere: dalle confezioni-famiglia di carta igienica alle casse di champagne (12 bottiglie di Dom Perignon a 1.184,99 dollari), con offerte speciali anche di abiti griffati (un vestito da uomo firmato Valentino da 499,99 dollari) e perfino diamanti (5,25 carati per «soli» 48.599,99 dollari). Il risultato non è solo fare la spesa risparmiando un bel po’ di dollari, ma anche essere alla moda nel «votare con i piedi» a favore della grande distribuzione «di sinistra».

          LA BORSA – Costco, che funziona come un club (ma basta pagare 45 dollari l’anno per avere la tessera) è, infatti, l’anti WalMart: se quest’ultimo è il colosso della grande distribuzione odiato dai sindacati, dai Verdi e dai liberal per le sue pratiche salariali, ambientali e commerciali (verso la Cina), Costco si presenta come il campione politically correct dei «bassi prezzi dal volto umano». Un’immagine che sta pagando anche in Borsa, dove le quotazioni di Costco (trattato al Nasdaq) sono in rialzo del 13% nell’ultimo anno e del 20% dall’estate 2000, contro una perdita rispettivamente del 4% e 20% del rivale WalMart.

            La concorrenza diretta fra le due catene avviene nel mercato dei «club», perché in quello degli ipermercati Costco non è presente e WalMart è dominante. Fra gli operatori con la formula «club» (importata in Italia dalla Metro, per chi ha la partita Iva), i Sam’s Club di WalMart sono invece battuti in popolarità e volumi di vendite dai 415 grandi magazzini di Costo, che vantano 42 milioni di membri in 36 stati Usa, più Portorico, Canada, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Gran Bretagna.
            La filosofia di base di Costco è molto simile a quella dei Sam’s Club: magazzini con la merce impilata senza alcuna concessione a fronzoli né presentazioni accattivanti, offerta di un numero limitato di prodotti di solito in confezioni all’ingrosso, ordini di massa ai fornitori per assicurarsi i migliori prezzi, ricarico minimo e quindi margini di profitto all’osso, puntando ai guadagni sugli alti volumi.

            I PRODOTTI – Di diverso c’è l’enfasi su una qualità più elevata e prodotti più sofisticati se non esclusivi – da Costo si possono trovare, per esempio, le verdure organiche e l’aceto balsamico -, ma soprattutto l’enfasi su come sono trattati i dipendenti. WalMart infatti è nel mirino dei sindacati, che non ci hanno mai potuto mettere piede e che la denunciano per pagare salari infimi (una media di 9,96 dollari l’ora, con molti lavoratori sotto i 7 dollari) e non fornire l’assicurazione per la salute alla maggioranza dei dipendenti. Costco non è che ami i sindacati, ma li tollera negli stabilimenti che ha ereditato con l’acquisizione di Price Club (in tutto è sindacalizzato il 20% degli 84 mila lavoratori negli Usa); pubblicizza un salario medio di 17,41 dollari l’ora e la copertura assicurativa di gran parte della sua forza lavoro. Il risultato, secondo i manager di Costco, è un minor turn over e una maggiore professionalità dei dipendenti: «Prima di tutto pagare un equo salario è la cosa giusta da fare. E poi nel lungo termine produce buoni dividendi per i nostri azionisti».

              RIVALI - La rivalità fra WalMart e Costco si è espressa nell’ultimo anno anche sul campo politico in senso stretto: i tre top manager della prima catena hanno donato individualmente il massimo per la rielezione del presidente repubblicano Gorge W. Bush (2 mila dollari a testa) e Jay Allen, vicepresidente dei corporate affairs, ha organizzato la raccolta di oltre 100 mila dollari guadagnandosi l’appellativo di «Pioniere» della stessa campagna Bush. All’opposto, l’amministratore delegato di Costco Jim Sinegal è stato un vivace oppositore della guerra in Iraq e di Bush, nonché un convinto supporter dello sfidante democratico John Kerry.

                Anche per questo forse nella democratica Grande Mela il capannone di Costco, megaparcheggio compreso, non ha mai suscitato proteste e andarci a far la spesa è uno status symbol; mentre si stanno già preparando le barricate contro il paventato sbarco di WalMart, i cui grandi magazzini sono accusati di uccidere le comunità americane e spargere cattivo gusto. Ma anche Costco non è immune da critiche e contestazioni, perché per esempio non ha finora accettato un monitoraggio esterno degli standard lavorativi nelle fabbriche dei suoi fornitori dal Terzo Mondo.

                Maria Teresa Cometto