“Mondo” Federated May sfida Wal Mart

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005

      sezione: FINANZA INTERNAZIONALE – pagina 32

      Formalizzata la fusione da 11 miliardi di dollari che darà vita alla maggiore catena di grandi magazzini degli Usa
      Federated May sfida Wal Mart
      Sotto un unico ombrello Macy’s, Bloomingdale’s, Lord & Taylor e Filene’s
      STEFANO CARRER

      DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK • « Questo è davvero un exciting day per la distribuzione commerciale in America » : non tutti sono d’accordo con questo entusiamo ottimistico, ma la dichiarazione di Terry J. Lundgren, presidente di Federated Department Stores, evidenzia la portata strategica per l’intero settore del retailing della fusione da 11 miliardi di dollari che darà vita alla principale catena di grandi magazzini degli States. Federated — che controlla tra l’altro le tappe obbligatorie dei turisti a New York, Macys’s e Bloomingdale’s— acquisirà infatti May Department Stores, che possiede Lord & Taylor, Marshall Field’s, Robinsons May, Filene’s e Hetcht’s. Ogni azione May verrà scambiata con 17,75 dollari in contanti e 0,3115 azioni Federated ( che accollerà anche 6 miliardi di dollari di debito): un valore totale di 35,5 dollari, rispetto ai 35,35 della chiusura May di venerdì scorso e ai 27,84 dollari del giorno precedente all’emergere delle voci sull’imminente takeover.

      La logica dell’operazione è chiara e non certo originale, visto che sta per essere finalizzata un’altra fusione da oltre 11 miliardi di dollari, quella tra le catene Sears e Kmart: consentire a un gruppo dalle spalle più forti di controbattere un assalto concorrenziale portato da più fronti.


      Da un lato c’è la crescita inarrestabile della distribuzione " discount": dal colosso Wal Mart, che con il suo giro d’affari da 262 miliardi di dollari nel 2004 surclassa i circa 30 miliardi di ricavi della futuro gruppo Federated May, a Target. Dall’altro lato incalzano le catene specializzate di successo, da Victoria’s Secret a Gap, e i retailers che si ritagliano spazi concentrandosi sulla fascia medio alta del mercato, come Neiman Marcus e Nordstrom. Così diventano necessarie maggiori economie di scala e un più spiccato potere di contrattazione nei confronti dei produttori: non a caso gli analisti di Wall Street hanno preso a scommettere su altri accordi prossimi venturi ( spiccano, per esempio, le indiscrezioni su Saks Fith Avenue). Ma la corsa al gigantismo della grande distribuzione suscita anche forti preoccupazioni, e non solo perché si attende che il nuovo gruppo procederà a migliaia di licenziamenti e alla chiusura di 100 200 strutture commerciali, su un totale di mille.


      « In generale, è una cattiva notizia per il settore, per i fornitori e per i consumatori » , ritiene Dan Hess, presidente della società di ricerca Merchant Forecast, secondo il quale si riducono le opportunità di scelta per gli utenti e una larga fetta di piccole e medi fornitori rischia di essere tagliati fuori. Un timore che circola anche presso gli stand della Fashion Coterie & Sole Commerce, la fiera di abbigliamento femminile che si tiene in questi giorni ai Show Piers on the Hudson di Manhattan con una folta partecipazione italiana: non solo la forza dell’euro, la concorrenza asiatica, le feroci pressioni al ribasso sui prezzi, ma anche il consolidamento della distribuzione rischia di penalizzare ulteriormente i produttori europei. Gli osservatori " nostalgici" lamentano inoltre la scomparsa di grandi magazzini che un tempo facevano parte del paesaggio culturale di alcune grandi città, o dei compratori specializzati che una volta, per conto dei department stores, riuscivano a scoprire e a lanciare nuovi talenti.