“Mondo” Della guerra fredda è rimasta la tavola calda

11/12/2002
il Riformista
 



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11 Dicembre 2002
RUSSKOE BYSTRO. VIENE DAL RUSSO (IN FRETTA)
LA PAROLA BISTRO GLOBALIZZATA DAI FRANCESI
Della guerra fredda è rimasta la tavola calda

In Russia una catena cosacca di fast food resiste fieramente all’invasione dei McDonald’s

«Se un russo sputa nel borsch rimane borsch, se uno straniero sputa nel borsch non è
più borsch». Questa massima, invero un po’ masochistica e schifosa (riferita alla vivanda
nazionale russa, la minestra di cavoli e barbabietola, dal colore rossastro e non di rado
guarnita con candida panna acida), rientra nel repertorio della gastroideologia, che oggi
conosce una notevole rinascita, non solo nell’ex Urss. Non risulta, fortunatamente, che
la massima sia riportata su targhe tipo quelle da appendere nelle osterie. Dunque, non si
prospettano prove, con relative degustazioni. Ma se qualcuno si decidesse a produrle,
queste targhe, con questa scritta, difficilmente troverebbero collocazione migliore che in
un Russkoe Bystro. Si tratta di una catena di fast food cosacchi, i quali non avranno
sgominato la micidiale concorrenza dei McDonald’s ma dimostrano una certa tenuta
essendo, a pochi anni dall’apertura, discretamente frequentati dai moscoviti.
Il sindaco della capitale, Jurij Luzhkov, ha del resto patrocinato l’operazione permettendone

la sia pur limitata riuscita. Ma prima di entrare nei locali deputati alla riscossa della culinaria
slavofila, è opportuno un passo indietro sull’origine della parola che è stata utilizzata come
nome della catena: Russkoe Bystro, cioè Bistrò Russi, si pronuncia "Rùsskoie Bìstro".
E vuole un paradosso etimologico che derivi dal francese "bistro" che, a sua volta, deriva
dal russo "bystro". Si narra difatti che i cosacchi, giunti a Parigi dietro i resti dell’armata
napoleonica, abbiano a tal punto tempestato i ristoratori della città con l’ordine "bystro",
cioè "in fretta" (l’equivalente russo di "come on" in inglese, l’espressione usata, tra l’altro,
dai terroristi ceceni con gli attori di Nord Ost per farli sgomberare il palco), da far nascere
la denominazione Bistro per i locali dove si consuma un pasto veloce.
Come tutte le mode d’Oltralpe, anche quella dei bistrò si diffuse rapidamente fuori dei
confini e imponendosi, naturalmente, col nome modificato, ovvero francesizzato raggiunse
la Russia (dove suona un po’ come "media", detto all’americana in Italia, la terra in cui
nacque il termine latino "medium" da cui deriva). Il comunismo cancellerà tutto ciò,
diventando presto sinonimo di decaduta qualità: del servizio come del menù.
Non c’è allora da meravigliarsi se ancora prima della fine dell’Urss, nella capitale sovietica

si insediarono, con grande successo, una serie di McDonald’s: la guerra fredda finì, prima
che in ogni altro modo, con la tavola calda. Oggi non c’è angolo del centro che sia privo
di McDonald’s: da piazza Puskin, all’Arbat passando per via Tver’, già Gorkij, ogni scorcio
simbolico della capitale ne offre uno, piazza Rossa a parte. Per non parlare del Kentucky’s
fried chicken in prospettiva Kutuzov e così via. Sicché, un gruppo di imprenditori moscoviti,
non privi di un certo gusto etimologico, patrocinati e appoggiati dal potentissimo Luzhkov,
si mossero con l’intento di ristabilire l’equilibrio. Come sigla di riconoscimento della loro
catena di fast food ispirati alla cucina nazionale e destinati a combattere la piovra della
polpetta, scelsero il nome "Russkoe Bystro".
L’arredamento è scarno, non molto caldo. Più che certe osterie dell’Ancièn régime zarista,

ricorda le spartane ambientazioni sovietiche. Sull’insegna, la testa di un cavaliere dello zar,
con colbacco e baffi d’ordinanza: di qui l’accostamento ai cosacchi. Non c’è mai ressa.
Si trova sempre posto. I cibi che si consumano sono quelli della tradizione: oltre al borsch,
sopra tutto i pirozhki, paste salate con ripieno di carne o verdura o funghi. Il menù, su carta
gialla, appeso dietro al bancone, presenta poche cose ma in diverse variazioni.
Si diceva del décor. In rispetto dell’usanza russa che vuole certi locali d’una volta privi di
toilette, anche qui manca. Eppure, come noto, il borsch e il freddo sono miscela altamente
diuretica. Né ci sono fuori steppe o boschi di betulle dove fare panteisticamente pipì.
Inoltre, tra gli avventori, prevalgono i non più giovani, persone di prostata non più ferrea.
Ma allora, come diceva Lenin, "che fare?" Se colti da necessità impellenti, i clienti vanno
al McDonald’s. Ma solo per servirsi del bagno, tanto l’ingresso è libero.


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