“Mondo Convenienza (2)” «Ma noi non rifiutiamo quel posto»

04/05/2005
    mercoledì 4 maggio 2005

    Pagina 12 – Pistoia

      «Ma noi non rifiutiamo quel posto»
      Parlano gli esclusi da Mondo Convenienza: siamo stati snobbati 70 posti sguarniti? Molti candidati non hanno avuto risposta…

      di Francesca Gori

      PRATO. Il giorno dopo è un giorno di collera trattenuta a stento, di indignazione. Tantissimi giovani hanno chiamato la redazione del Tirreno per far presente che un lavoro domenicale lo accetterebbero anche, solo che non hanno avuto il piacere di essere ricontattati. Sono giovani che hanno risposto all’annuncio di «Mondo Convenienza», che in molti casi hanno sostenuto un colloquio ma che da allora non sono stati più considerati. Emerge così una realtà più complessa di come l’aveva descritta ieri l’azienda – che ha lamentato di non riuscire a reperire il personale per aprire il negozio di Prato.

      La realtà di un lavoro impegnativo, pagato appena 950 euro al mese, comprese le domeniche. La realtà di decine di curriculum che non hanno avuto risposta, forse archiviati o cestinati. E’ questo il quadro che molti giovani che hanno sostenuto il colloquio con “Mondo Convenienza” fanno della proposta contrattuale che hanno ricevuto. Altro che Prato isola felice, dove non c’è bisogno di lavorare o che disdegna di lavorare la domenica… Chiamano in tanti. Sono infuriati, perché molti di loro erano disponibili a lavorare la domenica e anche a spostarsi per gli stage di formazione, ma l’azienda in alcuni casi non ha nemmeno risposto alla loro candidatura. «Mio figlio ha inviato due curricula a Mondo Convenienza – racconta una signora – e non ha nemmeno ricevuto risposta». Tanti, tantissimi quelli che hanno fatto il colloquio, e che sono stati selezionati per il secondo appuntamento. «Nel primo colloquio – racconta Emanuela, una disoccupata di 28 anni – ci hanno fatto fare un test psicologico, poi ci hanno spiegato le mansioni che avremmo dovuto svolgere una volta assunti. Io ho lavorato per anni in una ditta di spedizioni e mi avevano selezionata per occuparmi degli imballaggi. Avevo dato disponibilità anche per lo stage fuori Toscana e per lavorare la domenica, ma non mi hanno nemmeno risposto». Nella stessa situazione di Emanuela anche Gaia, Marco, che a 36 anni non è stato nemmeno contattato dall’azienda, Leonardo, Alberto, Giuseppe. Ma c’è anche a chi l’azienda ha risposto con un “grazie, ma per ora non abbiamo bisogno di lei”. E’ il caso di Simone, 28 anni, iscritto fino allo scorso mese alla mobilità. «Io ho fatto due colloqui come magazziniere – racconta – e l’esperienza ce l’ho perché ho fatto questo lavoro per tanti anni in una ditta tessile. Dopo due colloqui che mi sembravano essere andati bene, mi hanno risposto che non avevano bisogno. E ora raccontano che a Prato non trovano personale e che ci sono ancora posti vacanti per magazziniere. A me andava bene, anche perché vorrei sposarmi e magari comprare una casa, ma è impossibile».

      «Il problema di chi non vuole lavorare la domenica c’è – dice Emilio Testa, segretario della Filcams Cgil – ed è anche vero che riguarda i giovanissimi. Ma bisogna fare delle distinzioni. Se i più giovani hanno voglia di andare al mare la domenica non è un buon motivo per dire che a Prato c’è lavoro per tutti. Il problema infatti riguarda l’anagrafica dei lavoratori. Con la crisi del tessile sono rimasti fuori dalle aziende tantissime persone, donne e uomini, che hanno più di 40 anni. Certo, per mantenere una famiglia, si fa anche il sacrificio di lavorare la domenica».

        I sindacati ora cercheranno dei contatti con l’azienda per capire meglio la vicenda. «Bisogna anche vedere che requisiti sono stati richiesti – dice Aniello Montuolo, segretario della Fisascat Cisl – perché di fronte al bisogno tutti sono pronti ad arricciarsi le maniche anche di domenica».