“Mondo” Antitrust, il pericolo (per ora) è lontano

08/04/2004

      sezione: COMMENTI E INCHIESTE
      data: 2004-04-07 – pag: 9
      autore: M.VAL.
      Antitrust, il pericolo (per ora) è lontano
      NEW YORK • Potrebbe diventare l’antitrust il grande avversario di Wal-Mart e delle sue continue ambizioni? Anche se iniziative anti-monopolistiche appaiono per il momento improbabili, due aspetti sono stati invocati dai critici dell’impero del retail: la crescente concentrazione delle vendite nelle mani della società, con la conseguente diminuzione della concorrenza; ma anche una ben più arcana — e sofisticata — preoccupazione, il cosiddetto "monopsony", il "monopsonio". Quest’ultimo timore nasce quando le aziende detengono eccessivo potere sui fornitori, tale da manipolare al ribasso i loro prezzi. L’effetto da evitare: una distorsione del mercato che alla fine fermi l’innovazione e la produzione, quindi danneggi i consumatori. Uno dei primi casi ha coinvolto i produttori di mirtilli del Maine: hanno denunciato — con successo a livello statale — i grandi distributori per aver cospirato allo scopo di abbassare illegalmente il prezzo del frutto. Ma la battaglia dei mirtilli non è rimasta una vicenda isolata: la International Paper è stata accusata di aver creato un cartello per imbrigliare prezzi del legname pagati ai fornitori. Nonostante l’enorme influenza di Wal-Mart, però, le armi dell’antitrust potrebbe rivelarsi spuntate o difficili da sfoderare.
      Danni da "monopsonio" appaiono difficili da dimostrare: mancano indicazioni che le pressioni della società sui fornitori si traducano in loro crisi o inefficienze. I risparmi ottenuti dal colosso dei grandi magazzini, inoltre, si trasformano in vantaggi per i consumatori, perché l’azienda passa i risparmi sotto forma di inferiori prezzi al dettaglio, rendendo ancora meno attraente un’azione antitrust.
      I risparmi garantiti ai consumatori rendono elusivo anche il più tradizionale attacco antitrust, quello legato a un danno diretto ai consumatori causato dall’eccessiva concentrazione in un settore.
      Il mercato del retail, inoltre, rimane articolato e relativamente frammentato: Wal-Mart rappresenta soltanto il 20% delle vendite complessive dei primi cento grandi magazzini statunitensi.
      Una realtà che lascia ancora ampi margini alla concorrenza. L’evoluzione stessa della dottrina anti-trust, oltretutto, gioca a favore di gruppi quali Wal-Mart. L’enfasi si è spostata negli ultimi decenni sempre più verso l’impatto immediato sui prezzi pagati dai consumatori, non tanto sulle condizioni del settore e sul clima concorrenziale di più lungo periodo. Una svolta rispetto alle origini: la principale normativa anti-trust nel commercio al dettaglio, il Robinson-Patman Act del ’36, era nato proprio per limitare il potere di una vasta catena, la Great Atlantic & Pacific Tea Company, con l’obiettivo di proteggere piccole realtà locali. Questa preoccupazione era condivisa in altri settori: la rottura della Aluminum Company of America nel ’45 avvene citando la preferibilità d’una concorrenza tra piccoli protagonisti. Nel ’66 venne portata in tribunale una fusione di supermercati a Los Angeles che minacciava di mettere le mani su un modesto 7,5% del mercato locale. Il cambiamento scattò negli anni 80, con la spinta alla deregolamentazione degli anni di Reagan: per misurare la necessità di interventi antitrust, doveva anzitutto essere preso in considerazione l’impatto sui prezzi per i consumatori.
      Un impatto su cui Wal-Mart può sicuramente contare, avendo promosso finora flessioni nei costi per le famiglie americane.