Molestie sessuali, toccherà all’accusato discolparsi

12/06/2001
La Stampa web


 


Martedì 12 Giugno 2001

Il Consiglio Affari Sociali a Lussemburgo: i datori di lavoro dovranno garantire ambienti liberi dalle discriminazioni
Molestie sessuali, toccherà all’accusato discolparsi
L’Unione europea vara la nuova norma: si ribalta l’onere della prova
Maria Maggiore
LUSSEMBURGO Arrivano nuove norme dall’Europa sulla parità tra uomini e donne al lavoro, con conseguenze importanti per il trattamento delle molestie sessuali. Le aggressioni in ambiente di lavoro rientrano ormai nelle discriminazioni, ribaltandone l’onere della prova quando si arriva a un processo per molestie. D’ora in poi spetterà al datore di lavoro dimostrare la sua innocenza e non alla vittima. E’ la novità più importante introdotta con la nuova direttiva sull’uguaglianza di trattamento tra i sessi, approvata ieri all’unanimità nel Consiglio Affari sociali tenutosi a Lussemburgo.
Mentre i ministri degli Esteri erano occupati, in una sala attigua, a risolvere il complicato caso creato dal "no" irlandese al Trattato di Nizza, i Quindici responsabili per gli Affari sociali, aggiungevano qualche tassello alla costruzione dell’ "Europa sociale". La direttiva sulla parità dei sessi aspettava dal 1976 una revisione, che introducesse delle regole sulle nuove disparità nel mondo del lavoro. "Le molestie creano una discriminazione" si legge sul testo che entrerà in vigore il primo gennaio del 2002. Il datore di lavoro adesso, non soltanto deve liberarsi dall’accusa di "molestatore", se è il caso, ma diventa responsabile "dell’ambiente di lavoro, deve cioé assicurare che le relazioni tra i suoi impiegati siano regolari".
Per la prima volta viene anche consentita la "discriminazione positiva" a favore delle donne. In pratica si potranno fare delle assunzioni per sole donne se il loro numero risulta troppo limitato o favorire degli avanzamenti di carriera se nei posti alti vi sono solo uomini. Tutti principi generali, che devono adesso essere trasformati in legge dagli Stati.
L’Italia, rappresentata in questo Consiglio solo da funzionari del Ministero, ha preferito non esprimersi sul dossier, per lasciare il tempo al nuovo ministro Roberto Maroni di studiare la proposta e venire a comunicare direttamente ai partner europei la posizione del nuovo Governo. E’ stata così posta una riserva "tecnica", più di stile che di contenuti, fino al voto formale che avverrà in un prossimo Consiglio Ue. Ma, ammesso che l’Italia cambi atteggiamento, la maggioranza richiesta è ormai raggiunta tra i Quindici.
Ana Diamantopoulou, Commissaria Ue per gli Affari sociali, ha commentato la decisione presa dai ministri "di portata storica" per la parità uomo-donna, confessando che anche lei, imprenditrice greca, è stata oggetto di molestie durante il suo primo incarico.
La Commissione non è invece riuscita a far passare la proposta di un Tribunale di prima istanza, formato da "esperti indipendenti", che sarebbe stato responsabile di giudicare tutte le cause di discriminazione uomo-donna.
Tra le novità del nuovo pacchetto parità qualche passo avanti si registra anche per gli uomini. E’ stata infatti stabilita la possibilità del congedo di paternità nel caso della nascita di un figlio. E per alcuni Paesi come il Regno Unito questa è una vera rivoluzione da digerire.
Infine un accordo importante a livello europeo è quello raggiunto sull’obbligo di consultare e informare i lavoratori anche nelle imprese di taglia media, con almeno 50 impiegati. In Italia la normativa esiste già da tempo nei contratti collettivi di categoria. Al momento del voto finale potrebbero essere introdotte però delle novità sulle sanzioni da applicare a chi non rispetta le regole, con la sospensione dell’atto, per esempio un piano di licenziamenti, fino a che le parti, datori di lavoro e impiegati, non si siano seduti intorno a un tavolo per trovare soluzioni alternative. Gli Stati-membri sono sembrati molti "freddi" su quest’ultima eventualità.
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