Modigliani: «La Bce deprime l’occupazione»

28/10/2002




        26 ottobre 2002

        EUROPA
        Modigliani: «La Bce deprime l’occupazione»
        Barbara Pezzotti


        (DAL NOSTRO INVIATO)
        BRESCIA – «La Bce continua a sbagliare». Franco Modigliani, premio Nobel (1985) per l’economia, accusa la Banca centrale europea di aver depresso il mercato del lavoro e di continuare a non fare nulla per l’occupazione in Europa. È colpa dell’istituzione comunitaria, secondo l’economista, e della rigida struttura del lavoro se il tasso di disoccupazione nel Vecchio Continente resta alto, in media quasi al 10%, rispetto al 6% degli Stati Uniti. «Nonostante gli Usa vivano una congiuntura difficile – spiega Modigliani, intervenendo in videoconferenza al Convegno internazionale di studi «La sfida dei mercati globali: una risorsa o un rischio?» organizzato a Brescia dall’Iseo (Istituto di studi economici e per l’occupazione) – il tasso di disoccupazione americano è inferiore di quattro punti rispetto all’Europa». Ma non è sempre stato così. Anzi, nel passato l’America era un Paese con molti più senza lavoro rispetto all’Europa. Cosa è successo? Modigliani mette sotto accusa le politiche della Bce. «Mettiamola così – afferma – La Federal Reserve americana fa più o meno le cose giuste, mentre la Bce fa più o meno le cose sbagliate». La Banca centrale europea, continua il premio Nobel, si è imposta target modesti che si riassumono essenzialmente nella stabilità dei prezzi. «Non c’è alcuna indicazione per la disoccupazione. Obiettivi di questo tipo inevitabilmente deprimono la crescita e portano alla disoccupazione. La Bce dovrebbe andare a scuola dalla Fed che punta al pieno impiego, pur tenendo sempre sotto controllo l’inflazione». Ma la disoccupazione è generata non solo da politiche sbagliate, ma anche dalla rigidità del mercato del lavoro in Europa. «Negli Usa c’è flessibilità sia in uscita sia in entrata e i lavoratori sono disposti ad accettare condizioni meno remunerative e a spostarsi». In Europa, invece, i salari minimi sono più elevati; c’è una scarsa mobilità territoriale motivata anche dalle differenze linguistiche e culturali dei Paesi dell’Unione; il mercato del lavoro non è uniforme. «Inoltre – continua Modigliani – la tassazione legata al sistema pensionistico è molto più pesante. Se negli Usa il prelievo in busta paga è del 12,5%, in Europa si arriva a una media del 25-30% e in Italia fino al 40 per cento». Modigliani elenca i motivi di questo record negativo: le pensioni sono più generose; il calcolo è spesso iniquo; le pensioni di anzianità sono un buco nero che fagocita risorse. Per superare tutti questi problemi il premio Nobel ha da tempo una ricetta per l’Italia. «La mia riforma prevede un abbassamento del contributo pensionistico almeno al 24%, utilizzando il Tfr. Una manovra decisiva nel ridurre il cuneo tra il costo lordo del lavoro e il salario netto percepito in busta paga. Questa differenza genera infatti effetti negativi, come il lavoro nero e la disoccupazione». Modigliani è invece contrario alla privatizzazione delle pensioni, «operazione rischiosa che genererebbe incertezza e disuguaglianze arbitrarie».