Moderni e flessibili, anzi sfruttati

08/02/2002

��Congresso Cgil





Moderni e flessibili, anzi sfruttati

di�
Oreste Pivetta


 Pilar Segovia racconta la storia di quelli meno garantiti di tutti, gli immigrati. Sale alla tribuna del congresso quando mancano cinque minuti alle quattro, si presenta: �Sono peruviana e vengo da Genova, da quando ho cominciato a collaborare all’ufficio immigrati…�. Con la voce tremante di un esordio, parla emozionata della legge Bossi-Fini e dei suoi regali alle ragazze che assistono gli anziani e a Genova sono tante perch� Genova � una citt� molto invecchiata, alle domestiche che non sono pericolose perch� �sono solo serve�, del lavoro �usa e getta�, delle tasse arretrate e della maternit�, che � un diritto anche per loro. Poi annuncia un successo, anche suo: settecento di quelle donne si sono iscritte l’anno scorso alla Cgil. Sicuramente lavorano in nero o a met�: qualcosa regolare per garantirsi il permesso di soggiorno, il resto nell’ombra. Cos� nasce il lavoro grigio, flessibilissimo, ma non sta dalla parte della modernit�: ha il colore del vecchio sfruttamento.
�Vedi – mi dice una ragazza bionda che si chiama Flavia Villani e che viene da Firenze – i giovani arrivano al sindacato appena possono o appena hanno bisogno, bisogno di sapere magari quanto corre tra la loro paga e quello che dovrebbero guadagnare in base a un contratto. Il sindacato vorrebbe che arrivassero prima possibile: per questo abbiamo provato, a Firenze, ad avvicinarci anche nelle scuole�.
Il �sindacato dei garantiti�, malgrado quanto si dica di lui e della sua aria da scialuppa di salvataggio per benestanti, continua a piacere e a servire: nessuno lo vede cos� �arroccato a difesa dei privilegiati�, non � un estraneo che si interessa solo dei pi� fortunati, una roba del passato in un mondo che cambia e che vorrebbe tutti flessibili, dinamici, in carriera, competitivi.
� anche una questione di parole, di uso distorto delle parole. �Togliamo di mezzo espressioni di quel genere: garanzie, privilegi. Non scambiamo la difesa di un lavoro, di una professionalit�, della propria dignit� con un privilegio. Diciamo invece che la flessibilit�, ad esempio, non dovrebbe essere il risultato di una condizione senza diritti. Piuttosto affermiamo nella contrattazione i temi della formazione, della qualificazione professionale, della competenza e della conoscenza�.
Il sindacato non � un corpo molle astrattamente politico. A Genova come a Firenze come in qualsiasi altra parte d’Italia questi problemi li misura ogni giorno: chi nega che ci debba essere flessibilit�, il problema � che non la paghino proprio i pi� deboli. �Non facciamo confusione: la flessibilit� � di classe�. In che senso? Da anni ormai ci spiegano che i giovani amano muoversi, che amano il lavoro interinale, i contratti a termine, che vogliono provare un mese qui e due mesi da un’altra parte e poi magari andarsene in America. �Questione di classe. Cio� dipende dalla classe di provenienza�. Come diceva Gianni Amelio, il regista: sono nato povero e pago un ritardo di dieci anni per questo, arrivo sempre dieci anni dopo. Cio� l’istruzione, la famiglia che ti difende, il benessere originale che ti mette al riparo da ogni assillo: un giovane cos� pu� amare la propria flessibilit� (e pu� contrattarla meglio). In stato di povert� personale o di poco lavoro, la flessibilit� � solo un ripiego di fronte al nulla, una scelta da rassegnati, solo un’arma in mano a chi ti vuole sfruttare meglio. Per questo la formazione, la conoscenza, la cultura sono obiettivi: �Livelli formativi pi� alti – spiega Flavia – per una pi� alta forza contrattuale. Non siamo per la flessibilit� imposta�. Formazione come un work in progress: questa � una battaglia di anni del sindacato e sarebbe sulla strada dell’invocata innovazione, anche delle tre �i� berlusconiane, inglese, internet, impresa.
La conoscenza, la cultura, l’informazione sono sempre state la prima via di progresso e sarebbero la prima tutela. Paola Bertolucci, dirigente sindacale in Sardegna e funzionaria della Regione, in ufficio � un’ipergarantita. Si occupa di biblioteche, il contratto, il ruolo, l’autorit� sono dalla sua e capovolge, respingendola, la critica: �� inutile – commenta – che ci parlino di un sindacato di garantiti, detentore di privilegi, mentre siamo davanti a un attacco frontale a tutti i diritti che abbiamo conquistato e con qualsiasi arma, per consolidare il potere di un’allenza politico-economica. Alle radici non c’� libert� senza conoscenza. Aveva ragione a ricordarlo Epifani l’altro giorno, introducendo un dibattito. Stanno espropriandoci del diritto all’ informazione e alla conoscenza. Altro che sindacato alla difesa dei pochi della sua tradizione: c’� una politica che usa il cuneo per spezzare, rompere, cancellare�.

Andrea Montagni ricita Cofferati: non si danno diritti agli altri, togliendoli a quelli che li hanno, non si tratta di ridurre ma di estendere lo statuto dei lavoratori. Montagni cita anche Berlinguer di �rivoluzione e conservazione�: si cambia, per difendere le cose buone che abbiamo costruito, mentre nel disegno degli avversari del sindacato � rendere precario ci� che ancora non � precario. Togliere piuttosto che aggiungere. Trasformano in una battaglia ideologica ci� che � soltanto un conto di interessi.
Pina Morra fa la sindacalista nei reparti verniciatura della Fiat: ci fa un elenco di atipici, lavoratori in leasing, lavoratori a progetto, appaltati, interinali sempre pi� ricattabili, usa e getta senza la carta d’identit� dell’immigrato. Pi� quelli che il lavoro semplicemente non ce l’hanno… Ma la fabbrica postfordista non finisce a Torino e la flessibilit� si esercita nella dimensione globale: la Fiat pu� chiudere, trasferire, riaprire, acquisire il massimo vantaggio. Il sindacato della globalizzazione ha di fronte quest’altro mondo, dentro il quale le differenze si allargano, si smobilita il rapporto tra impresa e territorio, tra impresa e societ� civile e il lavoro diventa merce che si regola seconda i vantaggi del mercato e i lavoratori sono qualcosa che fluttua, senza neppure la salvaguardia di un legame di luogo: ci sono o non ci sono, secondo necessit� di chi deve guadagnare. Questo � il paesaggio che dipinge la cronaca economica e che i lavoratori riassumono nelle loro esperienze: quella rottura tra garantiti e esclusi poteva richiamare un ritardo, � diventata un’invenzione, uno di quei cunei che demoliscono. Gli ultimi scioperi della new economy e prima ancora i licenziamenti o le minacce hanno frenato l’onda felice delle sensazioni on line: una delle tre �i� berlusconiane s’� rivelata meno ricca e appetibile, a distanza di pochi mesi o di pochi anni dalla sua apparizione. Il simbolo di quell’innovazione trionfale e di quelle fantasiose sfide imprenditoriali s’� ritrovato sulla solita strada di un lavoro in crisi.