«Modello partecipato per le casse aperte»

18/10/2004

            domenica 17 ottobre 2004


              sezione: PRIMO PIANO – pag: 3
              Governance / La proposta del presidente Covip
              «Modello partecipato per le casse aperte»
              RICCARDO SABBATINI
              MILANO • Nei fondi pensione aperti ad adesione collettiva dovrebbero «essere presenti anche i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori». È la proposta che ha avanzato il presidente della Covip (l’autorità di controllo sui fondi pensione) Luigi Scimia intervenendo venerdì a Roma ad un convegno promosso da Motepaschi vita sulla "buona governance" nel settore finanziario ed assicurativo.

              Scimia ha fornito uno spaccato sulla struttura del mercato, ancora di modeste dimensioni, della previdenza complementare che peraltro realizza performance peggiori rispetto a quelle del Tfr. Nei primi 8 mesi dell’anno i fondi pensione hanno avuto in media un rendimento dell’1,8% contro il 2,1% del Tfr. Scimia ha osservato che le casse cosiddette chiuse, istituite su iniziativa delle parti sociali, realizzano «i migliori equilibri di corporate governance» per effetto della presenza al loro interno di sindacati e rappresentanti delle imprese. Verso lo stesso modello "partecipato" dovrebbero — a suo giudizio — tendere anche i fondi pensione aperti ad adesione collettiva. La proposta del presidente della Covip può essere meglio compresa alla luce della recente riforma pensionistica del Governo che, tra i criteri ispiratori dei fondi pensione aperti ad adesione collettiva, indica anche «l’incentivazione dell’attività di eventuali organismi di sorveglianza». A proposito di quest’ultimi — ha detto Scimia — «occorre interrogarsi sull’opportunità di prevedere un organismo di sorveglianza per ogni singolo fondo oppure consentire anche la creazione di organismi che siano di riferimento per più fondi aperti cui sia possibile aderire in forma collettiva».

              Parlando di fronte ad una platea di assicuratori il presidente della Covip ha voluto dare prime valutazioni sul comparto delle polizze individuali pensionistiche, che la riforma ha affidato proprio alla sua authority sottraendolo all’Isvap (regulator assicurativo). I prodotti offerti dalle compagnie — ha osservato — costano troppo «e questo costituisce un problema». A fronte di circa 2 miliardi che i circa 600mila contraenti delle polizze hanno versato alle imprese assicurative — ha osservato — soltanto 1,5 sono stati accantonati come riserve tecniche destinate alle prestazioni future. La differenza — ha sottolineato — «è dovuta principalmente alla parte dei premi destinata alla remunerazione della rete distributiva che viene, quindi, sottratta alla posizione dell’aderente». Dalle rilevazioni dell’Isvap risulta che i costi medi delle polizze previdenziali oscillano tra l’8,9 (nei primi tre anni di contratto) e l’1,9% (in un arco di 35 anni) del patrimonio. La conclusione: con tali spese — si è domandato — «come si fa ad assicurare la portabilità dei prodotti», cioè il diritto che la legge attribuisce agli aderenti di cambiare gestore dopo 3 anni? Alla domanda ha risposto il presidente dell’Ania (l’associazione delle assicurazioni) Fabio Cerchiai. Il settore — ha ricordato — ha presentato prima all’Isvap ed ora alla Covip una proposta che impegna le compagnie a "restituire" la quota dei caricamenti prelevata in eccesso negli anni iniziali del piano pensionistico.

              Al convegno di Mps vita sono stati discussi i temi dell’etica dell’impresa, della corporate governance, di un equo trattamento di tutti i portatori d’interesse che entrano in contatto con una compagnia. Il direttore generale di Mps vita Emanuele Marsiglia ha sottolineato che la società ha adottato sui propri prodotti standard di trasparenza più elevati rispetto a quelli imposti da vincoli regolamentari. «Avere in portafoglio un cliente informato e consapevole — ha spiegato — aumenta la possibilità di avere un cliente soddisfatto».