Modello Eataly: tanti laureati, nessun sindacato

21/05/2014

«Se prendi 35o ragazzi e li metti in un cubo di vetro che cosa viene fuori? L’effetto è un po’ quello di una grande gita scolastica».
Lorenzo, 24enne nato e cresciuto nell’hinterland milanese, è uno dei dipendenti del nuovo negozio di Eataly a Milano. Descrive così il clima all’interno di quello che una volta era il teatro Smeraldo.
Lui ha incominciato a lavorare a 16 anni, mentre faceva l’alberghiero, fino a qualche mese fa era a Londra, ora cucina qui, nei ristoranti della pasta e della pizza.
«L’atmosfera è molto diversa da quella di un ristorante tradizionale. Nelle cucine in cui ho lavorato io c’erano delle rigide gerarchie, i ragazzi appena arrivati come me sono tenuti in scarsa considerazione. Qui è tutto più tranquillo, sarà che più o meno siamo tutti coetanei».
A Eataly Lorenzo è arrivato attraverso un’agenzia interinale, ora ha un contratto part time, 30 ore alla settimana. Iscritto al sindacato? «Ma no, l’unico sindacalista che conosco è mio zio, e ci litigo sempre».
Facendo un giro tra banchi, tavolini e scaffali è difficile trovare qualcuno con una tessera sindacale in tasca. Non ce l’ha Sara, 30 anni, originaria del Salvador, da 12 anni in Italia.
Lei sta alle casse all’ingresso, prima lavorava all’Ipercoop di Peschiera Borromeo. Ha due bambini, di 6 e 4 anni. «Ora per me l’importante è lavorare, per sei mesi sono stata disoccupata, poi ho mandato il curriculum a un’agenzia».
Sempre al piano terra c’è il reparto Grocery (gli scaffali con i prodotti regionali) dove lavora Marco, 25 anni, torinese, dipendente Eataly dal 2010, prima a Torino e poi a Roma. Ha una laurea in ingegneria della produzione industriale, qui ha incominciato come cassiere, adesso è uno dei veterani. «Non ho mai fatto l’ingegnere e spero di non farlo mai. Qui mi trovo benissimo», dice.
Salendo al primo piano si può incontrare Sara, 28 anni, dalla provincia di Treviso, laurea in Economia del turismo a Venezia e master in Bocconi. Lavora ai tavoli dei ristoranti della carne e del pesce. «A maggio scade il primo contratto di due mesi, è andata bene e il prossimo contratto sarà direttamente con Eataly», racconta.
Mentre al banco del pane c’è Giuseppina, 52 anni, alle spalle trent’anni come cassiera in un bar in Piazza Duomo. «Il proprietario ha venduto e il nuovo ha piazzato alla cassa sua moglie. E io mi sono ritrovata a mandare curriculum, alla mia età. Ora va bene anche se è un part time, lavorare con così tanti giovani è più facile».
In effetti l’età media dei 310 dipendenti di Eataly Smeraldo (sono circa 35o con i dipendenti degli altri punti vendita ospitati) è sotto i 30 anni. L’80% di loro ha il contratto con un’agenzia interinale.
«Per il primo anno siamo una start-up», spiega Nicola Farinetti (il figlio di Oscar), 30 anni, uno dei tre amministratori delegati del gruppo. «Questo periodo di tempo ci serve per valutare il giro d’affari del negozio continua Farinetti jr e anche per valutare i nuovi dipendenti in modo da poter poi cambiare tipologia di contratti. In un anno l’80% dei dipendenti avrà un contratto con Eataly».
Altrove il metodo Eataly ha provocato polemiche. Per esempio, quasi un anno fa, all’apertura del negozio di Bari, i sindacati avevano protestato per i troppi contratti interinali (dopo due mesi la vertenza si era conclusa con 132 lavoratori stabilizzati e nessun nuovo iscritto al sindacato).
A Bologna ad aprile la Cgil aveva proclamato uno sciopero dopo il mancato rinnovo di un contratto. A Milano invece per ora non ci sono state mobilitazioni.
«Abbiamo incontrato l’azienda prima dell’apertura», dice Graziella Carneri, segretaria della Filcams Cgil milanese. «Certo, una presenza così massiccia di contratti interinali non corrisponde alla nostra idea di lavoro continua la sindacalista Ci rendiamo comunque conto che si tratta di 310 nuovi posti, di questi tempi non è il caso di fare troppi distinguo. L’azienda ha garantito che in diciotto mesi stabilizzerà i lavoratori. Aspettiamo di vedere se sarà davvero così».
Nicola Farinetti conferma l’obiettivo: «Chi dice che noi facciamo lavorare solo precari dice il falso. Non è il nostro obiettivo, non è la nostra filosofia. Ad oggi il 60% dei dipendenti di Eataly è a tempo indeterminato, contiamo di arrivare all’80%».