Modelli contrattuali, la crisi scatta sui tempi della trattativa

15/07/2004


        sezione: IN PRIMO PIANO
        data: 2004-07-15 – pag: 4
        autore: MASSIMO MASCINI
        Modelli contrattuali, la crisi scatta sui tempi della trattativa
        Ma sulle politiche per lo sviluppo c’è la condivisione di tutto il sindacato
        ROMA • Nessuno pensava che l’accordo tra Confindustria e sindacati fosse a portata di mano e che bastasse convocare le parti per avere il loro consenso.
        Nessuno peraltro nemmeno pensava che l’esordio potesse essere così difficile. Fatto è che dopo tanti clamori l’attesa era alta e le difficoltà incontrate saranno per molti un motivo di delusione. Ma appunto di difficoltà si tratta e non di rottura irreparabile.
        Il segretario della Cgil ha lasciato il palazzo di Confindustria visibilmente irritato, ma la volontà ferma è quella di recuperare il confronto e tutte le diplomazie sono già da stamattina al lavoro per cercare di rimettere il dialogo sulla giusta carreggiata per farlo ripartire e, se possibile, condurlo verso l’accordo finale. Serve metodo e pazienza, questo sì, e del resto proprio il documento preparato da Confindustria non a caso in un paragrafo affermava la necessità di esprimere il massimo inpegno per prevenire o raffreddare i conflitti.
        È sintomatico che le divergenze siano scattate sul tema più difficile, quello dei contratti e del possibile negoziato per trovare un modello generale di contrattazione che eviti le discrasie che sono state riscontrate nel sistema messo a punto nel 1993.
        È sul fronte dei contratti che tutte le divergenze maggiori hanno preso corpo in questi anni e tutti sanno bene che un accordo generale, quale che esso sia, non può prescindere da una soluzione di questo nodo gordiano.
        Lo sa la Confindustria, che infatti ne ha parlato apertamente nel documento che ha presentato ai sindacati chiedendo loro una riflessione proprio su questo punto. E lo sanno i sindacati che, sia pure con diversi accenti, hanno sempre sostenuto l’opportunità di un intervento.
        Le divergenze infatti sono maturate non sulla necessità di questo negoziato, ma sui suoi tempi. In particolare, la Cgil non se l’è sentita di fissare una data precisa in cui cominciare a dibattere.
        Non lo voleva e forse non lo poteva fare perché non è coesa al suo interno sull’opportunità di questo negoziato e perché sono forti i timori che solo l’annuncio di un negoziato del genere blocchi tutti i contratti, compresi quelli del publico impiego che al momento sono in grande ritardo.
        Epifani non ha accettato che fosse definita una data precisa, nemmeno come avvio del negoziato nel timore che ciò fosse interpretato come il suo assenso al negoziato stesso, che invece non può venire che dal direttivo Cgil in programma per settembre.
        Ma Cisl e Uil avevano il problema opposto, volevano una data precisa per assicurare le loro truppe che quel negoziato ci sarà effettivamente.
        «E se non fisso adesso almeno una data di inizio — ha detto Pezzotta — al negoziato non ci arriverò mai».
        Adesso si tratta di ricorrere al mestiere, dando spazio alla fantasia degli attori delle relazioni industriali per consentire una ripresa del dialogo.
        Un esito possibile considerando che su tutto il resto del documento, su tutte le parti che parlano di sviluppo, di produttività, di ripresa, il documento ha ricevuto il consenso di tutto il sindacato.
        Il confronto con il Governo, che è poi la parte più difficile, per gli industruali e per i sindacati, parte su binari certi, il dialogo avviato ieri che proseguirà nei prossimi giorni consentirà di mettere nero su bianco le richieste da presentare al Governo. E potrà prender corpo allora la vera concertazione, che non è patto tra produttori, ma accordo tra parti sociali e istituzioni.
        Un dialogo non facile, anzi assai complesso come queste prime battute hanno ampiamente messo in evidenza, ma ineludibile per chi vuole far ripartire questo Paese.