Moda, Calzedonia «divorzia» da Golden Lady

09/05/2002





Moda, Calzedonia «divorzia» da Golden Lady

Alessandro Balistri
MILANO – Calzedonia taglia il filo che la teneva legata alla Golden Lady. Ancora un mese e poi le calze da donna prodotte da quest’ultima scompariranno dalla catena di negozi: dopo la pausa estiva saranno in vendita collant con il marchio Calzedonia prodotti da terzisti del distretto di Castelgoffredo. «Golden Lady ha deciso di cambiare la strategia commerciale, di creare la catena di negozi Golden Point e così le nostre strade si sono divise», racconta Sandro Veronesi che in questo modo ha sciolto un rapporto di lavoro – nato quindici anni fa insieme all’azienda – con Nerino Grassi che, oltre a essere il proprietario di Golden Lady, è il padre di sua moglie. Per un rapporto che si interrompe, ne nascono cinque con altrettante aziende: «Produrranno per noi venti milioni di paia di collant, per un valore di oltre 25 milioni di euro. A Castelgoffredo vogliono dedicarmi una targa in piazza», scherza Veronesi, pensando alle difficoltà che negli ultimi anni ha vissuto il comparto. Il distretto arrancava mentre Calzedonia continuava a sviluppare fatturato e negozi con calze e biancheria intima. L’anno scorso il giro d’affari è salito a 235,8 milioni di euro, il 47,5% in più rispetto al 2000, con un utile operativo di 25,5 milioni di euro (+49%) e un utile netto di 14,6 milioni (+51%). I risultati – che oggi saranno illustrati alle banche – sono stati ottenuti con 919 negozi in Italia e altri 301 all’estero, per quattro quinti in franchising: sei punti vendita su dieci sono Calzedonia e sugli altri campeggia l’insegna Intimissimi. Quest’anno l’obiettivo è di aumentare i ricavi del 25%, a quota 295 milioni di euro, e di aprire altri cento negozi Calzedonia e duecento Intimissimi: in totale 300, con un aumento del 25% riaspetto alla rete attuale. «Apriremo soprattutto all’estero, ma non ovunque», precisa Veronesi. «Finora abbiamo concentrato la nostra espansione in Spagna, dove abbiamo più di 140 negozi, Portogallo, Grecia, Polonia e Austria, e in altri nove Paesi. In Austria siamo da tre anni: è una sorta di test per il mercato tedesco e il risultato non ci soddisfa appieno. C’è il problema del personale che costa troppo ed è difficile da trovare. Perciò in Germania ci muoviamo con cautela e stiamo valutando la possibilità di una joint venture». Per la produzione si va più lontano. Il mese prossimo sarà attivo il secondo stabilimento in Croazia, costato 15 milioni di euro, che renderà Calzedonia pressoché autosufficiente nella produzione di calze da uomo. E a fine anno sarà raddoppiata la presenza in Sri Lanka, dove già si produce intimo, con un impianto da 250 addetti sul quale sono stati investiti 6 milioni di euro. Le altre sedi produttive sono ad Avio, in Trentino, in Bulgaria e in Romania. La logistica, invece, è concentrata nella sede di Vallese di Oppeano, a due passi da Verona, da dove ogni giorno parte la merce destinata ai negozi. «Normalmente – assicura Veronesi – soddisfiamo un ordine entro 48 ore».