Mobilità, fissati i paletti

25/06/2003



      Mercoledí 25 Giugno 2003
      NORME E TRIBUTI


      Mobilità, fissati i paletti

      L’Inps limita l’attribuzione del beneficio per assumere lavoratori iscritti nelle liste

      MARIA ROSA GHEIDO


      L’Inps mette qualche paletto all’uso dei benefici contributivi per l’assunzione di lavoratori in mobilità. La giurisprudenza di questi ultimi anni ha delimitato l’ambito di applicazione dell’agevolazione per i dipendenti in mobilità a seguito di operazioni societarie straordinarie, affermando il principio che il beneficio spetta, al nuovo datore di lavoro, quando questi decide liberamente l’assunzione, ma non quando adempie un obbligo di legge, come nel caso del passaggio di lavoratori considerato dall’articolo 2112 del Codice civile.
      L’Inps, con la circolare n° 109 del 24 giugno prende atto del prevalente orientamento della Cassazione, della quale richiama in particolare la recente sentenza 15207 del 28 ottobre 2002. La pronuncia afferma che i benefici contributivi riconosciuti dall’articolo 8, n° 4, della legge 223/91, ai datori che assumono lavoratori posti in mobilità ex articolo 4 e 24 della stessa legge, non spettano qualora l’azienda originaria, intesa nel suo complesso, continui (o riprenda) a operare anche attraverso un subentrante o tramite una cessione dell’azienda.
      Dello stesso tenore, anche la sentenza 15949 del 17 dicembre 2001, della medesima Corte,che considera indebiti i benefici contributivi, qualora la prosecuzione o la riattivazione del rapporto di lavoro, presso il nuovo datore di lavoro, non si traduce in un reale incremento occupazionale e non risponde a reali esigenze economiche, ma è adempimento di un obbligo previsto dalla legge, in particolare dall’articolo 2112 del Codice civile, modificato dal decreto legislativo 18/01.
      Peraltro, con l’entrata in vigore di quest’ultimo provvedimento, è stato rivisitato l’istituto del trasferimento d’azienda, per effetto del quale il preesistente rapporto di lavoro continua con l’acquirente e il lavoratore conserva pertanto tutti i diritti acquisiti. In tal senso il ministero del Lavoro ha precisato, con nota 51062 del 26 febbraio 2003, che sono venuti meno i precedenti orientamenti già espressi nel 1999 e recepiti dall’Inps nella circolare n° 122 del 1° giugno 1999, che non è più punto di riferimento per le sedi periferiche alle prese con la valutazione del riconoscimento del diritto al beneficio. Non valgono più, pertanto, gli orientamenti espressi nel 1999 con la nota del 18 aprile n° 102845.
      Con questa il ministero affermava che, fermo restando l’esclusione del riconoscimento dell’agevolazione quando i rapporti di lavoro si svolgano senza soluzione di continuità alle dipendenze di imprese che, seppure formalmente distinte, rappresentino di fatto «l’una la trasformazione o la derivazione dell’altra che ha collocato in mobilità i lavoratori», era però possibile avvalersi del beneficio contributivo in alcune particolari fattispecie, quando non vi fosse assetto societario coincidente o rapporti di collegamento o controllo, ma vi fosse un accordo tra le parti per la salvaguardia dei livelli occupazionali ed il nuovo datore di lavoro si impegnasse alla prosecuzione dell’attività lavorativa.