Mobbing: storie di abusi sui luoghi di lavoro

18/12/2001

n.51 del 20 dicembre 2001

CULTURA



Umiliati e derisi, una legge vi vendicherà

Trasferiti senza ragione, assegnati a compiti inferiori, costretti alle dimissioni: i "mobbizzati" d’Italia ora vanno alla riscossa.


di 
 
CARMELO ABBATE
14/12/2001

Faceva il cuoco e il lavoro gli dava soddisfazione. Poi un giorno Marco colse il suo capo in atteggiamenti intimi con la figlia di una collega. E per lui iniziò un calvario.
Venti passi. Venti maledettissimi movimenti delle gambe in avanti lo separano da quella porta là in fondo. Marco si muove. Uno due, uno due, sinistra e destra. Passi d’automa, di chi cammina ma non sa dove sta andando. Eppure, Marco è felice. È al lavoro, fa il cuoco, il Natale è alle porte e lui sta gia pensando al menù dell’ultimo giorno prima delle vacanze. "Tortellini in brodo o ravioloni?". Uno due, sinistra destra. Cammina, la bocca è amara, retrogusto del caffè bevuto qualche minuto prima. "Sì, preparo anche il capitone". È davanti a quella porta chiusa, quella dell’ufficio del direttore. È un attimo, il gesto è meccanico. Marco apre, senza bussare, e vede quello che non deve: seduta sulle ginocchia dell’uomo c’è la figlia della sua collega. Troppo tardi per balbettare un banale "scusate". Troppo tardi per tornare indietro e bussare: ormai la frittata è fatta.

Era il dicembre di due anni fa. Da quel giorno la sua vita è cambiata
. Da quella porta spalancata sul segreto Marco denuncia di aver subito un comportamento di aggressione e violenza psicologica da parte dei suoi superiori. In una parola, mobbing. Tante pagine di calendario sono state strappate da quando l’Italia ha scoperto questa piaga sociale. Oggi i mobbizzati della Penisola sono più di 1 milione e mezzo, ci sono state le prime sentenze giudiziarie e alcuni datori di lavoro sono stati condannati. Il mobbing ha fatto capolino anche nel calcio , la provincia di Ragusa ha varato il primo regolamento amministrativo e il gesuita Ennio Pintacuda ha segnalato l’esistenza del fenomeno anche all’interno della Chiesa. Fino al caso di un comune in provincia di Torino, Carmagnola, in cui 15 persone (dal sindaco al comandante dei vigili urbani) sono finite sotto inchiesta per una dirigente che denuncia di essere stata perseguitata e discriminata.
Ma c’è di più. La Regione Lazio sta per approvare la prima legge in Italia sul mobbing, una proposta di un testo normativo nazionale è stata presentata dal diessino
Giorgio Benvenuto e la Commissione europea sta preparando un libro verde sulla diffusione in ognuno degli stati membri. Insomma, c’è una novità: il mobbing non è più un passatempo per sindacalisti incalliti.

Ma sono proprio i sindacati il primo scoglio a cui si aggrappa il lavoratore ormai alla deriva
. Come Marco, che si è rivolto al centro di ascolto della Cgil Roma-centro perché in preda a un forte stato depressivo. "Dopo quella porta aperta senza bussare iniziò un vero calvario" ricorda. "Sono stato minacciato più volte sia dalla ragazza sia dal fratello. Mi dicevano: se parli ti spezziamo le gambe. Sul lavoro tutto quello che facevo non andava più bene. Avevo il direttore alle calcagna, sentivo il suo fiato sul collo. Sempre lì, con agenda e penna in mano, pronto a far rapporto sul mio comportamento".
L’atteggiamento dei superiori dopo qualche mese si concretizza: Marco viene trasferito in un’altra sede in cui gli vengono affidate mansioni inferiori. I riflessi psicologici sono pesanti. Marco scopre di essere affetto da tachicardia e claustrofobia. La tensione si riversa a casa: "Scaricavo tutto sui miei genitori, poveretti. Avevo sempre un nodo alla gola, non uscivo quasi più, non andavo nemmeno in palestra, avevo perso gli amici. Diverse volte ho pensato di farla finita". Arriva un secondo trasferimento, dove lavora tuttora: "Una cucina posta tre metri sotto il livello della strada con degli oblò piccoli in alto. Quando piove si allaga tutto l’ambiente, le condizioni igieniche sono pessime. Ho presentato tre richieste di trasferimento, documentando il mio stato di salute. Sono passati diversi mesi e non ho ancora ricevuto risposta". La situazione di Marco è analizzata dal professor Edoardo Monaco, del Policlinico Sant’Andrea di Roma, che collabora con la Cgil per certificare clinicamente il mobbing.

Mostra una maggiore capacità di reazione, Stefano, 43 anni. Subisce l’aggressione ma si sta già preparando al peggio: "Sento odore di licenziamento, sto facendo un corso per la licenza di autista di taxi". Stefano lavora da 20 anni in un grande centro di riabilitazione. Fino allo scorso anno il padre padrone della clinica era lo zio, prete. Dalla sua morte la direzione è passata nelle mani di una donna. "Il suo primo provvedimento nei miei confronti è stato quello di trasferirmi d’ufficio. Dal reparto amministrativo mi ha spostato in un nuovo posto, tutto mio, all’interno dello spogliatoio. Una stanza completamente vuota in cui c’è solo una scrivania e una macchina per scrivere, basta". Perché? "Perché ero il nipote prediletto dello zio. Mi aveva comprato casa, automobile e tanto altro. Questo a lei dava fastidio, loro due erano amanti. Stessa sorte è toccata a mia sorella: da coordinatrice delle terapie all’incarico temporaneo di allestire il presepe".

La situazione continua a peggiorare. Attualmente Stefano è sospeso per 15 giorni: "Non ce la faccio a restare tutto il tempo isolato in una stanza dello spogliatoio. Non ho contatti con nessuno, tranne con qualcuno che viene a cambiarsi d’abito. Prima c’era la fotocopiatrice in corridoio, almeno vedevo quelli che venivano a fare le fotocopie. Adesso l’hanno tolta, nemmeno quelli". È proprio l’isolamento l’aspetto più brutto del mobbing. Inizia sul luogo di lavoro e prosegue a casa, con i familiari, gli amici. Il tunnel è lungo. Paola, 40 anni, di Roma, c’è dentro ormai da tre anni. La sua storia è singolare. Paola è stata fidanzata con un ragazzo per 15 anni. In tutto questo tempo ha svolto mansioni occasionali all’interno della sua società. Nel novembre del ’98 i due si lasciano, ma Paola continua a lavorare per lui. Non è in regola, ma in nero. È dura, ma riesce a separare la vita professionale dagli affetti. L’ex fidanzato, nel marzo del ’99, addirittura ne regolarizza la posizione lavorativa. Ma quando si trova un’altra ragazza la situazione precipita. "Lei era gelosa" racconta Paola "così lui ha cominciato a trattarmi male, mi parlava per interposta persona, mi metteva in ridicolo davanti ai clienti. Lei mi faceva dei dispetti. Fino a quando un bel giorno mi ha licenziata, senza preavviso".

Uno schiaffo tremendo, che si abbatte sulla psiche già provata di Paola
: "Sono caduta in depressione, non mangiavo, non dormivo, piangevo di continuo, sono dimagrita di 12 chili. Perché sono rimasta a lavorare con lui dopo la rottura del fidanzamento? Perché ero senza lavoro, quello lo facevo bene. Mi sono detta: stringi i denti e va’ avanti. Ma se potessi tornare indietro farei l’opposto".


Il suo è stato un viaggio all’inferno: "Per due anni, ogni mattina alle 11 in punto uscivo in lacrime dal lavoro per andare a chiamare mia madre al telefono. Ogni notte sentivo lo scoccare delle ore, dalle 3 fino alle 5 del mattino. Ho avuto due esaurimenti nervosi, ma non sono mai andata da uno psicologo. Mi è stata vicina mia madre, senza di lei non so che fine avrei fatto". C’è proprio bisogno di qualcuno a cui aggrapparsi: dietro c’è il baratro. Nazario Di Cicco, medico napoletano di 42 anni, le sta provando tutte.
L’ultima lettera è partita all’indirizzo del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, perché "a dispetto del tempo passato, mi ostino a perseguire una via istituzionale prima di affidare la mia storia alle televisioni".

Di Cicco non ha dovuto faticare per ottenere una certificazione clinica di mobbing. Gli è stata rilasciata dalla stessa asl in cui era dirigente. "Ma con uno scopo ben preciso, che potrà sembrare assurdo" racconta il medico campano. "L’azienda si autoaccusa di mobbing ma proprio per mobbizzarmi". In che modo? "Con un documento mi hanno dichiarato non idoneo a operare e mi hanno parcheggiato in un ambulatorio di un paese vicino. Devo stare 12 mesi a scontare la "pena" ed essere da monito per chi si mette contro il sistema clientelare".
Tutto perché "ho avuto il coraggio di smascherare il clientelismo all’interno dell’azienda sanitaria in cui lavoravo
. La struttura era in condizioni disastrose. Ma vi immaginate un primario che viene riconosciuto inabile alla sala operatoria? Ho denunciato tutta la vicenda alla magistratura e sto pagando sulla mia pelle". Adesso, finalmente, una legge aiuterà a fare chiarezza.



UN PROVVEDIMENTO DELLA REGIONE LAZIO FA DA APRIPISTA
Varato il primo atto ufficiale contro le vessazioni a danno dei dipendenti
Certo, si tratta di concetti entrati pian piano nel lessico comune. Anzi, l’etimologia della parola mobbing, dall’inglese "to mob", è diventata il ritornello di una cantilena da convegni per sapientoni, veri e presunti. Ora, per la prima volta, grazie alla legge della Regione Lazio, il mobbing entra nell’ordinamento giuridico italiano. Ecco i punti cardine del testo di cui è primo firmatario Claudio Bucci (nella foto a destra), di Forza Italia:
- Istituzione di un osservatorio regionale per analizzare il fenomeno.
- Definizione dei comportamenti vessatori.
- Creazione di uno sportello antimobbing nella asl.
- Corsi specifici per i rappresentanti sindacali.
- Ricerca condotta nelle aziende del Lazio per verificare la reale portata del "morbo".


C’È CHI FINISCE PER TOGLIERSI LA VITA
Sempre più denunciano: "Sono una vittima"
- UN MILIONE E MEZZO i lavoratori italiani vittime del mobbing.
-
10-20 PER CENTO dei suicidi in Svezia ha alla base un malessere per mobbing.
-
500 MILIONI il costo annuale del mobbing per la Volkswagen. Le spese riguardano la mancanza di produttività,i periodi di malattia e le sostituzioni.
-
2.127 le telefonate fatte nel corso del 2001 al numero verde dello sportello antimobbing della Cgil.


Basta una telefonata
Dove denunciare le ingiustizie subite
- Centro della clinica del lavoro dell’università di Milano,
tel. 0257992644
- Cgil Roma centro, tel. 800-255955
- Associazione italiana contro mobbing e stress psicosociale di Bologna, tel. 0516148919
- Centro di ascolto mobbing della Uil, tel. 06486441
- Centro di ascolto Ispesl (Istituto della sanità e la prevenzione della sicurezza sul lavoro), tel. 0644280390-0644280403
- Sportello associazione progetto quadri della Cisl, tel 068473253
- Centro clinico azienda sanitaria Roma est, tel. 06-68353576
- Fisac-Cgil Campania, tel. 800-325500
- Movimento italiano mobbizzati associati, tel. 064510843



 
© Arnoldo Mondadori Editore-1999
Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati
 



3
di 3