Mobbing: i perseguitati della scrivania accanto

16/02/2004


SABATO 14 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 25 – Cronaca
 
 

I perseguitati della scrivania accanto
Mobbing, più casi nel pubblico che nel privato. Ma denunciare fa paura
          Metà uomini e metà donne, titolo di studio medio-alto, in maggioranza impiegati: da una ricerca Bocconi la prima radiografia delle vittime

          ANDREA MONTANARI


          MILANO – Il mobbing può colpire chiunque, ma sembra saper scegliere con precisione: in Italia vibra le sue coltellate sempre più nel settore pubblico, fa soffrire gli uomini quanto le donne – 51 per cento contro 49 – e si aggira come un fantasma dell´invidia soprattutto fra gli impiegati e fra chi ha almeno il titolo di studio di scuola superiore. È sempre più diffuso in Europa, in particolare in Gran Bretagna. In Italia, dove si manifesta soprattutto con il pettegolezzo e la maldicenza, è in crescita anche se nella nostra cultura manca ancora il coraggio della denuncia. Ma se chi lo ha subìto impara a parlarne, riuscirà a sconfiggerlo.
          Sono questi i risultati di una ricerca sul tema realizzata da Paola Caiozzo dell´Area Organizzazione & Personale della Sda, la Scuola di direzione aziendale dell´università Bocconi di Milano. La studiosa ha per la prima volta analizzato un campione di mille persone, tra le tremila che dal 1996 a oggi si sono rivolte alla Clinica del Lavoro di Milano, l´unico istituto in Europa che possiede dati strutturati sul fenomeno. A un terzo di loro è stata fatta una diagnosi di questo tipo. «Le vittime del mobbing – spiega Paola Caiozzo – sono di tutte le età. In Italia non c´è differenza di posizione gerarchica, mentre nel resto d´Europa le vittime sono soprattutto donne».
          Nel settore privato, la causa principale è la competitività sempre più forte dettata dalla globalizzazione. In questo caso, il mobbing si manifesta con continue vessazioni sul dipendente, o aumenti del carico di lavoro, per indurlo a gettare la spugna. Ma il fenomeno è in aumento anche nel settore pubblico, dove si manifesta diversamente: intromissione nella vita privata, pettegolezzi o leggende sulla vita del lavoratore per metterlo in uno stato soggezione psicologica. Sono i superiori e non i colleghi i mobber più accaniti. I manager attaccano di preferenza la situazione lavorativa della vittima, mentre i colleghi colpiscono più la sfera relazionale. Il mobbing è più diffuso nella grande impresa e difficilmente di manifesta con la violenza fisica o la molestia sessuale. L´attacco è rivolto contro la persona, la sua situazione lavorativa, o con azioni punitive. Si tratta di provocazioni per far perdere alla vittima il controllo, ma anche di un forzato isolamento fisico del lavoratore, della sua esclusione dalle attività sociali, o del rifiuto dei colleghi di collaborare con lui. Il mobbing, in alcuni casi, raggiunge una tale intensità che la vittima perde lucidità e finisce per sentirsi accerchiata. «Accade spesso – sottolinea ancora la dottoressa Caiozzo – che la vittima si riduca a una larva e per i primi mesi si convinca che la colpa di quello che le sta accadendo sia sua. Pensa di aver fatto qualcosa di male. Invece, il mobbing va smascherato subito. Più la vittima ne parla e più riuscirà a sconfiggerlo».
          Il mobbing nel settore privato può essere strategico e relazionale. Nel primo caso, si manifesta con azioni che mirano a ridicolizzare, umiliare, offendere la vittima. Critiche continue, sovraccarico di lavoro, o negazione di diritti o ferie. Nel secondo, con il rifiuto dei colleghi di parlarsi, o peggio con comportamenti volti a istigare l´ambiente di lavoro contro la vittima. Nel settore pubblico, una peculiarità tutta italiana è l´arma della maldicenza. Si fa un controllo eccessivo delle comunicazioni del lavoratore, gli si affianca un collaboratore senza motivo, o, ad esempio, si fa girare la voce che porti jella.
          Secondo l´European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, le vittime del mobbing sono soprattutto in Gran Bretagna (16,3 per cento). Segue la Svezia, (10,2 per cento), la Francia (9,9), l´Irlanda (9,4), la Germania (7,3) e ultima l´Italia (4,2). Ma questi dati non devono ingannare. Nel nostro paese è emersa solo la punta di un iceberg. In Francia, dal 2002, il mobbing è un reato, sia penale che civile. In Germania, invece, le aziende hanno iniziato a fare corsi ai dipendenti per metterli in guardia. «Anche da noi le aziende si stanno muovendo. Hanno capito che il mobbing produce costi organizzativi altissimi, fa calare la produttività e aumenta l´astensionismo».