Mobbing alla reception

13/03/2001

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Mobbing alla reception
Il dipendente di un grande albergo costretto alle dimissioni

MARCO MENSURATI


Non è un caso di mobbing come un altro: perché il modo in cui i quattro protagonisti di questa storia hanno costretto il loro dipendente alle dimissioni, per quanto crudele, è talmente fantasioso da sfiorare la persecuzione. Nel giro di qualche mese quattro dirigenti di un grande albergo alla periferia Nord di Milano, oggi indagati per lesioni volontarie e violenza privata, ne hanno combinate di tutte i colori. E il fatto paradossale è che la vittima un portinaio con cittadinanza inglese decisamente malvisto sembrava poterne sopportare ancora. Hanno cominciato costringendolo nella divisa dell’albergo riservata alle dipendenti. Poi gli hanno tolto il riscaldamento (faceva principalmente turni di notte) e gli hanno negato i pasti freddi previsti dal contratto. Ma lui resisteva. Allora i quattro l’hanno messa sul piano psicologico, inventandosi decine di interrogatori assurdi e infondati (su inesistenti casi di furti interni all’albergo), davanti a terze persone. Ma quello, almeno apparentemente, da buon inglese, continuava a non fare una piega.
Infine hanno provato col lavoro. Carichi raddoppiati, colleghi allontanati dalla postazione senza un motivo, modifiche agli orari (la procura parla di «turni Mai applicati prima»). Su questo fronte la battaglia sembrava avere qualche prospettiva in più. Allora i quattro hanno insistito per un po’ con i turni doppi, prima di mettere in campo l’arma finale. Costringendo il povero portinaio a fare i suoi turni di guardia notturna fuori dall’albergo. La cosa ha avuto un suo discreto potere persuasivo. Dopo un paio di notti l’uomo ha mollato e ha consegnato la sua lettera di dimissioni. Non senza però rivolgersi ad un avvocato.