Missione infinita per Sviluppo Italia

14/01/2004



      Mercoledí 14 Gennaio 2004
      Missione infinita per Sviluppo Italia

      Malgrado le dismissioni, più società partecipate


      MILANO – Malgrado gli impegni sulle dismissioni, per Sviluppo Italia il 2004 comincia con un portafoglio più pesante e con una galassia di partecipazione societarie che continua a lievitare. La società del Tesoro è presente in 173 consigli di amministrazioni, sei mesi fa erano 171 (si veda Il Sole 24 Ore del 25 luglio 2003). Dato in apparenza poco significativo, se non fosse che tra gli obiettivi "dichiarati" dell’agenzia c’è sempre stato quello di dismettere progressivamente le partecipazione acquisite al momento dell’istituzione nel 1999 (235 circa). «Ma noi – dice Massimo Caputi, amministratore delegato di Sviluppo Italia – le società le creiamo anche. Questo numero pertanto non dice niente, perché il nostro obiettivo è creare posti di lavoro. Abbiamo un piano triennale che prevede la creazione di 50mila posti: nel 2003 ne abbiamo creato 16mila». E gli occupati sono complessivamente 87.410 a partire dal 1999 per un totale di 44.721 imprese create grazie all’utilizzo delle risorse pubbliche. Una cifra tra tutte dà la misura di questo impegno: 552 milioni di euro. Si tratta dell’ammontare dei fondi pubblici destinati al finanziamento della legge 181, quella destinata cioè al recupero delle aree industriali colpite dalla crisi della siderurgia. In 13 anni sono stati investiti 956 milioni di euro, di cui 552 sono appunto fondi pubblici. Nel complesso le nuove iniziative imprenditoriali sono state 112, con una occupazione diretta di oltre 6mila addetti. A conti fatti 92mila euro per posto di lavoro, se si considerano solo i capitali pubblici. Euro che diventano 130mila per ogni nuovo occupato a Taranto, dove nel corso del 2002, Sviluppo Italiana ha promosso cinque iniziative, per investimenti complessivi di oltre 100 milioni di euro, finanziati da risorse pubbliche per 78 milioni di euro, e l’obiettivo di occupare 600 addetti. Un’esperienza quella tarantina che inoltre presenta non poche ombre. Non solo, secondo fondi sindacali, tutte le aziende finanziate dalla 181 in quell’area hanno finito per chiudere le porte degli stabilimenti, ma l’agenzia è persino incappata in un personaggio "discusso": il venezuelano Alfredo Riviere presidente del gruppo Sural che a Taranto ha uno stabilimento, attualmente partecipato da Sviluppo Italia. Riviere, infatti, in Venezuela sarebbe finito al centro di scandali per mancati pagamenti alla Corporación Venezolana de Guayana, la compagnia nazionale per l’alluminio, e anche per false esportazioni di materiale alle isole limitrofe come Trinidad. Il peso maggiore di Sviluppo Italia è comunque nel settore dell’agroindustria (30 partecipazioni), per quanto il turismo con 18 partecipazioni e soprattutto con i 750 milioni di investimento destinati alla realizzazioni di poli turistici al Sud, sta progressivamente conquistando terreno. Numeri questi che in termini finanziari significano, stando al bilancio 2002, 9,8 milioni di euro di utile, 118 milioni di ricavi, e un patrimonio netto di 1.432 milioni di euro (1.404 nell’esercizio precedente). Un forziere sempre più ricco se si considera che la legge Finanziaria 2004 con un maxi emendamento ha affidato a Sviluppo Italia la gestione di due nuovi fondi per complessivi 65 milioni di euro. L’impegno di risorse finanziarie pubbliche in operazioni di salvataggio di imprese o di aree in difficoltà, rimane dunque massiccio, nonostante la nuova missione della società che in teoria disegnerebbe, per Sviluppo Italia, il nuovo ruolo di «agenzia nazionale per lo sviluppo di impresa e per l’attrazione degli investimenti». E dopo la siderurgia o il manufatturiero a finire nel salvagente pubblico potrebbe essere il turismo, se prenderà corpo l’ipotesi di un ingresso di Sviluppo Italia in Parmatour. Una disponibilità per il momento sulla carta che attende gli esiti giudiziari della vicenda Tanzi, oltre ad aspettare il piano di Bondi. Fra l’altro proprio in questi giorni Sviluppo Italia è impegnata una duplice operazione sempre nel settore turistico: completare la privatizzazione di Sviluppo Italia Turismo, società controllata al 100% e concludere l’operazione di dismissione del patrimonio turistico-immobiliare, dal quale la società del Tesoro si aspetta di ricavare 70 milioni di euro circa. Ma il peso crescente di Sviluppo Italia nel sistema economico desta anche preoccupazioni. Tra le imprese private, infatti, c’è chi teme la nascita di una nuova Iri e soprattutto la prospettiva di una concorrenza pubblica in settori aperti alla competizione globale.

      SERENA UCCELLO