Minori senza diritti

07/05/2002

1) L´esercito dei bambini-schiavi
2) Intervista a Paolo Onelli, direttore generale del ministero
3) Piccole colf di 5-6 anni

 
Pagina 13 – Economia
 
MINORI SENZA DIRITTI
 
I dati del rapporto Ilo (Onu). Per oltre 8 milioni condizioni drammatiche: dalla prostituzione alla guerra
 
L´esercito dei bambini-schiavi
 
Nel mondo 246 milioni di minori sfruttati sul lavoro
 
 
 
 
LUISA GRION

ROMA – Dovrebbero andare a scuola, dovrebbero giocare, fantasticare, perdere tempo. Invece sono lì, piegati su banchi da lavoro, quando non costretti a prostituirsi o a fare la guerra. Bambini che non sono più bambini perché fanno gli operai o, peggio ancora, gli schiavi. Nel mondo ce ne sono 246 milioni. Considerata la fascia d´età 5-17 anni, uno su sei.
Duecentoquarantasei milioni di minorenni costretti a svolgere compiti che dovrebbero essere loro vietati per l´età e per i danni che provocano. Di questi oltre 8 milioni considerabili veri e propri schiavi, 179 milioni impegnati in ruoli destinati a segnarli fisicamente, mentalmente, psicologicamente. La stima arriva da un rapporto dell´Ilo (l´organizzazione dell´Onu che si occupa di lavoro) che chiede attenzione per questo popolo di baby sfruttati, di bimbi rovinati cui non sarà consentito vivere in un modo normale nemmeno da adulti. Un popolo che negli anni si sta sì assottigliando, ma in tempi troppo lenti, e che si concentra soprattutto nell´Asia e il Sud del mondo: paesi dove povertà, guerre, carestie, criminalità, governi instabili non fanno che peggiorare la situazione.
Il lavoro minorile illegale, infatti, è una piaga presente in tutti paesi, anche in quelli più sviluppati (sono 400 mila i minori sfruttati in Italia nell´industria e si considera che nei paesi occidentali siano impiegati in cattive condizioni di lavoro circa 2 milioni e mezzo di minori), ma il fenomeno diventa devastante in Asia e nelle regioni del Pacifico dove si concentra il 60 per cento dei bimbi e ragazzi sfruttati. Segue l´ Africa subsahariana, l´America latina ed i Caraibi, il Medio Oriente e il Nord Africa.
Sotto tiro sono i settori tradizionali: l´agricoltura innanzitutto (il 70 per cento dei minori considerati lavora nei campi o nelle piantagioni), ma si «utilizzano» bambini anche nelle industrie manifatturiere (9 per cento), negli alberghi e nei commerci (9), nei servizi, inclusi quelli domestici (6,5), nei trasporti e comunicazioni (4). Settori «tradizionali» a parte, è massiccio l´impegno dei bambini nella prostituzione o nello sfruttamento sessuale in genere: piaga difficile da quantificare ma che, sottolinea l´Ilo, cresce e riguarda oltre i paesi asiatici che vi hanno costruito sopra un business turistico, anche i paesi dell´est europeo (il 15 per cento delle prostitute di Mosca è minorenne).
E´ in fase di crescita anche il ricorso a minori nel traffico di droga, negli guerre (si calcola che nel mondo vi siano circa 300 mila bambini soldati): sono loro a far parte di quello sconcertante esercito di oltre 8 milioni di bambini schiavi e sono sempre loro i protagonisti di quei traffici illeciti che, non escludendo quello degli organi, coinvolge 1,2 milioni di bambini l´anno.
Oltre agli sfregi di un lavoro che li rovinerà per tutta la vita, o per quel poco che resta loro da vivere, ci sono poi i danni collaterali: quelli provocati dall´Aids, in primis, che ha già reso orfani oltre 13 milioni di under-15 nel mondo (la malattia si diffonde maggiormente proprio nei paesi che hanno i tassi di lavoro infantile più alti). Ma anche quelli legati alla mancanza di istruzione e a tradizioni culturali che vedono nei figli possibili oggetti di scambio, magari per pagare un debito contratto dalla famiglia in crisi di sopravvivenza. Il rapporto Ilo chiude con un ulteriore allarme: dopo la crisi dell´11 settembre è caduta l´attenzione di alcune grandi imprese ad investire in politiche di sviluppo che salvaguardino i bambini e ne vietino lo sfruttamento. L´Occidente, insomma, non considera ancora il lavoro minorile come un «suo» problema.


 
 
L´INTERVISTA
 
Paolo Onelli, direttore generale del ministero, è il responsabile del lavoro minorile
 
"In Italia sono meno di 400 mila entro l´anno avremo la mappa"
 
 
 
Dopo l´11 settembre è calata l´attenzione delle multinazionali a questo problema
Il fenomeno non riguarda soltanto il terzo mondo ma anche i paesi occidentali
"Le stime della Cgil sono eccessive: avremo presto i nostri dati dopo anni di ricerca"
"Alzare l´età dell´obbligo scolastico non serve: ci vogliono i maestri di strada"
 

ROMA – «Chiariamo subito: in Italia un dato esatto sul lavoro minorile non esiste. Sappiamo che il fenomeno c´è, che è localizzato in alcune aree geografiche e in alcuni settori, ma non ne conosciamo l´entità». E´ la premessa d´obbligo per chi, come Paolo Onelli, direttore generale del ministero del Welfare per la tutela delle condizioni dei lavoratori, voglia affrontare il problema con il rigore che richiede. «Da un paio d´anni abbiamo avviato con l´Istat una grande e difficilissima ricerca per avere una mappa del lavoro dei minori in Italia. Ne avremo i risultati completi entro quest´anno».
Nel rapporto dell´Organizzazione internazionale del lavoro che fa capo all´Onu l´unico dato riferito all´Italia è quello dei 400 mila bambini fra gli 11 e i 14 anni stimato dalla Cgil. E´ attendibile?
«No. Dalle stime in nostro possesso è un dato molto sovradimensionato. Cifre deduttive non possono essere fatte proprie dal governo; così del resto si è regolato anche il precedente governo. Ciò detto, anche se il lavoro minorile illegale, nelle sue forme di sfruttamento, fosse anche dimezzato rispetto ai calcoli della Cgil, va combattuto con ogni mezzo».
Perché dopo due anni di ricerche manca ancora una fotografia del fenomeno?
«Perché è un´indagine che si muove spesso nell´illegalità e nel sommerso e che fa i conti quasi sempre con aree di povertà e di miseria culturale. Si tratta di raccogliere e di incrociare dati che ci vengono dalla scuola, dalle forze dell´ordine, dai servizi sociali, dagli ispettori del lavoro».
Elevare l´obbligo scolastico ai 16 o ai 18 anni potrebbe risolvere o ridurre il fenomeno?
«No. Premesso che l´evasione dell´obbligo scolastico non coincide con il lavoro minorile, alzare la soglia non è una soluzione».
Quali sono le strade da seguire?
«Essenzialmente due: contrastare il lavoro sommerso e adattare il sistema scolastico alla necessità di tenere i minori dentro il circuito della scuola. L´esperienza dei maestri di strada, vale a dire di insegnanti che vanno in strada a raccogliere, intercettare e coinvolgere i ragazzi che non vanno a scuola, va potenziata ed estesa. A Napoli i risultati sono importanti. E´ questo il bandolo da cui partire».
(v.s.)

 
 
LAVORO DOMESTICO
 
Piccole colf di 5-6 anni
 
 

BABY colf, mini camerieri tuttofare: è questa la nuova tendenza, la più nascosta, dello sfruttamento minorile. In genere ne sono vittime ragazze dall´età compresa fra i 12 e i 17 anni, ma l´Ilo parla di casi dove a lavorare in abitazioni altrui sono piccoli di 5-6 anni. Lo scandalo coinvolge sia i paesi di provenienza dei bimbi (quando la famiglia povera «cede» lo sfruttamento del figlio a quella dei parenti ricchi o lo manda a servizio in quella di facoltosi estranei) che i paesi nel quale i minori vengono «importati». Pochi i dati: ma in Brasile, Colombia e Ecuador si calcola che siano così impegnate il 20% delle ragazze dai 10 ai 14 anni. Possibile l´abuso psicologico e sessuale.