Ministro Interni (4) Un miliardo € contro le mafie

19/09/2002

            19 settembre 2002

            FORUM CON PISANU – 4

            Un miliardo € contro le mafie

            Va estirpata la criminalità dagli affari: così il Mezzogiorno potrà davvero decollare


            L’impegno per il Mezzogiorno non può prescindere dal problema della sicurezza. Su questo fronte quali misure sta adottando?
            Se mi consentite di partire da lontano, direi che nella classica elencazione anglosassone della libertà, ve ne sono due che si pronunziano sempre insieme: la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura, quasi a suggerire che sviluppo economico e sociale e sicurezza devono procedere insieme. Perché la sicurezza è, innanzitutto, una condizione di sviluppo. Di certo, lo è nel Mezzogiorno più che in ogni altra parte d’Italia. Noi abbiamo intere regioni sulle quali mafia, camorra e ‘ndrangheta incombono come la più grande delle diseconomie esterne. Forte di questa convinzione, arrivando al ministero dell’Interno, ho ripreso a lavorare su un programma importante che già c’era: il Pon, il piano per la sicurezza nel Mezzogiorno che, non a caso, nasce negli uffici studi della Confindustria. Ho cercato di orientare questo programma sullo sradicamento economico della delinquenza organizzata. Domani mattina firmerò a Napoli con il Presidente Bassolino l’intesa per l’accordo di programma previsto dal Pon per la Regione Campania, come farò per la Calabria il giorno 24, per la Sardegna il 26 e la Sicilia entro la metà di ottobre. Sottolineo che, complessivamente, il Pon prevede un finanziamento, nel quinquennio 2000-2006, di oltre 2mila miliardi di vecchie lire, per l’esattezza 2.163 miliardi. Il Pon è uno dei programmi più avanzati, al punto che l’Italia beneficerà di una ricca premialità per essere stata tra i Paesi più tempestivi nell’utilizzo delle risorse.
            Qual è l’obiettivo di questo progetto, su quale terreno pensate di combattere la criminalità organizzata?
            L’obiettivo è quello di combatterla sul terreno degli affari. Abbiamo fatto già qualche esperienza importante: per esempio, il monitoraggio della Salerno-Reggio Calabria ci ha insegnato tante cose. E cose importanti abbiamo imparato in Sicilia, in questi ultimi due-tre mesi, con il monitoraggio delle risorse idriche, dagli invasi alla distribuzione dell’acqua. Non voglio spingermi troppo nei dettagli, anche perché è bene rispettare un principio di riservatezza, comunque lo sforzo che si sta facendo è quello di individuare i grandi affari della mafia e della camorra e di colpirli alle fondamenta.
            Può darci qualche dettaglio in più, raccontarci di qualche operazione specifica?
            Per fare solo un esempio, in Sicilia tra le cose che facciamo, c’è la messa in sicurezza delle tratte autostradali di Messina-Palermo, Messina-Catania, Catania-Palermo; il telerilevamento delle risorse idriche; la creazione in 22 comuni del cosiddetto Patto di Terrasini e dell’Alto Belice; di una rete, che chiamiamo "stanze della legalità", in cui si promuovono attività produttive mettendo insieme enti, associazioni e imprese. E stiamo anche provvedendo alla rimessa a reddito di beni espropriati alla mafia. Quale fase sta vivendo la mafia in Sicilia, quali effetti sta producendo il 41 bis?
            Nella Sicilia di oggi la situazione sembra essere questa: l’articolo 41 bis, sul quale noi insistiamo, è calato davvero come una saracinesca tra mafiosi in carcere e mafiosi ancora in libertà creando una frattura di fatto tra i due ambienti. Quelli che sono in carcere hanno ora difficoltà crescenti a comunicare, quelli che stanno fuori sono più inclini a coltivare gli affari, a radicarli e a diffonderli, nei settori tradizionali di attività ma anche in altri settori. Dunque questa mafia, che ha interessi contrastanti con la mafia delle carceri, va combattuta tenendo conto di questa sua nuova impostazione. Posso dire, senza svelare segreti, che si muove con grande abilità nel mondo degli affari e che ha acquisito una conoscenza approfondita di tutti i sistemi moderni di informazione, dei metodi per neutralizzare le intercettazioni ambientali. È una mafia pericolosa ma non la si combatte con le armi tradizionali, la si combatte molto con le indagini più sofisticate di carattere patrimoniale e finanziario; la si combatte controllando i lavori pubblici, dalle gare, ai subappalti, alla gestione dei cantieri. Vi ricordo che nelle gare degli ultimi anni, in Sicilia si è verificato il ribasso medio più basso d’Italia: una costante, l’1 per cento. È chiaro che le cose iniziano da lì.
            Un operaio si è suicidato a Cercola perché rischiava di perdere il posto di lavoro. La vedova ha chiesto una sola cosa: un lavoro. Ministro, è questo il Sud di oggi?
            Questa vicenda per me è due volte tragica. Un operaio muore suicida perché non ha un lavoro e la vedova si sente quasi ricompensata da questa morte se le danno un’occupazione. Questa seconda tragedia per me è più grande della prima. Le due cose insieme ci danno la misura di come il problema dell’occupazione sia davvero drammatico nel Mezzogiorno. E se non lo risolviamo rapidamente la piaga sociale si aggraverà fino a diventare una questione delicata di ordine pubblico.