Ministero bloccato, aziende in crisi senza futuro

28/05/2010

A rischio 5.300 lavoratori in attesa che il governo decida il sostituto di Scajola

ROMA – Ministero alla paralisi, oltre 5.300 lavoratori di imprese in crisi rimasti sull´orlo del precipizio a causa di un interim che doveva essere di pochi giorni e che prosegue a oltranza. Adesso la denuncia dello stallo senza precedenti di un pezzo strategico del governo si leva dall´interno del dicastero che dovrebbe aiutare e guidare le imprese, per dirla col premier Berlusconi ieri a Confindustria.
Prima Montezemolo, poi la Todini, infine la Marcegaglia, «volete o no Emma ministro?» Il gioco di carambola attorno alla poltrona dello Sviluppo economico va avanti dal 4 maggio, giorno delle dimissioni del ministro Claudio Scajola, causa acquisto sospetto di casa con vista Colosseo. Da allora, nonostante le raccomandazioni del Quirinale a fare in fretta nel rimettere in moto un dicastero strategico e le polemiche per un interim che mette nelle mani del presidente del Consiglio Berlusconi anche i poteri sulle Comunicazioni (in odore di conflitto di interessi), tutto è fermo.
Al piano nobile del ministero di Via Veneto siede, poco distante dalla stanza che è stata di Scajola, uno dei più alti burocrati, ai vertici del dicastero già quando si chiamava alle Attività produttive. Dietro anonimato racconta quel che sta accadendo e che ritiene di dover denunciare. «Nessuno parla, nessuno si espone. Si aspetta che la quadra politica arrivi magicamente mentre il Paese è travolto da una crisi mostruosa. In questo contesto si inserisce il caso del nostro ministero dello Sviluppo economico, con competenze chiave proprio in questo momento, che vanno dall´energia alle comunicazioni, dagli incentivi alle crisi aziendali». Invece, continua, «siamo completamente neutralizzati dalla mancanza di un vertice politico e dall´assenza totale di gestione interna. Nessuno firma atti, i tempi per la amministrazioni straordinarie che gestiamo si dilatano, le proteste dei lavoratori delle aziende in crisi aumentano». Sulla scrivania dell´alto dirigente i dossier si accumulano. Lui li scorre. «L´Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora in attesa di nomine, di un regolamento, della definizione di una sede e delle risorse. Sono ferme anche le norme che dovrebbero favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Ma quel che pesa di più sono le crisi delle imprese: la vicenda Merloni con 3 mila dipendenti in ballo, il tavolo sui lavoratori Fiat di Termini Imerese dal quale dipendono i destini di 1.300 operai più indotto, il bando per la vendita della Vinyls che conta 450 dipendenti tra il Veneto e la Sardegna, l´ipotesi di reindustrializzazione della società di ricerca Glaxo con i suoi 600 lavoratori». In tutto fanno 5.350 persone "appese". Per fortuna non ha riscontri occupazionali «l´attività del Garante per la sorveglianza dei prezzi che ha sul tavolo la riforma dei carburanti e il disegno di legge annuale sulla concorrenza». Tutto congelato. Peccato che «il fattore tempo è una variabile non marginale della competitività del nostro Paese – conclude, scoraggiato, il dirigente dello Sviluppo economico – L´attesa sta snervando e lacerando la credibilità di tutti».