Mini indennizzi per i licenziati

09/06/2003

lunedì 9 – 6 – 2003
 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
Uno studio di Right Management tra 1500 imprese di Europa, Asia e America del Nord e del Sud
Mini indennizzi per i licenziati

Tagli e ristrutturazioni, quanto costa mandar via i dipendenti
          Una settimana di salario per ogni anno d´anzianità per i livelli medi e bassi
          In alcuni casi i risarcimenti scattano anche se c´è la giusta causa

          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – Non si arricchiscono: una settimana di salario per ogni anno d´anzianità aziendale per i livelli medi e bassi, da una a quattro settimane per i senior, un mese per i livelli superiori. È questa la misura dell´indennizzo per i lavoratori licenziati nelle aziende di 33 Paesi europei, asiatici e dell´America del Nord e del Sud. Lo dice una ricerca della Right Management Consultants, società di Philadelphia, leader internazionale nel settore delle risorse umane e presente anche in Italia, precisando che il 50 per cento delle imprese interpellate (il campione è di 1.495 imprese di tutti i settori produttivi e dei servizi) considera l´anzianità l´unico fattore di calcolo dell´indennizzo. Tra gli altri elementi considerati, si ritrova anche l´età del dipendente: non negli Stati Uniti, ma da parte di aziende europee e canadesi.
          Quando scattano i licenziamenti con indennizzo in queste aziende? È un confronto utile anche in vista del referendum di domenica prossima per l´estensione dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che tutela dai licenziamenti senza giusta causa) alle imprese fino a 15 dipendenti e alla luce del ddl 848bis che, entro l´anno, dovrebbe abolire le tutele dello stesso articolo 18 per quelle imprese che, assumendo a tempo indeterminato, salgono sopra la soglia dei 15 dipendenti. Dunque, quasi tutte le aziende internazionali interpellate dalla Right ricorrono alla politica dell´indennizzo nei casi di riduzione di personale in massa, ristrutturazione organizzativa, soppressione di funzioni aziendali. Ma anche, in buona parte, per motivi di trasferimento della sede in un´altra città. Il 48,2 per cento delle aziende interpellate prevede un indennizzo monetario anche in seguito a licenziamento per scarse prestazioni e, persino, in caso di licenziamento per giusta causa (33,9 per cento delle aziende) e di dimissioni volontarie (20,3 per cento).

          Dallo studio della Right emerge che l´identificazione dei lavoratori licenziati ai quali corrispondere l´indennizzo «è spesso legata alla disponibilità del dipendente a firmare una liberatoria o un accordo di compromesso, in modo da proteggere l´azienda da azioni legali». Questo avviene soprattutto negli Stati Uniti e nel Canada, i due Paesi dove c´è il record di cause aperte tra dipendenti licenziati e loro aziende. Quasi il 77 per cento delle aziende interpellate, comunque, dichiara di offrire servizi di outplacement (consulenze per la mobilità e nuova occupazione) ai dipendenti espulsi, «anche se non esplicitamente richiesto dalla legislazione». Lo fanno perché «è la cosa giusta da fare», «è un messaggio positivo per chi resta», «riduce il rischio di azioni legali», «ne deriva un beneficio per l´immagine dell´azienda».
          La prassi di licenziamento e indennizzo è molto diversa tra Nord America da un lato e Europa e America Latina dall´altro: qui infatti le aziende devono rispettare i vincoli imposti dalle legislazioni locali, negli Usa e in Canada sono predominanti le regole aziendali. La preoccupazione, comunque, è sempre quella di diminuire il contenzioso. Nel 57 per cento dei casi, comunque, la prassi di cessazione del rapporto di lavoro si avvale di un mix di regole che derivano dalla legge e dalla politica aziendale. Nel 30 per cento vale solo la prassi aziendale, nel 13 restante solo la legge nazionale.