“Minerale? No grazie” la guerra dell´acqua arriva sullo scaffale

12/10/2010


La Coop: dal rubinetto è meglio. Ed è bagarre

MILANO – Con un po´ di enfasi l´hanno già battezzata "la guerra delle acque". Qualcuno ha voluto aggiungere che le acque si sono ormai rotte. Sta di fatto che, a colpi di spot, tra campagne mediatiche, dossier scientifici, cartelloni con la mappa delle sorgenti più vicine alla nostra cucina, consigli e sconsigli per gli acquisti, i fautori del rubinetto e quelli della bottiglia se le stanno suonando alla grande. Da una parte Coop (che pure etichetta le sue bottiglie) insieme con qualche alleato di scuola di pensiero (evviva l´acqua del sindaco, è buona, economica e fa bene all´ambiente). Dall´altra Mineracqua, la federazione italiana dei produttori di acque minerali, che controbatte esaltando la "superiorità" dell´oro blu in versione confezionata. Ma andiamo con ordine. La prima pietra – anzi, la prima goccia – l´ha lanciata Coop Italia cinque giorni fa. Con una campagna di comunicazione aggressiva ("Acqua casa mia", costo 1 milione di euro, testimonial Luciana Littizzetto che in uno spot tv annaspa nel traffico e poi con gusto beve dal rubinetto come se ne sgorgasse lo stesso liquido della piscina di Cocoon), ha invitato gli italiani a consumare più acqua pubblica, o, in alternativa per chi non vuole rinunciare alla minerale, a scegliere quella delle fonti più vicine a casa (a km 0 come è del resto quella gratis).
L´obiettivo, spiega la Coop, è prima di tutto ecologista. E cioè: ridurre i costi e l´inquinamento che derivano dal trasporto dell´acqua. Per portarla dalla fonti alla tavola – l´Italia è il primo consumatore in Europa e terzo al mondo di acqua minerale dopo Emirati e Messico, 195 litri a testa – si muovono ogni anno 480 mila tir. Che messi in fila fanno un viaggio andata e ritorno Roma-Mosca. «Il trasporto su gomma di 100 litri d´acqua che viaggiano per 100 km produce emissione per oltre 10 kg di anidride carbonica – spiega Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop – . Se invece si sceglie acqua di rubinetto per ogni 100 litri si immettono in atmosfera 0,04 kg di CO2, 250 volte di meno».
È evidente che non alla sola tutela dell´ambiente pensa Coop: incentivando l´acqua del rubinetto, il colosso distributivo è pronto a vendere ai consumatori una sua caraffa filtrante a uso domestico. Di più. L´offensiva contro i grandi produttori passa anche da un raddoppio delle fonti di approvvigionamento. Alle due già esistenti (sorgente Grigna a Lecco e monte Cimone a Modena) Coop ne aggiunge altre due (Valcimoliana a Pordenone e Angelica a Perugia). In questo modo, con quattro fonti, una quinta arriverà al sud, la distanza media che le bottiglie devono percorrere si accorcerà del 12%. E cioè 235mila km e 388mila kg di anidride carbonica in meno.
Aperta la gara di purezza – a fianco di Coop si schierano anche Amiacque e Cap Holding – la replica dei produttori di acqua minerale non si è fatta attendere. Giura il presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna, che la «nostra campagna istituzionale era già in programma da due mesi» e che «Coop avrebbe potuto coinvolgerci, visto che la salvaguardia dell´ambiente è cara anche a noi». Ma tant´è, lanciata la sfida, gli imbottigliatori sono insorti. «Ci siamo stancati di sentire dire che l´acqua del rubinetto e quella in bottiglia sono uguali – ragiona Fortuna – . Non è così. Si vuol far credere agli italiani che se comprano l´acqua devono sentirsi in colpa perché inquinano l´ambiente… «. Per questo, dice, «abbiamo lanciato la nostra campagna. L´acqua in bottiglia è pura all´origine, non è trattata, è impossibile trovare tracce di cloro o suoi derivati. È imbottigliata alla sorgente e, quando la sorgente non è attaccata agli impianti, in quel tratto scorre in condotte di acciaio inossidabile, non di cemento o plastica come quella del rubinetto». La sfida è apertissima. In tutto questo, bottiglia o rubinetto, gli italiani si confermano grandi bevitori del liquido più ipocalorico per eccellenza. Sempre divisi in due fazioni. E a volte attenti al portafoglio.