Mina da 2,5 miliardi sulle pensioni

09/09/2002

8 SETTEMBRE 2002

 
Pagina 11 – Economia
 
 
Nuove leggi e sentenze della Consulta hanno allargato a dismisura la platea dei prepensionamenti. Tecnici al lavoro sul dossier
Mina da 2,5 miliardi sulle pensioni

I conti dell´Inps a rischio per gli effetti del "caso amianto"
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Una nuova mina complica la situazione dei conti pubblici italiani. Il costo per i prepensionamenti riconosciuti ai lavoratori esposti all´amianto porterebbe, se non ricondotto entro limiti più stretti, ad un buco nelle casse dell´Inps quantificabile in circa 2,5 miliardi di euro, ma che potrebbe salire fino a 10 miliardi. La questione, per la quale il ministro del Welfare Maroni creò una apposita commissione e per la quale giacciono in Parlamento vari provvedimenti dimenticati, torna alla ribalta sulla base di due elementi che si sono sommati nelle ultime settimane ben in evidenza sui tavoli dei tecnici. Il primo è il consuntivo, fatto dall´Istituto di previdenza e che calcola in circa 500 milioni di euro (1.000 miliardi di vecchie lire) il peso sostenuto nel 2001 per 16 mila prepensionamenti riconosciuti a chi ha dimostrato di essere stato esposto all´amianto durante la propria vita lavorativa. L´altra è la sentenza della Corte Costituzionale dell´aprile scorso che ha riconosciuto anche ai dipendenti delle ferrovie la possibilità di ricorrere alla pensione anticipata per l´amianto.
          Il setaccio dei conti pubblici di questi giorni ha riportato a galla la questione con le pesanti conseguenze per le casse dello Stato oggetto, attualmente, di preoccupata attenzione. La legge nacque nel 1992 con l´obiettivo di provvedere al pensionamento anticipato di 1.200 lavoratori delle aziende che producevano amianto, materiale assai dannoso e fortemente cancerogeno: a costoro si dava la possibilità di anticipare la pensione, in pratica ogni anno di contributi valeva un anno e mezzo, in altre parole ogni dieci anni si potevano cumulare altri cinque anni di contributi. Successivamente, tuttavia, le maglie si sono allargate a dismisura. Un´altra legge, del 1993, ha consentito di fare richiesta di pensione anticipata a chiunque abbia avuto una esposizione all´amianto per oltre dieci anni. La questione è naturalmente delicata perché investe un tema critico per la salute dei lavoratori e che deve essere risolto in sede di dialogo con i sindacati, ma i diversi progetti di legge in Parlamento testimoniano la necessità condivisa di stabilire criteri precisi e un termine alle richieste di pensione anticipata.
          In caso contrario il boom delle richieste, in assenza di contromisure, mette a rischio i conti. All´Inail, cui spetta il compito di certificare i dieci anni di esposizione, sono giunte più di 130 mila richieste: di queste ne sono state scartate più della metà, dando tuttavia il via ad una moltitudine di ricorsi; mentre 50 mila certificati di esposizione all´amianto sono stati riconosciuti ad altrettanti lavoratori che ora stanno sommergendo l´Inps con altrettante richieste di prepensionamento, con un costo che per potrebbe arrivare a 2,5 miliardi di euro. La platea dei possibili richiedenti, tuttavia, è molto più ampia e raggiunge i 340 mila soggetti che, senza limiti di tempo, potrebbero chiedere il prepensionamento. Per costoro non esiste una copertura finanziaria adeguata a fronte di costi che potrebbero toccare, a regime, i 10 miliardi di euro. Un altro problema per le nostre finanze pubbliche.