“MilanoRoma” Aborto, la piazza delle donne

16/01/2006
    domenica 15 gennaio 2006

    Pagina 8 – Interni

      Il corteo aperto dallo striscione "Siamo uscite dal silenzio". La protesta autoconvocata e auto-organizzata, i politici restano nelle retrovie

        Aborto, la piazza delle donne

          Duecentomila in corteo. Pera: ma è un piccolo omicidio

          GIUSEPPINA PIANO

            MILANO – «Siamo già centomila», dice Susanna Camusso, donna ma anche capo della Cgil lombarda, quando il corteo è appena partito. In marcia dalla Stazione Centrale a piazza Duomo. E quando le prime manifestanti con lo striscione "Siamo uscite dal silenzio" arrivano davanti al sagrato della cattedrale, non è cresciuto solo l´entusiasmo. Si aggiornano anche i numeri. «Duecentomila persone», è la certezza delle organizzatrici di una manifestazione in difesa della legge 194 sull´aborto nata, in due mesi, dal passaparola via Internet lanciato da un gruppo di donne milanesi.

            Le madri e le figlie, ma anche i mariti e i padri, femministe che marciavano più di trent´anni fa e ragazze con il piercing. Il corteo che, ieri, ha bloccato il centro di Milano non è solo una fiumana di donne. Anche se sono loro che si fanno sentire di più in cori che prendono di mira su tutti la Cei ma anche i politici della Cdl, a partire dal ministro della Salute Francesco Storace che a distanza dice: «Si è celebrato il Carnevale. Il governo non vuole modificare la legge 194». Non sarà l´unico, il ministro, a criticare il corteo. Il presidente del Senato Marcello Pera usa parole severe: «L´aborto è un piccolo omicidio. Ho conosciuto tragiche situazioni di scelta tra sacrificare la salute, la serenità di una coppia o sacrificare il feto. Il problema è aiutare le donne a non abortire».

            Manifestazione auto-organizzata, e dunque i partiti dell´Unione ci sono ma restano indietro. Ds (compreso il presidente della Provincia Filippo Penati: «Questa è una maggioranza che non vuole far tornare indietro il Paese»), Rifondazione, Comunisti italiani e Rosa nel pugno (Emma Bonino: «La gente ormai si è resa conto che le molestie clericali hanno superato i limiti»), i quattro candidati alle primarie dell´Unione per la poltrona di sindaco di Milano (Bruno Ferrante, Dario Fo, Milly Moratti e Davide Corritore). E poi la Margherita in ordine sparso, c´è l´anima laica del partito, manca quella cattolica e soprattutto mancano le donne. «La Margherita non contribuirà mai a un clima dove le donne sono ricacciate nella clandestinità», ci tiene a dire Nando Dalla Chiesa. Ma di donne del partito non se ne vedono, e «mi dispiace, credo sia un´occasione persa per loro», scuote la testa un altro onorevole della Margherita come Pierluigi Mantini. Diplomatica, o ottimista, la ds Barbara Pollastrini: «Sono sicura che la prossima volta ci saranno anche loro. Comunque siamo tutte d´accordo: la 194 non si tocca».

              Tutti nelle retrovie, i politici. Aprono dietro lo striscione "Siamo uscite dal silenzio" le donne che si sono «autoconvocate», sindacaliste e impiegate, professoresse universitarie e lavoratrici precarie, giornaliste come Assunta Sarlo che a novembre mandò la prima email in giro per dire «facciamo qualcosa». Quel qualcosa, ieri, è diventata una piazza Duomo tanto piena che la coda del corteo neppure è riuscita ad arrivarci. «Adesso tutti ci dicono che la 194 non si tocca: lo consideriamo il nostro primo risultato, ma non ci fidiamo», urla nel microfono la sindacalista Susanna Camusso. Si chiude cantando O bella ciao. E con una promessa: «Non finisce qui: ci vediamo tutte a Napoli l´11 febbraio».