Milano:il Comune vende le farmacie, parleranno tedesco

10/04/2001

Corriere della Sera






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La giunta ha deciso la cessione in blocco alla Gehe: Palazzo Marino manterrà solo il 20 per cento

Il Comune vende le farmacie, parleranno tedesco

      Le farmacie di Milano parleranno tedesco. La giunta comunale, riunita ieri sera in seduta straordinaria, ha deliberato la vendita in blocco delle 84 farmacie alla società Gehe, una multinazionale tedesca, appunto. Il Comune, come prevede la legge, manterrà il 20 per cento del pacchetto: per il rimanente 80 per cento, la Gehe ha messo sul piatto 251 miliardi che andranno ad arricchire le casse del Comune. Il direttore generale Giorgio Porta ha esposto i dati ai colleghi assessori, illustrando fra l’altro i risultati della commissione che ha stabilito i termini della vendita. Una decisione che non coglie di sorpresa: già in diverse sedi si era infatti ipotizzata la possibilità che la privatizzazione sarebbe andata a favore di questo colosso, noto in Italia per aver acquistato le farmacie bolognesi e alcune più piccole della provincia. Parte subito all’attacco il consigliere verde Basilio Rizzo: «Si è realizzato quanto era stato precostituito». E poi: «Le farmacie di Milano finiscono triturate in un grande monopolio: alla faccia dello sviluppo delle imprese locali e alla faccia del liberismo che, mi hanno sempre insegnato, è concorrenza più che concentrazione». La questione non mancherà di far discutere, anche perché alcune settimane fa il gruppo leghista, nuovo alleato del Polo a Palazzo Marino, aveva contestato la volontà di vendere in blocco senza privilegiare i farmacisti stessi, i quali avevano fatto al Comune un’offerta giudicata però «poco vantaggiosa». E la stessa associazione lombarda della categoria si era appellata al Tar. «Il problema – aveva spiegato l’assessore Luigi Casero – non è di avvantaggiare questo o quello, ma di portare a casa il risultato economico più utile per il Comune». Va infine registrata l’interrogazione presentata proprio ieri dal consigliere di Rifondazione Franco Calamida per ricordare i termini della legge 362/91, secondo la quale «i Comuni possono legittimamente decidere di mantenere una quota maggioritaria o minoritaria, ma soltanto con i farmacisti dipendenti e non con altri soci».
Elisabetta Soglio


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