Milano. Via agli sconti, tra i sospetti

08/01/2002

Milano

MARTEDÌ, 08 GENNAIO 2002
 
Pagina 4
 
I SALDI
 
Via agli sconti, tra i sospetti
 
Si comincia sabato, negozi aperti anche domenica
 
 
 
E l’Unione del commercio chiede alle banche di aprire sportelli speciali per la distribuzione della nuova moneta
Gli esercenti si impegnano a mettere in vetrina il doppio prezzo: "Per noi sarà una fatica in più. Tutto diventerà molto lento"
 
ANNA CIRILLO

Euro o non euro, è tempo di saldi. Che cominciano a Milano e in tutta la Lombardia sabato, 12 gennaio, e si protrarranno per 30 giorni. Anche domenica prossima, 13 gennaio, i negozi, esclusi gli alimentari, in città potranno rimanere aperti, grazie alla deroga chiesta dall’Unione commercianti al Comune con un tempismo da velocista. «Lo abbiamo chiesto perché molti milanesi sono rientrati dalle ferie natalizie in questo weekend e così il prossimo potrà essere per loro una buona occasione di shopping» fanno sapere dall’Unione. Ma come si comporterà il consumatore messo di fronte all’eurosaldo per la prima volta? Non si capisce ancora quale sia la soglia del «prezzo psicologico», quella che ha funzionato per decenni e lo sanno bene i commercianti: la svendita a 19.900, a 29.900, oppure a 59.900, cioè tarata sotto le mille o le diecimila, che seduceva il cliente e lo spingeva all’acquisto, non c’è più. Senza la lira, il prezzocivetta che incolla l’occhio alla vetrina e fa tirare fuori il portafoglio con una valutazione veloce del rapporto qualitàprezzo, funzionerà con più difficoltà, sarà meno automatico. «Per questo noi suggeriamo caldamente ai negozianti di mettere in vetrina anche nelle svendite il doppio prezzo, in euro e in lire, anche se in lire non sarebbe obbligatorio mentre in euro lo è» spiega Renato Borghi, vice presidente dell’Unione regionale del commercio e presidente della Federabbigliamento. «Il paragone con la lira favorisce quell’approccio psicologico a cui il cliente è abituato. Con l’euro non si sa ancora quale sia la soglia psicologica all’acquisto. Si è persa perché non è ancora chiaro, per la mancanza di dimestichezza con la nuova moneta, quale sia il termine di convenienza».
Intanto però i commercianti sono sottoposti ad un tour de force. I prezzi da calibrare in vetrina sono in realtà quattro, lire ed euro con relativi ribassi. «Anche le compravendite saranno più lente a causa dei conti e dei resti, ma io non credo che ci sarà una flessione nelle vendite per l’introduzione dell’euro – spiega ancora Borghi – Solo operazioni più faticose e lunghe. C’è pure da dire che la stagione invernale è iniziata in ritardo, fino ai primi di novembre ha fatto caldo e molti a quel punto hanno rimandato ai saldi gli acquisti di capi importanti». Per alleggerire il lavoro dei commercianti Borghi suggerisce almeno di creare nelle banche degli sportelli dedicati a quanti lavorano in questo settore «che in questi giorni per rifornirsi di euro hanno dovuto sottoporsi a lunghe code negli istituti, senza alcuna agevolazione».
Tutto più faticoso, quindi, anche nella corsa ai ribassi, sia per i commercianti che per i clienti, al debutto della nuova moneta che deve ancora diventare un’amica con cui si è entrati in confidenza ma resta, per ora, una conoscente con la quale non si può fare a meno di approfondire il rapporto. Le previsioni per questi saldi «non sono pessimistiche – conclude Borghi – il reddito a disposizione delle famiglie non è diminuito, anche se non riusciremo a fare lo stesso numero di vendite dello scorso anno per la dilatazione e l’allungamento dei tempi di vendita dovuta alle operazioni che comunque l’euro richiede, soprattutto se si paga in contanti. Il 2001 ha avuto una doppia velocità: dopo una buona partenza c’è stata una brusca frenata, per l’abbigliamento l’anno si è chiuso con l’un per cento di capi venduti in meno, dato italiano, ma Milano è in linea. Mentre il comparto donna ha tenuto le posizioni del 2000, l’uomo ha perso terreno».