Milano. «Un albo per colf e badanti»

17/03/2005
    Milano
    giovedì 17 marzo 2005

    Provincia e Cgil: troppi lavoratori irregolari
    «Un albo per colf e badanti»
    Censiti quasi 60 mila stranieri tra i collaboratori domestici, ormai sono 15 ogni mille abitanti

      Colf e badanti: un popolo silenzioso accudisce Milano. Sarebbero 57.400, in provincia, le straniere (e gli stranieri) che supportano le famiglie nei lavori domestici. O nell’accudire bambini e anziani. Questo il dato esposto ieri durante un convegno organizzato dalla Camera del lavoro metropolitana. «Si tratta di una valutazione per difetto – sottolinea Graziella Carneri, segretario della Cgil milanese -. Domestiche e domestici in nero potrebbero essere addirittura altrettanti». Secondo i dati presentati ieri, in provincia lavorano 15 colf ogni mille abitanti. Una concentrazione inferiore solo a quella rilevata a Roma. La gran parte di questi professionisti dell’assistenza familiare (30 mila su 57 mila) sarebbe occupata a Milano città. «Le badanti fanno risparmiare al sistema pubblico fior di quattrini», sottolinea Carneri. Che rilancia l’idea di un albo che favorisca l’incontro di questo particolare tipo di domanda-offerta di lavoro. «Sono tre anni che ne stiamo parlando – lamenta Carneri -. E’ arrivato il momento di andare oltre il solito bla-bla. Il punto è che le famiglie hanno bisogno di un punto di riferimento. E della garanzia di poter entrare in contatto con personale affidabile e formato. Roma ha avviato una sperimentazione in questo senso».

        Di fronte alla sollecitazione della Cgil, la Provincia manifesta segnali di apertura. «E’ necessario fare, prima di tutto, una ricognizione per comprendere l’entità del problema – dice Luigi Vimercati, assessore al Lavoro di Palazzo Isimbardi -. Dobbiamo sottrarre questo lavoro all’irregolarità. In particolare, si potrebbero sperimentare attraverso i centri per l’impiego della Provincia modalità di collocamento con più garanzie delle famiglie». Secondo la Provincia, però, la sperimentazione dovrebbe partire non da Milano, ma da località più piccole. Da vedere, inoltre, se e come l’idea di Palazzo Isimbardi possa conciliarsi con un progetto del Comune di cui si parla da anni. Ma sempre rimasto sulla carta.

          Nell’immediato, le direzioni provinciali del lavoro devono vedersela con le richieste arrivate dopo l’ultimo decreto sui flussi. «Ci risulta che a fronte dei circa mille nuovi arrivi di extracomunitari concessi in città siano state presentate 15 mila domande – dice Carneri -. In gran parte presentate da lavoratori che sono già nel nostro paese da irregolari».

            Ri. Que.