Milano: uccisa guardia giurata

02/04/2002

1) Rapina a Milano, uccisa guardia giurata

2) L’accusa del prefetto: «Non c’è efficienza nei sistemi …



Rapina a Milano, uccisa guardia giurata

In due assaltano la banca al mercato del pesce, bottino di appena 5.000 euro. Era «cieca» la telecamera di sorveglianza

      MILANO – L’hanno ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo. Dritto alla nuca, quasi come un’esecuzione. Per poi arraffare una manciata di euro. E’ morto così Gennaro Paragliola, 49 anni, padre di tre figli, guardia giurata della Mondialpol in servizio allo sportello della banca Antonveneta del mercato ittico di via Lombroso 95. Ad ammazzarlo sono stati due banditi che, ieri mattina alle 7.30, si sono improvvisamente materializzati nell’istituto di credito. Un omicidio spietato, quasi inspiegabile. I rapinatori, infatti, lo hanno assassinato ancor prima di svuotare le casse, forse con il suo stesso revolver. Una pallottola esplosa alle spalle, mentre lo «sceriffo» era intento a bere il caffè alla macchinetta, a due passi dallo sportello bancario.
      SGOMENTO E RABBIA – Un assassinio che ha provocato sgomento e rabbia tra i lavoratori del settore e che ha «riportato drammaticamente l’attenzione sul problema sicurezza», come ha sottolineato il gruppo consiliare dei Ds. Mentre il Savip, il sindacato autonomo della vigilanza privata, ha ricordato che Gennaro Paragliola «è la 39esima vittima negli ultimi dieci anni». Non solo: i detective dell’Arma, con sconcerto, hanno accertato che nell’impianto di videoregistrazione mancava la videocassetta.
      Ore 7.30. Il mercato di via Lombroso brulica di commercianti, venditori ambulanti, responsabili di supermercati, ristoratori. Tutti lì per acquistare il pesce. Tra i clienti ci sono anche tre rapinatori. Sono entrati a bordo di un’Audi station wagon che parcheggiano nel cortile. Un bandito resta alla guida, mentre gli altri due entrano in azione. Gennaro Paragliola, originario di Giuliano, in provincia di Napoli ma residente a Legnano in via Ciro Menotti 20 (dopo qualche tempo vissuto a Lecco), ha appena ordinato al suo amico egiziano, Hassan, due chili di calamari francesi. «Li ha acquistati per il pranzo di Pasqua – ricorda Hassan -. Poi, come sempre, si è acceso il sigaro ed è salito al piano di sopra dove ci sono gli sportelli della banca».
      L’AGGUATO MORTALE – La guardia giurata, 11 anni di servizio nella Mondialpol, sale le scale e si avvicina al distributore automatico delle bevande. Prende un caffè. Neppure il tempo di sorseggiarlo e i banditi gli sono addosso. Gli sparano mentre si sta girando, forse con la sua stessa pistola, una Smith & Wesson calibro 38. Un colpo dietro l’orecchio destro, dall’alto verso il basso dicono i primi rilievi, che gli fuoriesce dalla guancia sinistra e si conficca nella spalla sinistra. Gennaro Paragliola crolla a terra, in una pozza di sangue. Sul muro una grossa macchia di caffè e sul pavimento, accanto al corpo immobile, in agonia, il sigaro acceso.
      LA RAPINA – Gli assassini, cappellino calato sulla testa, volto parzialmente coperto dal maglione e dagli occhiali da sole, rivolgono poi le armi al cassiere e ai due dipendenti presenti in quel momento. «Vogliamo i soldi – urlano – ci interessano i soldi!». E arraffano 5 mila euro e due sacchetti contenenti poco denaro spicciolo. Quindi scappano da dove sono venuti, abbandonando un sacchetto di soldi. E non rubano alcune mazzette da 50 euro che sono in un cassetto.
      L’AUTO INCENDIATA – I banditi non fanno molta strada. Un paio di chilometri in linea d’aria e si fermano in via Alfonso Cossa, a pochi metri dall’imbocco delle tangenziali sul viale Forlanini. Qui, danno fuoco alla vettura, le cui targhe risultano rubate, e si dileguano con un’altra macchina, forse guidata da una quarta persona. L’Audi bruciata viene rintracciata poco più tardi da una pattuglia di vigili urbani in servizio nella zona.
      Scatta la caccia agli assassini e si susseguono gli interrogativi. Il colonnello Pasquale Muggeo, comandante provinciale dei carabinieri, parla di «anomalie e contraddizioni». «I malviventi – sottolinea l’alto ufficiale – o sono dilettanti o imbottiti di droga. Sicuramente erano male informati, perché il maggior numero di versamenti viene effettuato dopo le 8, anche se lo sportello bancario è aperto dalle 6.30 alle 9».
Michele Focarete
IL CASO

L’accusa del prefetto: «Non c’è efficienza nei sistemi di vigilanza»


Protestano i sindacati di polizia «La magistratura deve abbandonare il buonismo»

      MILANO – «Da tre anni le rapine nella città di Milano sono in diminuzione, ma non possiamo pensare di aver fatto tutto, di aver ormai risolto definitivamente il problema delle rapine, di essere a posto una volta per tutte: bisogna che banche e istituti di vigilanza tengano alta l’attenzione e investano non soltanto nella tecnologia della sicurezza, ma anche nell’efficienza degli impianti di sorveglianza e nella professionalità del loro personale». E’ un pugno nello stomaco quella telecamera «cieca» che, puntata sulla banca interna del mercato del pesce, non ha visto e registrato gli assassini della guardia giurata Gennaro Paragliola per il semplice motivo che non vi era stata inserita la videocassetta. E subito dopo la «profonda amarezza e dolore per la perdita di una vita umana», è questa la sveglia che il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, ritiene di dover suonare a tutti gli operatori del settore. Non perché la sanguinosa rapina sia segno di una recrudescenza del fenomeno dei «colpi» in banca (è anzi in controtendenza, le rapine sono scese da 116 nel 2000 a 104 nel 2001), ma per il contesto.
      «Questo episodio – spiega il prefetto – deve far riflettere sull’efficienza del sistema di difesa e di vigilanza degli obiettivi esposti a simili reati. La difesa passiva è il primo passo, il deterrente che rende più difficile l’aggressione criminale. Però poi occorre che le misure di protezione abbiano nel tempo una applicazione rigorosa, che venga mantenuto in efficienza il funzionamento dei sistemi di sorveglianza, che stretto e immediato sia il collegamento con le forze dell’ordine, e che continua sia la cura della professionalità e dell’addestramento del personale».
      Capitolo sul quale c’è già una sperimentazione: «Noi, attraverso la Questura e i Carabinieri, abbiamo promosso una serie di incontri con il mondo degli istituti di credito e di vigilanza – spiega il prefetto – per uno scambio di opinioni ma anche per un vero e proprio addestramento ad opera dei nostri funzionari: come comportarsi in certi frangenti, come mantenersi in efficace contatto con le forze dell’ordine, come migliorare le tecniche di protezione… Ma su questo bisogna fare sempre di più, non accontentarsi, non abbassare il livello di attenzione». Anche per non sprecare quanto è stato sinora fatto: «Sono per fortuna passati i tempi – ricorda Ferrante – in cui resisteva ancora l’idea che la sicurezza fosse un costo inutile: ora è vissuta come un investimento che garantisce la serenità dei clienti e anche l’immagine della banca. Tanto che, in linea generale, i sistemi adottati dalle banche sono efficaci: e il risultato si è visto, meno rapine. Però le misure di sicurezza, oltre che rigorose, devono essere funzionanti: se no, servono a niente».
      Aspre le valutazioni di due sindacati autonomi: il Lisipo (polizia) ripropone il proprio isolato appello alla «pena di morte» come «unica pena adeguata», il Savip (guardie giurate) conta «il 39esimo morto in 10 anni» e chiede «alla magistratura di abbandonare il buonismo» che la vizierebbe. «Restiamo in cronaca un giorno, domani nessuno si ricorderà di noi», lamentano i confederali della Fisascat, mentre Ds e Margherita chiedono «più sicurezza per gli operatori commerciali». Il presidente della Regione Roberto Formigoni legge «nessun rispetto per la vita umana e un’avidità senza limiti» nel delitto che alla presidente della Provincia, Ombretta Colli, fa esprimere «commozione, cordoglio e rabbia».

      lferrarella@corriere.it
Luigi Ferrarella