Milano scommette sul dialogo

04/04/2003



            Venerdí 04 Aprile 2003
            ITALIA-LAVORO


            Milano scommette sul dialogo

            Intesa Assolombarda-Cgil, Cisl e Uil per un confronto continuo su sviluppo sociale ed economico

            ALESSANDRO BALISTRI


            MILANO – Rito ambrosiano, concertazione, confronto pragmatico. Il nome conta poco, il fatto è che a Milano Assolombarda e sindacati confederali dialogano, cercano soluzioni e firmano accordi. Ieri è arrivata l’intesa numero sette, che istituzionalizza il metodo sperimentato con successo nella capitale economica. Si incontrerano due volte l’anno, a marzo e settembre, «per una riflessione sugli sviluppi del contesto sociale, economico, occupazionale e delle relazioni sindacali di Milano, nella più ampia prospettiva dello scenario nazionale e comunitario, con particolare riferimento alle aree dell’Unione europea che presentano caratteristiche economico-produttive comparabili». Sotto queste parole c’è la firma delle parti sociali, pronte ad aprire altri tavoli di confronto specifici per raggiungere obiettivi comuni. Così si rafforza il dialogo tra Assolombarda e Cgil, Cisl e Uil, un rapporto fattivo tra industria e sindacati, secondo Michele Perini, presidente di Assolombarda. «Non so se si chiama concertazione o rito ambrosiano. Chiamatelo come volete – dice Perini – ma è sicuramente un buon metodo di lavoro per poter fare una riflessione comune sugli sviluppi del contesto economico e sociale». Le differenze rispetto ad altre aree del Paese e al confronto a livello nazionale sono evidenti, secondo Perini: «È ovvio che lavorare con un sindacato unito è meglio. Qui gli interessi al tavolo sono ben evidenti, i sindacati rappresentano i lavoratori, non interessi di partito, non sono entrate azioni di disturbo di carattere politico». E Antonio Panzeri, segretario generale della Cgil, spiega: «A livello nazionale ci sono recenti acquisizioni che hanno portato i sindacati a dividersi. Anche a Milano ci sono state divisioni in passato. Ora il tentativo è la costruzione di una cultura dove interessi diversi possono trovare obiettivi comuni». Per riuscire in questo tentativo – avverte Panzeri – contano molto anche gli uomini, le persone che si confrontano. «Questo accordo non fa venire meno la dialettica: è un piccolo contributo per dotare Milano e il Paese di una più convinta capacità negoziale e sindacale». L’osservatorio milanese servirà anche a giocare d’anticipo: «Forse finora siamo stati molto pratici – sottolinea Perini – abbiamo manovrato a vista. Adesso potremo intervenire prima, per evitare di dover poi mettere le toppe». Vito Milano, della segreteria milanese della Cisl, sottolinea l’importanza di affrontare temi concreti, come la formazione continua e in azienda, e scommette su un confronto proficuo, su nuove intese. Secondo Pierluigi Paolini, segretario della Uil, «confermando questo metodo di dialogo si fanno accordi anche su indirizzi più ampi: Milano è un territorio che sul piano economico e sociale rappresenta le politiche future del Paese». Tra i risultati del confronto ci sono le 7.300 conciliazioni andate a buon fine da febbraio dell’anno scorso: 26 al giorno, grazie a un sistema bilaterale che ha consentito di evitare i tempi lunghi della giustizia sulle cause di lavoro. Non è stato possibile, invece, applicare un altro accordo, quello sugli immigrati, bloccato fino a ieri dal ministro Maroni. «Spero – ha detto il presidente di Assolombarda – che la circolare annunciata dal ministro riprenda quell’accordo». Il provvedimento del ministero è arrivato alle direzioni regionali e provinciali del lavoro poche ore dopo e ricalca l’intesa firmata a Milano (si veda l’articolo a pagina 27). L’obiettivo è favorire gli extracomunitari in attesa di regolarizzazione che hanno perso il posto e sono stati assunti da un altro datore di tavoro.