Milano: Saldi, è ora di deregulation

08/06/2001

8 Giugno 2001













 

Borghi, Unione commercianti: date flessibili Il presidente della Federabbigliamento lancia l’idea dell’autoregolamentazione delle vendite stagionali scontate
"Saldi, è ora di deregulation"


LAURA ASNAGHI




«Lo so, si tratta di una proposta che rischia di essere provocatoria, ma io la lancio lo stesso. Eccola. I saldi vanno liberalizzati, occorre più flessibilità nel gestirli, non si può fissare una data che va bene contemporaneamente per Milano, Como e Gardone Riviera. La Lombardia è fatta di tante realtà diverse e quindi sarebbe bene diversificare, rispettando le esigenze delle varie città». A lanciare il sasso è Renato Borghi, vice presidente dell’Unione commercianti rieletto all’inizio di questa settimana ai vertici della Federabbigliamento. Borghi sa che la sua proposta farà discutere, che creerà due opposti schieramenti, i pro e contro, ma lui, con fair play, dice: «E importante aprire un dibattito, perché non esiste una soluzione che possa accontentare tutti. Quindi, mi piacerebbe che si aprisse un confronto, sereno e costruttivo».
Borghi, i saldi rappresentano un rito fondamentale sia per i commercianti che per i consumatori. Perché lei propone questa deregulation?
«Perché i saldi con data fissa, che vale per tutta la Regione, sono ormai superati da una realtà in continua evoluzione. Il mercato non si può imbrigliare, sarebbe utopistico e inutile farlo. Se per Milano va bene iniziare i saldi il 10 di luglio perché poi a fine mese la città si svuota e la gente va in vacanza, a Como, come del resto i tutte le città turistiche, funzionano altre date. Lì i saldi hanno un senso quando c’è il tutto esaurito con i turisti che affollano gli alberghi e quindi il periodo migliore è quello di agosto».
Quindi, vie le date prestabilite e porte aperte alla deregulation?
«Io preferirei usare la parola flessibilità. In pratica, ognuno sceglie il periodo in cui vendere quel che resta in negozio alla fine di una stagione. E’ evidente che chi ha una boutique, con abiti femminili, ha l’esigenza di smaltire rapidamente i capi rimasti, mentre per l’abbigliamento classico maschile, le necessità sono diverse».
Borghi, ma questa innovazione non potrebbe portare a uno scontro tra grande distribuzione e piccoli commercianti?
«I contrasti potrebbero esserci ma dobbiamo renderci conto che la Lombardia non è un’isola, la gente viaggia e se durante il weekend in Liguria o in Emilia (dove le regole sono diverse dalle nostre), sono in corso i saldi o le vendite promozionali, compra lì, ne approfitta».
Sì, però senza andare troppo lontano, per le vendite a prezzi super convenienti, in città ci sono gli outlet, gli spacci aziendali, le promozioni camuffate.
«Certo, perché ormai le realtà commerciali sono composite e comprendono anche questi centri dove le offerte allettanti sono garantite tutte l’anno. E quindi se i commercianti vogliono migliorare la loro capacità di competere con il mercato è chiaro che qualcosa dobbiamo cambiare».
Che importanza hanno i saldi per un negoziante?
«Per capire il peso che hanno sul bilancio di un negozio, basta dire che il 25 per cento delle vendite si fanno quando in vetrina, d’estate e d’inverno, appare la magica parola "saldi". La gente li aspetta e programma una buona fetta degli acquisti in quei momenti».
Ma quanto dove durare un saldo?
«Per legge non più di 30 giorni dalla data indicata. Ma la verità è che la corsa ai saldi si consuma, mediamente, nei primi 15 giorni, con veri e propri assedi ai negozi».
Si può fare un identikit del milanese a caccia di saldi?

«Direi che la stragrande maggioranza sono donne, molto organizzate, che sanno quello che vogliono comprare e che puntano su negozi che frequentano tutto l’anno. Certo, gli uomini non mancano ma rappresentano una fascia più ristretta».