Milano, rivincita di Pezzotta “Uniti li sconfiggeremo”

17/04/2002


 
 
le città
 
Il segretario Cisl riempie la piazza:non faremo sconti
 
Milano, rivincita di Pezzotta "Uniti li sconfiggeremo"
 
 
 
Un secco "no" al modello Thatcher-Reagan: "Ha creato solo nuove povertà"
Oltre trecentomila persone sfidano la pioggia davanti alla stazione Centrale
La protesta attraversa l´Italia
 
FABRIZIO RAVELLI

MILANO – Savino Pezzotta, sbandierando sotto la pioggia l´irriducibile accento bergamasco, continua a chiamarlo «siopero». Entusiasta, e vittorioso, il segretario Cisl: «Hanno scommesso che lo siopero non sarebbe riuscito, e questa è la risposta. Milioni di lavoratori per le strade d´Italia. L´astensione dal lavoro ha toccato il novanta per cento. E qui siamo più di trecentomila. La gente ha capito qual è la posta in gioco, non c´è bisogno che vengano a spiegarcelo in tv o coi loro sondaggi. Uno siopero grandioso!». Piove che Dio la manda, qui davanti alla Stazione Centrale, a ridosso dell´orribile struttura in fibre di vetro detta «la branda», e il panorama è un oceano di ombrelli, bandiere fradice, facce beate. Giù là in fondo, ancora arrivano da via Turati, ancora qualcuno è fermo a Palestro e a Cordusio.
Vien giù un´acqua da 25 aprile, ma il palco è illuminato da sorrisi a 32 denti. E fa niente se, questa volta, i Cobas sono stati più svelti ad accaparrarsi la tradizionale piazza del Duomo. Là finisce il loro corteo da 50 mila (10 mila per la Questura) con un comizio di Piergiorgio Tiboni e con i no-global. Qui Pezzotta si gode anche il particolare successo della Cisl: mai viste tante bandiere e pettorine biancoverdi. Sorridono del buon risultato cislino anche i «cugini» della Cgil: «È una liberazione per loro», scherza a metà Susanna Camusso. «Un risveglio del sindacato tutto», commenta più diplomatico Antonio Panzeri.
Tutti uniti è meglio, questo bisognava che si capisse. Ed è con questa fiumana bagnata e festosa dei trecentomila davanti che Pezzotta detta le condizioni al governo per la ripresa del confronto: «Se il governo chiama, il sindacato ci sarà come sempre, con i suoi sì e i suoi no. Ma la questione principale sta nel rapporto che il governo vuole avere col sindacato. Se vuole negoziare e confrontarsi davvero, deve dimostrare che le nostre proposte sono tenute nella stessa considerazione di quelle delle altre parti sociali. Se invece sceglie lo scontro, sappia che non ci faremo intimidire».
Sappia il governo, «che non ci chiuderemo nel fortino delle fabbriche, ma attraverseremo le praterie del mercato del lavoro, laddove ci sono i giovani meridionali, i lavoratori in nero, i precari che il governo sostiene di voler aiutare». «Noi non difendiamo i diritti di pochi – dice Pezzotta – Vogliamo essere l´espressione di tutti coloro che faticano a vivere. Ciò che guida il nostro pensiero non è la compassione o la filantropia, ma la solidarietà, che è il nostro modo di intendere la democrazia».
Oggi si vedono in piazza moltissimi giovani. «I padri sono scesi in piazza coi figli, e vogliono lasciare loro quello che hanno guadagnato con le lotte e i sacrifici. Noi vogliamo che i diritti dei padri possano essere ereditati dai figli, senza pagare tasse di successione. E un governo che ha abolito la tassa di successione dovrebbe capirlo meglio di altri». Il tema dei diritti è quello che tiene insieme i trecentomila. C´è perfino uno che s´è costruito un «aereo dei diritti» col cartone, intorno alla sua bicicletta. Ci sono coppie col cartello al collo: «padre», «figlio».
«In questi ultimi tempi – manda a dire Pezzotta al Presidente Operaio – molti parlano a sproposito di riforme e riformismo, ma se i punti di riferimento sono Reagan e la signora Thatcher, il disegno si fa chiaro. I lavoratori americani e inglesi sanno bene che cosa hanno voluto dire quelle riforme, e come in quei paesi sia ricomparsa sia riapparsa la figura del lavoratore povero». Qualcuno pensa che sia già ricomparsa anche qui da noi. Qualcuno oggi devasta un´agenzia di lavoro interinale riempiendola di letame, e poi proietta le immagini su due tv in piazza Duomo.
Pezzotta, e con lui anche Camusso della Cgil e Giuliani della Uil, dedicano buona parte dei loro interventi al Medio Oriente. «Chiediamo pace per quei popoli – dice il segretario Cisl – Troppi morti, troppe vittime. Ci vorranno generazioni per rimarginare le ferite». «Chiediamo alla comunità internazionale – dice la Camusso – non solo colloqui, ma forze di interposizione. Come disse Rabin poco prima di essere ucciso: cantate una canzone di pace, non sussurrate una preghiera». E, almeno per oggi, qui in trecentomila sotto la pioggia, il messaggio più presente è questo: «Li batteremo con un sorriso». Come quello di Savino Pezzotta, «perché lo siopero è perfettamente riuscito».